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Il Carrozzone è andato in scena
sabato 25 marzo al Don Bosco, Teatro Ranchibile, con la nuova edizione di
Meteore
commedia in due atti di Anna Mauro
Regia di Anna Mauro e Sonia Reina
Musiche originali: Aldo Reina
PALERMO - METEORE di Anna Mauro, Il vero miracolo è la vita”
di Aldo Reina
30 marzo 2006

IL CAST DI METEORE
PALERMO - “Meteore” è
considerata una delle commedie fantastiche più riuscite di Anna Mauro.
L’autrice, a cavallo fra gli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, con la
consueta passione, ha diretto un laboratorio teatrale per bambini di età
compresa fra i quattro e i dieci anni. Da questa esperienza è scaturita una
collana di commedie che hanno la peculiarità di contemperare l’istinto
creativo di Anna Mauro con l’esigenza scenica di realizzare storie e
personaggi cuciti addosso alle policrome personalità degli allievi.
Sono così nate commedie come “Radici di Sole”, “Al di là dell’Aldilà”,
“Domani è un’altra notte”, “Cedirè Perbaffe Dàvidi”... che, navigando
fra le meraviglie e le paure della visione del mondo con gli occhi e la
mente dei bambini, si addentrano in problematiche sociali che comprendono
fatalmente il mondo degli adulti.
Le incursioni tematiche assumono l’aspetto di favole, in realtà si
estendono in moto circolare negli spazi vitali dell’esistere, universali e
senza limiti di età: la natura, l’unicità dell’uomo, i rapporti
interpersonali, generazionali, le discriminazioni sociali, il futuro, il
mondo non visibile. Sostanza ribelle, cangiante e malleabile alle mille
eccezioni di umori e caratteri, molto difficile da plasmare, che Anna Mauro
modella con incisività di linguaggio semplice e diretto, con trame condite
con ingredienti naturali di realtà di vita amalgamate con spezie di
fantasia.
Sabato 25 marzo, al Teatro Ranchibile di Palermo, è stata riproposta la
commedia in due atti di Anna Mauro “Meteore”.
Il primo atto si apre nell’interno di una Casa di riposo. La commedia
è ambientata alla fine degli anni ’80, Irene e Valentina guardano rapite una
telenovela in tv.
Irene Domeniconi (Maria Teresa Ricotta) è vestita interamente di
nero, Valentina Baldi (Simonetta Genova) indossa un tailleur sobrio.
Sin dalle prime battute si svelano i caratteri dei personaggi: Irene,
anziana casalinga petulante e analfabeta, abbandonata dal suo unico figlio
per la “pace domestica”, è pettegola e maliziosa, critica tutto e tutti,
invadente oltre ogni umana sopportazione, parla in dialetto e ad ogni piè
sospinto palesa ignoranza, si contraddice continuamente e nella sua
stravaganza risulta comica, se non esilarante; Valentina, direttrice
didattica in pensione, enfatizza nei gesti e nel linguaggio la sua ex
condizione sociale, presuntuosa e a tratti svampita, tende a fagocitare la
scena ponendo al centro dell’attenzione le sue esperienze di vita,
abbarbicandosi ai ricordi come fossero vette di gloria. L’ombra egocentrica
del suo carattere affonda in una voragine di solitudine. La commedia si
dipana con naturalezza.
I dialoghi sono serrati e rispecchiano lo status, molto spesso
dimenticato, degli anziani. I vecchi, termine che più si adatta a
definire l’umanità, la ricchezza, la sensibilità emotiva che esprimono i
personaggi in quel particolare e ingenuo modo di essere puerili, prendono la
scena e si assiste ad una sarabanda di situazioni conflittuali e divertenti.
Entra in scena il capitano in pensione Annibale Formigoni (Gino Bonanno),
buffo nei suoi repentini cambi di umore, dovuti essenzialmente
all’arteriosclerosi, affetto da incontinenza, anche lui abbandonato dalla
sua famiglia. Si dispone a burbero con il suo atteggiamento militaresco, ma
in fondo ha un animo nobile e soffre soprattutto del distacco dal suo
nipotino.
Quindi, Chiarella Denaro, in arte Miou-Miou, (Irene Ponte), ex
attrice di teatro, ha fermato l’orologio del tempo ai fasti della sua
carriera, veste in modo sfarzoso e si pavoneggia continuamente, come se la
sua vita fosse una recitazione perpetua. Infine, il professore Meschis
(Maurizio Tusa), ex ginecologo in pensione, idealista e romantico, si
innamora di Elvira Messina (Caterina Giardina), dama di carità, e
sogna di realizzare nella vecchiaia quello che non ha potuto avere a causa
della sua impegnativa professione medica. Vuole sposare Elvira e crearsi una
famiglia. Il suo desiderio suscita malignità, i vecchi lo beffeggiano
adducendo che non si può tornare indietro, che la sua vita è ormai segnata.
Meschis, per causalità, ascolta le loro conversazione e non tarda ad
esprimere tutta la propria amarezza, rintuzza la loro meschina ipocrisia e
dichiara di voler esprimere il desiderio di ritornare indietro nel tempo in
quella notte di S.Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Con la sua
Elvira prende posto nella terrazza antistante il salone, rivolge lo sguardo
al cielo in attesa delle meteore. Il capitano Formigoni, nel frattempo,
legge ad alta voce il biglietto d’invito trovato dal Meschis per terra. Si
tratta della festa di compleanno di Sarah Domeniconi, nipotina di Irene, che
al sentire pronunciare quel nome s’impunta nel sostenere che anche lei vuole
andare alla festa in maschera della nipotina, vestita da vecchia. Valentina
Baldi acidamente le contesta che la sua presenza non è voluta dalla sua
famiglia, altrimenti l’avrebbero invitata: perché i vecchi non sono mai ben
accetti. Irene non demorde e, nella sua vetusta ingenuità, decide di
chiedere alle stelle di ridiventare bambina. I vecchi la seguono più per
curiosità che per convinzione. Schierati in terrazza ammirano il firmamento,
contano le stelle cadenti, fin quando il miracolo non si compie. Con una
suggestiva regia la musica si diffonde in danza e movenze di un gruppo di
ballerine che rappresentano le meteore: i vecchi diventano bambini nello
stupore dell’impossibile. Il sipario chiude il primo atto.
Il secondo atto si apre alla festa. Le luci e i colori prendono il
sopravvento abbracciando la gioventù, in contrapposizione alla penombra
della vecchiaia. La scena ritrae la stanza dove viveva Irene prima del
ricovero. E’ piena di quadri, di soprammobili, una panchina al centro della
scena e un paravento in fondo: lo studio artistico della nuora di Irene.
E’ proprio una festa vedere i vecchi bambini apparire in scena, con
gli identici abiti del primo atto indossati dagli stessi personaggi vecchi,
sollecitano gioia e risa e ancor più meraviglia quando iniziano a recitare.
Irene (Federica Cafiso), il Capitano (Dario Farina), l’Attrice (Sara
Lucido), la Direttrice (Rebecca Ciani), il Ginecologo (Carlo Vinci) e la
Dama di carità (Anna Vinci), emulano nei gesti e nel linguaggio gli
attori del primo atto e in molte battute richiamano situazioni antecedenti,
esaltando il recitativo e suscitando euforia negli spettatori. La commedia
si sviluppa in continui colpi di scena, tra frizzi e lazzi, diverbi e
paradossi e, soprattutto, delineando i significati della favola commedia,
con riflessioni esistenziali.
Entrano in scena le adolescenti Francesca Domenicani (Ilenia
Nuccio), sorella maggiore della festeggiata, Alessia Formigoni
(Giovanna Vinci), nipote del capitano, e Ilenia Leto (Francesca
Fontana), attestando le turbolenze psicologiche tipiche dell’età, ma
invero in equilibrio fra serio e faceto con le altre figurazione. Il quadro
si arricchisce con l’entrata in scena della festeggiata, Sara Domeniconi
(Alessia Fedele), la pupilla, e la festa si scatena
Dopo una serie di vicissitudini esilaranti, apostolati interiori,
diverbi e baraonda scenica, i vecchi bambini prendono coscienza che il
miracolo è una mera illusione, che bisogna apprezzare l’assoluta bellezza
della vita in ogni battito del tempo, che la natura non si può alterare, che
devono ritornare alla loro età. "Meteore", la metafora che attraversa
l’universo collegata ad ogni singola vita. L’accettazione dell’uomo in tutte
le fasi temporali della propria esistenza. Cogliere l’attimo, carpe diem,
non basta, bisogna vivere ogni istante con la consapevolezza e la gioia
che la vita è un regalo prezioso, misterioso, e che si deve accettare con
serenità l’inesorabile scansione del tempo
“ ... Bisogna accettare il proprio tempo così com’è, anche se non sarà certo
il massimo per nessuno. Essere vecchi, giovani, bambini... questo è solo un
particolare... La vera età è quella che si vive con consapevolezza e senza
rimpianti. “
La magia del testo, ancora una volta, ha avuto presa sugli spettatori
che ne hanno tributato il successo con scroscianti applausi e vere e proprie
ovazioni durante la passerella degli attori.
Nel primo atto degne di nota le performance di Gino Bonanno e Maurizio
Tusa, ché hanno saputo caratterizzare i rispettivi personaggi con
abilità e profondità di resa; notevole il recitativo di Irene Ponte,
ha retto con varietà di inflessioni verbali e mimica espressiva il lungo
monologo del poker; superlativa la recitazione di Simonetta Genova,
nei dialoghi e nelle espressioni si è totalmente compenetrata nel
personaggio; esilarante fino alle lacrime l’Irene di Maria Teresa Ricotta,
istrionesca e grossolanamente ridanciana.
Ottime le atmosfere cromatiche
create da Davide Velardi (luci e fonica) durante la coreografia delle
Meteore ( Alessandra Raccuglia, Alessia Fedele, Paolo Lombardo, Lucia
Traina, Federica Catalano e Valentina Raccuglia).
Nel secondo atto da rimarcare la freschezza artistica delle Adolescenti e
dei figli del maggiordomo: una recitazione frizzante, divertente e briosa,
brave tutte le attrici con una particolare menzione per Ileana Nuccio e
Roberto Tusa.
Discorso a parte meritano gli attori bambini. Sono stati
straordinari, la vera sorpresa, magistralmente diretti dalla regista
Sonia Reina, hanno recitato con una grazia e un talento da fare invidia
ad artisti ben più navigati. Non si possono fare distinzioni, sono da
accomunare in gruppo, perché tutti incredibilmente bravi, inoltre
hanno mantenuto vivo un testo difficile, dove loro, bambini nella vita,
hanno recitato addomesticando il lessico forbito dei vecchi.
Il plauso finale è giusto tributarlo ad Anna Mauro, Autrice della
commedia e coregista, ancora una volta ci ha saputo sbalordire con la
sua smisurata creatività, ricca di messaggi positivi.
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METEORE
Commedia in due atti di Anna Mauro
Regia di Anna Mauro e Sonia Reina
Musiche originali di Aldo Reina
Coreografie di Viviana Messina
Con
Maria Teresa Ricotta, Simonetta Genova, Gino Bonanno, Irene Ponte, Maurizio
Tusa, Rosalia Barravecchia, Caterina Giardina, Salvo Rubino, Federica
Cafiso, Rebecca Ciani, Sara Lucido, Carlo Vinci, Dario Farina, Anna Vinci,
Ilenia Nuccio, Roberto Tusa, Giovanna Vinci, Francesca Fontana, Adriana
Barravecchia, Alessia Fedele.
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-histats.com
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