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PALERMO - L'attualita'
del problema delle badanti romene ben si coniuga con Il
successo di Nina-Silvana Sardina in “Carnacoccipola”,
rappresentata al Teatro Savio di Palermo
di Aldo Reina

PALERMO
- Ciò che vi apprestate a leggere non ha i crismi della pura
informazione, esce fuori dagli schemi della cronachistica e
non ha gli stilemi dell’articolo di fondo. E’ soltanto una
storia. Una piccola grande storia che ho il piacere di
raccontarvi e che si è sostanziata domenica scorsa, 25 maggio,
durante e dopo lo spettacolo di “Carnacoccipola” al Teatro
Savio di Palermo.
“Carnacoccipola” è una commedia di Anna Mauro che
racconta di una badante rumena, Nina, delle sue vicissitudini
di vita, della sua grazia e della sua grande umanità *.
Naturalmente i fatti rappresentati si discostano da vicende
realmente accadute, tendono piuttosto a concentrarsi sul
“carattere” di Nina e sulla complessità esistenziale del suo
vissuto.
Alla fine del primo atto, in platea aleggiava uno strano
silenzio e gli spettatori sembravano inchiodati alle loro
poltrone come se avessero bisogno di riflettere ancora per
qualche istante sulla proposta teatrale. L’atmosfera sembrava
satura di emozioni, e notavo come la prima parte dello
spettacolo fosse riuscita a spalmare sulla sensibilità degli
spettatori una certa commozione. Qui e là, alcune persone si
asciugavano furtivamente qualche lacrima disordinata, poi,
superato il momento, si avviavano con leggerezza e con sorrisi
forzati verso lo spazio antistante, all’aria aperta, per
fumare una sigaretta e per riavviare il contatto con la
realtà.
Accanto a me una signora, rigida come un blocco di
marmo, proiettava lo sguardo verso un punto indefinito del
sipario chiuso, come se i suoi pensieri si fossero fermati
nello spazio temporale di ciò che aveva appena visto.
Imperscrutabile nell’età, vestiva un decoroso tailleur chiaro,
capelli corti e occhi chiari e trasparenti come gemme di
ghiaccio attraversate da luminescenze di sole, sembrava
trattenere le emozioni in una gabbia di stupore e incredulità.
Tuttavia agli angoli della bocca affiorava un impercettibile
sorriso che sgretolava la severa tensione della posa in
dolcezza. Non vi nascondo che aveva un non so che di
misterioso, quindi istintivamente ho indugiato lo sguardo su
di lei, con discrezione, per capire e carpire i motivi
dell’insolita agitazione che emanava. Sentendosi osservata la
signora si è girata verso di me, mi ha guardato per una
frazione di secondo e repentinamente ha ripreso ad osservare
il rosso del sipario. E’ bastata questa briciola di attenzione
per rintuzzare la mia curiosità; mi sono alzato, abbastanza
impacciato, e sono andato a prendere un po’ d’aria: ne avevo
bisogno.
Nondimeno, alla ripresa del secondo atto, preso dagli
accadimenti della piece teatrale ho dimenticato del tutto la
signora e il suo contegno enigmatico.
L'ATTUALITA' DEL PROBLEMA DELLE BADANTI ROMENE
Alla fine dello spettacolo, mentre scrosciavano gli
applausi, riflettevo circa l’attualità della problematica
rappresentata. Mi domandavo se in questi giorni i politici
di turno avessero preso in giusta considerazione l’impatto
sociale che potrebbe scaturire, nello specifico, dalle
paventate espulsioni delle badanti rumene senza permesso di
soggiorno, e in special modo se le tanto declamate priorità di
sicurezza non aprano al pregiudizio sacrificando anche lo
spirito di assoluta dedizione che queste persone esprimono
nell’assistere gli anziani.
Intanto viene chiamata sul proscenio l’autrice e regista
dell’opera, Anna Mauro, la quale dopo aver ringraziato il
pubblico testimonia candidamente che l’ispiratrice della
commedia si trova in sala. Chiede ai tecnici di accendere le
luci e con un sorriso radioso indica la signora misteriosa
seduta accanto alla mia poltrona, chiamandola “Nina, vieni,
sali su!”.
Ecco risolto il mistero: E’ la vera Nina!
Alla richiesta non sa cosa fare, si gira e si rigira come a
voler chiedere aiuto, non vuole salire, ha gli occhi stanchi
per il pianto che trattiene e l’imbarazzo che saetta nelle
vene imporporandole il viso. Anna Mauro la chiama ancora
“Avanti Nina, non aver paura, sali!” e il pubblico coinvolto
comincia a pronunciare il suo nome per incoraggiarla. Nina si
scioglie in lacrime e il suo pianto diventa irrefrenabile,
libera e pulisce la sua anima dalle umiliazioni, dai
sacrifici, dalle tante traversie di cui è costellata la sua
vita e finalmente si apre al sorriso. Corre verso il proscenio
e abbraccia la regista, quindi si abbandona fra le braccia
della Nina attrice. Piangono e sorridono insieme e
sorprendentemente la frenesia emotiva coglie tutti i presenti.
Vi ho voluto raccontare questa piccola grande storia non per
rimarcarne gli accenti melodrammatici, non c’è niente di
edulcorato in ciò che ho scritto, tutto è avvenuto nella
semplicità dei veri sentimenti, quelli sinceri ed istintivi,
gratuiti e senza prezzo, ma per affermare che in questi tempi
difficili ognuno di noi ha più che mai il bisogno di ricevere
un’emozione, e fin quando saremo sensibili al pianto e al
sorriso e a tutte le sfumature sensibili che la vita ci offre,
la nostra esistenza avrà consistenza e niente e nessuno potrà
privarci dei sentimenti aperti agli altri.
La recensione di Aldo Reina della Prima di “Carnacoccipola”
è pubblicata nell’apposito spazio del Giornale “Cultura e
spettacolo”. -
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