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SQUALIFICA MASSIMINO - LE DICHIARAZIONI
CATANIA - DAL SINDACO DI CATANIA AL MONDO DELLO SPORT
"DECISIONE INGIUSTAMENTE PUNITIVA PER TUTTA LA COLLETTIVITA'"
14 febbraio 2007

 

CATANIA - Anche il sindaco di Catania Umberto Scapagnini, il vicesindaco con delega al Catania Calcio Giuseppe Arena e l’assessore allo Sport Salvatore Santamaria, intervengono sulla sentenza del giudice sportivo nei confronti della Società Calcio Catania.

“Continua un periodo terribile per Catania. - Ha detto Scapagnini - Infatti, la decisione del Giudice Sportivo della Lega Calcio, Giampaolo Tosel, appare quanto mai abnorme oltre che ingiustamente punitiva nei confronti dell’intera collettività catanese. Ancora profondamente addolorati per la tragica scomparsa di un eroico figlio della nostra terra, caduto per difendere l’ordine pubblico, per mano di violenti balordi che nulla hanno a che vedere con la nostra città, con lo sport e con il Calcio Catania, subiamo oggi l’ennesima ingiustizia con il provvedimento che obbliga la nostra squadra di calcio a disputare le gare interne a porte chiuse e in campo neutro fino al termine della stagione.
Non è giusto scaricare anni di assoluto immobilismo e di approssimativa sottovalutazione del “grave problema nazionale ed europeo” della violenza negli stadi, sulla città di Catania e sulla Società Calcio Catania. Se dal 1963 ad oggi sono quasi 50 i morti per fatti più o meno legati ad eventi calcistici, e se tutti i provvedimenti adottati in questi anni non hanno assolutamente arginato il dilagare della grave piaga sociale, non si può improvvisamente immolare sull’altare della giustizia sportiva, come capro espiatorio, il grande cuore ferito della nostra comunità.
Non è giusto continuare ad utilizzare l’iniquo metro del “due pesi e due misure”: infatti i gravi, assurdi ed imbecilli fischi dell’Olimpico di Roma durante il minuto di silenzio per onorare la straordinaria figura di Filippo Raciti sono stati ritenuti non passibili di provvedimenti disciplinari grazie alla dissociazione della stragrande maggioranza degli spettatori presenti in quel momento all’interno dello stadio. I gravissimi fatti di sangue di Catania, invece, avvenuti fuori dallo stadio per la becera follia di delinquenti, seccamente condannati da tutta una città, ferita ed ancora attonita e dolente, provocano ingiustamente la scomparsa per quest’anno del calcio e quindi di grandi eventi sportivi dalla nostra città.
Auspichiamo, quindi, una pronta rivisitazione dell’ingiusto provvedimento che rischierebbe di premiare atti violenti e brutali, scelleratamente compiuti contro lo sport, contro il calcio, contro gli onesti cittadini, contro le istituzioni ma soprattutto contro i leali, instancabili, silenziosi Servitori dello Stato”.

LO MONACO "LA SENTENZA METTE LA CITTA' IN GINOCCHIO"
"Con questa sentenza si mette una città in ginocchio, la si costringe a chiudere con il calcio ed in più era chiaro che la nostra responsabilità era limitata in quanto i fatti erano successi fuori dal campo".
Con queste parole, anche l'amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco, reagisce a caldo la squalifica del Massimino fino al 30 giugno prossimo. Lo Monaco contesta la decisione del giudice Tosel chiedendosi se "la parte sana del pubblico esiste solo a Roma o a Torino". "Evidentemente - aggiunge - per qualcuno, la parte sana dei catanesi non esiste. Questa sentenza - osserva Lo Monaco - significa dare una botta tremenda a questa città e sinceramente questo non me lo aspettavo. Ciò vuol dire utilizzare due pesi e due misure".
"Per il momento non commento, prima voglio leggere le motivazioni": questa l'unica considerazione del presidente del Catania, Antonino Pulvirenti.

"Possiamo dire che una lunga squalifica del campo non rappresenta la soluzione ideale al problema della delinquenza nel calcio - ha dichiarato il presidente del Messina, Pietro Franza. Questa squalifica però può servire ai tifosi buoni per costringerli a stanare i delinquenti. Io sono dell'idea che non bisogna uccidere i club organizzati, ma la parte buona del tifo deve aiutare a stanare la malapianta della violenza. Il campionato, dopo questa squalifica, viene ulteriormente falsato".

Solidale anche il presidente del Palermo Maurizio Zamparini

"Questa squalifica così lunga del campo finisce per penalizzare una società che non ha colpe, la tifoseria e un'intera città. Speriamo che in questo periodo si risistemi la questione dello stadio a Catania. Le sentenze sono sicuramente un deterrente per la violenza, forse andava presa una decisione così drastica da parte degli organi di giustizia sportiva". "Non so dire se questa sentenza sia giusta o meno - ha dichiarato Zamparini - Di sicuro ci vanno di mezzo anche quelle persone che non c'entrano niente con quanto è successo il 2 febbraio scorso e che non hanno commesso alcun atto di teppismo".

"Si condanna l'economia etnea", dice il direttore della Confesercenti di Catania, Alberto Sozzi.

"Così vincono gli ultrà violenti ed i delinquenti. Più che una squalifica, ci sembra una condanna: non solo ad una dirigenza, ad una tifoseria, ma tutta una città". Afferma il direttore della Confesercenti di Catania, Alberto Sozzi. "Condannare fino a giugno il calcio catanese - sostiene Sozzi - vuol dire anche influire pesantemente sull'economia della città: pensiamo a tutti coloro che direttamente o indirettamente avevano pensato che una promozione in serie A potesse agevolarli nella loro crescita economica: bar, ristoranti, pizzerie, alberghi, agenzie di viaggio, editori e venditori ambulanti dei prodotti legati al tifo ed al Calcio Catania. Qualunque decisione presa nell'ambito sportivo dovrebbe servire, invece, a indicare un mutamento e quindi un atteggiamento di risveglio delle coscienze".

 

 

 

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