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PALERMO - 18 dicembre 2006
I ra-GATTI della vecchia, di Anna Mauro
Il successo di una “fiabola” di Natale davvero unica
La "mitica" recensione di Aldo Reina:

METTI UNA SERA A FIABALAND (1)

 
Il gattone nero è Circe (Salvo Rubino) la Vecchia (Marisa Capone)
e la candida Sciuscià (Alice Anselmo)

              Video dello spettacolo,  con Media Player ecc.: clicca qui, videoA
          video 2° con immedya sicilia millennium-universal

PALERMO -  Supponi che non sia stata una delle giornate migliori. Che, magari, la macchina abbia fatto i capricci e sei rimasto a piedi. O, peggio, che un vigile urbano abbia scaricato sul tuo umore il proprio atteggiamento integerrimo, appioppandoti una multa tutt’altro che natalizia e una ferita aperta di dieci punti sulla patente. Supponi questi ed altri piccoli e isterici impedimenti combinati in un solo, unico, pomeriggio di fine autunno.

 Cosa fare? La risposta è quanto mai semplice: O ti rivolgi con gesto pio all’angelo custode, con l’incognita di bisbigliare al vento, oppure vieni a Fiabaland, nel tempio della fantasia.
La seconda opzione mi sembra la più sensata, ché proprio non ho la vocazione del mistico, così mi reco al Teatro Crystal, tra via del buonumore e piazza miraggio, la prima rampa in alto verso l’allegria.
Il cartellone recita “I ragatti della vecchia”, fiabola in un atto di Anna Mauro. Mi siedo in terza fila, teso come un pipistrello al sole, e attendo, pazientemente nervoso, che lo spettacolo inizi il suo percorso.
Sono curioso, questo sì, di vedere in azione la bacchetta magica della creativa regista, per l’occasione fata e non strega, e di tutti i personaggi nati dalla sua onicofagia allucinogena.
A sipario chiuso sembra una normale rappresentazione, la gente sciama per accaparrarsi i posti migliori e trilli di bambini, presumibilmente pestiferi, intonano il c’era una volta con impazienza.

Uno di questi siede a pochi centimetri dal mio orecchio destro, il più sensibile, e comincia a lacerare la mia pazienza con un continuo “Mamma, quando inizia? Mamma, mi compri i pop corn? Mamma, ma chi sono i ragatti? Mamma…? E basta! Mamma rispondi alla creatura, prima che mi trasformi in Erode.

Il sipario si apre. La scenografia è fresca e rilassante, i colori pastello vivificano l’interno di un appartamento povero ma dignitoso: a sinistra una cucina a gas, mobili, quadri, un divano al centro, un albero spoglio, una poltrona a destra. Comincio a rilassarmi.
Un’anziana donna entra in scena intirizzita “Che freddo, che freddo!”, attraversa la scena ed accende il pibigas, povera alternativa ai termosifoni, e comincia a chiamare “Circe, Sciuscià, dove siete?” “Venite, venite, ragatti: dove siete?”… entrano due gatti, uno nero e goffo, ben pasciuto, l’altro bianco, aristocratico nel portamento e decisamente “femminile”. La vecchia abbraccia i figli felini e scambia le coccole.
Il bambino sussurra, gridando, alla genitrice: Mamma, guarda che sono belli. Li chiama ragatti, come i ragazzi… vero?
Mi giro appena, manifestamente nervoso come un Mangiafuoco, per fare respirare l’orecchio e sbirciare la belva: ha gli occhi sgranati di meraviglia, è lui l’incanto. Rimpicciolisco per i brutti pensieri infanticidi e lo lascio in pace, teatro nel teatro.

Intanto in scena la fiaba si distende e la favola prorompe in fantasia: il pibigas parla come un tuttologo, l’albero smuove rami e neuroni reclamando le palle… di natale.
Che succede, uee? Già, è una fiabola! La vecchia ama i micioni e si scusa con loro per il mangiare hardiano, altro non può con la povera pensione. Accende il forno per riscaldarli e gli promette per il Santo Natale patè di prima qualità e croccantini supervitaminazzati al sapore di aringa.

Esce la vecchia, e i gatti ragatti cominciano a parlare.
 Sciuscià dall’alto della sua figura aristocratica sinuosamente rimbrotta Circe per i continui lamenti nei confronti della “mamma” e per la sua fame spropositata, senza fondo. Circe si disimpegna cercando di imporre il proprio essere maschio, la fiamma del pibigas con prontezza maligna gli spara “castrato, castrato!” e il valzer full metal si acconcia maldestro in lessico miagolante , lemmi di fiamma arroventati e lamenti arborei “ Castrato, castrato! – Ora ti spengo gastronzo! – Voglio le palle, voglio le palle!” Il trambusto infiabola nell’assurdo.
Rientra la vecchia. E’ preoccupata per le continue lagnanze del vicino. Odia i gatti e non sopporta che Circe e Sciuscià invadano il suo giardino. “State attenti, ragatti, è un pazzo, io sono vecchia e non posso proteggervi, non andate nel suo giardino, vi può fare del male.”
La vecchia maestra racconta ai ragatti che nell’antico Egitto i gatti erano animali sacri e nessuno osava toccarli. Gli uomini che uccidevano i gatti venivano condannati a morte. Avevano tutti gli onori e alla loro morte venivano imbalsamati e nelle loro tombe venivano poste mummie di topi per permettergli la caccia anche nell’aldilà. “Poi, nel medioevo - continua a raccontare - con l’avvento delle superstizioni, cari ragatti, purtroppo, siete stati quasi sterminati perché eravate considerati animali demoniaci e persino la Chiesa vi considerava un simbolo del male… fino a quando non siete stati rivalutati come cacciatori dei topi che diffondevano tante malattie e la peste. Siete diventati animali domestici indispensabili.” Meo, miao, mihhhao, bruciameomiaooh, eggiàò, menomalaio...: sottolineano sollevati il paffutello Circe e la candida Sciuscià.

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Personaggi:

La Vecchia

Circe, il raGATTO

Sciuscià, la raGATTA

Il Tizio cattivo

Il Pibigas

Il Garzone

L’Albero

L’Angelo

San Francesco

Sant’Antonio
Interpretati rispettivamente da:
Marisa Capone

Salvo Rubino

Alice Anselmo

Michele Molinelli

Davide Di Meglio

Claudio Mandalà

Maurizio Tusa

Clara Montalbano

Giulio Giardina

Francesco Vinci

Gli animali sono:

Silvana Sardina

Simonetta Genova

Giuseppe Cinà

Pietro Di Napoli

Patrizia Schiavone

Rebecca Ciani

Federica Cafiso

Dario Farina

Serena Mauro

Marta Modica

Marta Alabiso

Michela Inzirillo

M. Rosaria Mannella

Giovanni Mannella

Alessia Falsone

Giuseppe Maniscalco

Giulia Bruno

Scenografie e costumi di Valentina Raccuglia, Simonetta Genova

Allestimento di Marco Ferrazzi, Sonia Reina, Emanuela Di Meglio

Luci e fonica di Davide Velardi

Regia di Anna Mauro
 

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