|
www.siciliamillennium.it
PALERMO – La riflessione e il diverso sul palco di Anna
Mauro
di Arturo Zoric

PALERMO – Ogni giorno
assistiamo agli scontri sociali e politici intorno a delicati
temi di integrazione e solidarietà, ma il bombardamento
mediatico è tale che rischiamo di veder spegnere per
stanchezza la nostra attenzione. Forse occorrerebbe riflettere
su questo, discuterne, approfondirne le cause, ma soprattutto
imparare ad ascoltare.
Questo il messaggio di Anna Mauro, autrice e regista
teatrale, che ha messo in scena il suo ultimo capolavoro
teatrale “Il barbone di Partanna”. Un viaggio immersivo nella
cultura del disagio, andato in scena il 17 e 18 Ottobre al
Teatro Crystal di Palermo.
In questo dramma, un atto unico, Anna Mauro, al di là
delle ideologie e delle posizioni etico-politiche, ha
soffermato l’ attenzione sul delicato mondo delle diversità e
attraverso i suoi personaggi ci ha fatto riflettere sulle
diverse cause, siano esse derivanti da una condizione
invalidante della salute (nei personaggi di Surdìa e di
Tarpa); degli affetti (Guischi, Bebè ed Ariel); dell’economia
(Tortoise e Diogene) o della capacità di inserimento sociale
(Cicca, Catena, Apelle, Mimì e Barbie); tutte situazioni di
cui non siamo avvezzi e che ci costringono a spostare il
nostro “punto”, ossia il centro gravitazionale intorno a cui
abbiamo costruito il nostro mondo di certezze e sicurezze.
Ne Il Barbone di Partanna si presentano corpi e voci
piene di ricordi di vita intensi, pronti ad intraprendere un
viaggio di esplorazione che rispetti le caratteristiche di
ognuno, dove la bellezza del diverso diventa la bellezza di
tutti.
Agli interpreti Totò Borgese, Benedetto Raneli,
Salvatore Rubino, Pinella Barone, Antonio Ribisi La Spina,
Maria Teresa De Sanctis, Simonetta Genova, Francesco Vinci,
Giuseppe Vacca, Daniela Melluso, Sandra Zerilli, Gabriella
Lupinacci e Giulio Celano, urge uno sfogo segreto. Monologi e
dialoghi di commovente liricità, stimolati dai più giovani tra
gli attori: Matteo Coffaro, Elisa Celano e Giuseppe
Stancampiano che fanno da Jolly a tutto lo spettacolo, creando
momenti di esilarante umorismo.
Per i Barboni, una sorta di gioco ironico e drammatico
della vita per sperimentare a tutto campo il fantastico,
l’invenzione, la gioia fisica e verbale, l’orrore, l’assurdo,
la nostalgia, il desiderio, il bisogno di capirsi, la ricerca
del significato.
Un gioco dialettico tra regola e libertà, dettato da
rovesciamenti dove nulla è come appare.
La scenografia inquietante della pittrice Gabriella
Lupinacci, ci pone altri interrogativi sulla fragilità
umana, mentre l'essenziale allestimento scenico, costituito da
un tavolo, poche sedie, coperte e cartoni, diviene un unico e
sterile corpo tra i corpi dei 12 interpreti barboni.
Anna Mauro, ha messo alla prova la sintesi di una cifra
poetica che le deriva dalla sua formazione ultra
ventennale di donna impegnata nel teatro sociale,
prolifica autrice nella stesura di testi profondi e
modernissimi, e non solo. I suoi lavori coinvolgono molti
artisti di branche diverse (attori, danzatori, pittori,
musicisti) in una ricerca di integrazione ed espansione
dell'Arte teatrale.
Forti sono le sensazioni che arrivano al pubblico e
varia la gamma dei sentimenti umani, vengono in mente la
grandezza di Gandhi o di Martin Luther King, quando lottavano
a favore delle minoranze etniche e razziali, o l’immensa
statura di Madre Teresa di Calcutta nell’amore incondizionato
verso tutti. Ma questi sono altra cosa.
Noi del pubblico? Partecipiamo e recepiamo in silenzio,
prima ridiamo e poi ci emozioniamo. Commossi, pensiamo che
l’ascolto non sia una funzione solamente sensoriale legata
all’organo dell’udito, ma sia un modo di porsi a ciò che
riguarda l’uomo, nella sua straordinaria varietà di
campionari, tutti, dal primo all’ultimo, uguali in dignità.
Pensiamo che non sia utile l’indifferenza, né l’ostracismo, ma
nemmeno la sfacciataggine. Le differenze devono essere materia
di confronto, ma in un clima sereno: solo così è possibile
arricchire il nostro spessore culturale. Pensiamo che la porta
sia un mezzo per aprire la nostra abitazione e non per
chiuderla.
Dare le giuste opportunità ad ogni diversità, comprese
le nostre: questo potrebbe essere un modello di salute sociale
e questa la magia del teatro e la forza del messaggio della
regista siciliana Anna Mauro.
|