|
www.siciliamillennium.it
PALERMO A TEATRO
PALERMO - METEORE di Anna Mauro,
Il vero miracolo è la vita”
di Aldo Reina

PALERMO - - “Meteore” è considerata una delle commedie
fantastiche più riuscite di Anna Mauro. L’autrice, a cavallo
fra gli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, con la consueta
passione, ha diretto un laboratorio teatrale per bambini di
età compresa fra i quattro e i dieci anni. Da questa
esperienza è scaturita una collana di commedie che hanno la
peculiarità di contemperare l’istinto creativo di Anna Mauro
con l’esigenza scenica di realizzare storie e personaggi
cuciti addosso alle policrome personalità degli allievi.
Sono così nate commedie come “Radici di Sole”, “Al di là
dell’Aldilà”, “Domani è un’altra notte”, “Cedirè Perbaffe
Dàvidi”... che, navigando fra le meraviglie e le paure
della visione del mondo con gli occhi e la mente dei bambini,
si addentrano in problematiche sociali che comprendono
fatalmente il mondo degli adulti.
Le incursioni tematiche assumono l’aspetto di favole, in
realtà si estendono in moto circolare negli spazi vitali
dell’esistere, universali e senza limiti di età: la natura,
l’unicità dell’uomo, i rapporti interpersonali, generazionali,
le discriminazioni sociali, il futuro, il mondo non visibile.
Sostanza ribelle, cangiante e malleabile alle mille
eccezioni di umori e caratteri, molto difficile da plasmare,
che Anna Mauro modella con incisività di linguaggio semplice e
diretto, con trame condite con ingredienti naturali di realtà
di vita amalgamate con spezie di fantasia.
Sabato 22 ottobre 2011, al Teatro Chrystal di Palermo, sarà
riproposta la commedia in due atti di Anna Mauro “Meteore”.
Il primo atto si apre nell’interno di una Casa di riposo.
La commedia è ambientata alla
fine degli anni ’80, Irene e Valentina guardano rapite una
telenovela in tv.
Irene Domeniconi è vestita interamente di nero, Valentina
Baldi indossa un tailleur sobrio. Sin dalle prime battute si
svelano i caratteri dei personaggi: Irene, anziana casalinga
petulante e analfabeta, abbandonata dal suo unico figlio per
la “pace domestica”, è pettegola e maliziosa, critica tutto e
tutti, invadente oltre ogni umana sopportazione, parla in
dialetto e ad ogni piè sospinto palesa ignoranza, si
contraddice continuamente e nella sua stravaganza risulta
comica, se non esilarante; Valentina, direttrice didattica in
pensione, enfatizza nei gesti e nel linguaggio la sua ex
condizione sociale, presuntuosa e a tratti svampita, tende a
fagocitare la scena ponendo al centro dell’attenzione le sue
esperienze di vita, abbarbicandosi ai ricordi come fossero
vette di gloria. L’ombra egocentrica del suo carattere affonda
in una voragine di solitudine. La commedia si dipana con
naturalezza.
I dialoghi sono serrati e rispecchiano lo status, molto
spesso dimenticato, degli anziani. I vecchi, termine che più
si adatta a definire l’umanità, la ricchezza, la sensibilità
emotiva che esprimono i personaggi in quel particolare e
ingenuo modo di essere puerili, prendono la scena e si assiste
ad una sarabanda di situazioni conflittuali e divertenti.
Entra in scena il capitano in pensione Annibale Formigoni,
buffo nei suoi repentini cambi di umore, dovuti essenzialmente
all’arteriosclerosi, affetto da incontinenza, anche lui
abbandonato dalla sua famiglia. Si dispone a burbero con il
suo atteggiamento militaresco, ma in fondo ha un animo nobile
e soffre soprattutto del distacco dal suo nipotino.
Quindi, Chiarella Denaro, in arte Miou-Miou, ex attrice di
teatro, ha fermato l’orologio del tempo ai fasti della sua
carriera, veste in modo sfarzoso e si pavoneggia
continuamente, come se la sua vita fosse una recitazione
perpetua. Infine, il professore Meschis, ex ginecologo in
pensione, idealista e romantico, si innamora di Elvira
Messina, dama di carità, e sogna di realizzare nella vecchiaia
quello che non ha potuto avere a causa della sua impegnativa
professione medica. Vuole sposare Elvira e crearsi una
famiglia. Il suo desiderio suscita malignità, i vecchi lo
beffeggiano adducendo che non si può tornare indietro, che la
sua vita è ormai segnata. Meschis, per casualità, ascolta le
loro conversazione e non tarda ad esprimere tutta la propria
amarezza, rintuzza la loro meschina ipocrisia e dichiara di
voler esprimere il desiderio di ritornare indietro nel tempo
in quella notte di S.Lorenzo, la notte delle stelle cadenti.
Con la sua Elvira prende posto nella terrazza antistante il
salone, rivolge lo sguardo al cielo in attesa delle meteore.
Il capitano Formigoni, nel frattempo, legge ad alta voce il
biglietto d’invito trovato dal Meschis per terra. Si tratta
della festa di compleanno di Sarah Domeniconi, nipotina di
Irene, che al sentire pronunciare quel nome s’impunta nel
sostenere che anche lei vuole andare alla festa in maschera
della nipotina, vestita da vecchia. Valentina Baldi acidamente
le contesta che la sua presenza non è voluta dalla sua
famiglia, altrimenti l’avrebbero invitata: perché i vecchi non
sono mai ben accetti. Irene non demorde e, nella sua vetusta
ingenuità, decide di chiedere alle stelle di ridiventare
bambina. I vecchi la seguono più per curiosità che per
convinzione. Schierati in terrazza ammirano il firmamento,
contano le stelle cadenti, fin quando il miracolo non si
compie. Con una suggestiva regia la musica si diffonde in
danza e movenze di un gruppo di ballerine che rappresentano le
meteore: i vecchi diventano bambini nello stupore
dell’impossibile. Il sipario chiude il primo atto.
Il secondo atto si apre alla festa.
Le luci e i colori prendono il
sopravvento abbracciando la gioventù, in contrapposizione alla
penombra della vecchiaia. La scena ritrae la stanza dove
viveva Irene prima del ricovero. E’ piena di quadri, di
soprammobili, una panchina al centro della scena e un
paravento in fondo: lo studio artistico della nuora di Irene.
E’ proprio una festa vedere i vecchi bambini apparire in
scena, con gli identici abiti del primo atto indossati dagli
stessi personaggi vecchi, sollecitano gioia e risa e ancor più
meraviglia quando iniziano a recitare. Irene, il Capitano,
l’Attrice, la Direttrice, il Ginecologo e la Dama di carità,
emulano nei gesti e nel linguaggio gli attori del primo atto e
in molte battute richiamano paradossi e, soprattutto,
delineando i significati della favola commedia, con
riflessioni esistenziali.
Entrano in scena le adolescenti Francesca Domenicani,
sorella maggiore della festeggiata, Alessia Formigoni, nipote
del capitano, e Ilenia Leto, attestando le turbolenze
psicologiche tipiche dell’età, ma invero in equilibrio fra
serio e faceto con le altre figurazione. Il quadro si
arricchisce con l’entrata in scena della festeggiata, Sara
Domeniconi, la pupilla, e la festa si scatena
Dopo una serie di vicissitudini esilaranti, apostolati
interiori, diverbi e baraonda scenica, i vecchi bambini
prendono coscienza che il miracolo è una mera illusione, che
bisogna apprezzare l’assoluta bellezza della vita in ogni
battito del tempo, che la natura non si può alterare, che
devono ritornare alla loro età. "Meteore", la metafora che
attraversa l’universo collegata ad ogni singola vita.
L’accettazione dell’uomo in tutte le fasi temporali della
propria esistenza. Cogliere l’attimo, carpe diem, non basta,
bisogna vivere ogni istante con la consapevolezza e la gioia
che la vita è un regalo prezioso, misterioso, e che si deve
accettare con serenità l’inesorabile scansione del tempo
“ ... Bisogna accettare il proprio tempo così com’è,
anche se non sarà certo il massimo per nessuno. Essere vecchi,
giovani, bambini... questo è solo un particolare... La vera
età è quella che si vive con consapevolezza e senza rimpianti.
“
La magia del testo, ancora una volta, ha avuto presa sugli
spettatori che ne hanno tributato il successo con scroscianti
applausi e vere e proprie ovazioni durante la passerella degli
attori.
|