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SPETTACOLO

22 ottobre 2011

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PALERMO A TEATRO

 

PALERMO - METEORE di Anna Mauro,

Il vero miracolo è la vita


di Aldo Reina

 


PALERMO - - “Meteore” è considerata una delle commedie fantastiche più riuscite di Anna Mauro. L’autrice, a cavallo fra gli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, con la consueta passione, ha diretto un laboratorio teatrale per bambini di età compresa fra i quattro e i dieci anni. Da questa esperienza è scaturita una collana di commedie che hanno la peculiarità di contemperare l’istinto creativo di Anna Mauro con l’esigenza scenica di realizzare storie e personaggi cuciti addosso alle policrome personalità degli allievi.
Sono così nate commedie come “Radici di Sole”, “Al di là dell’Aldilà”, “Domani è un’altra notte”, “Cedirè Perbaffe Dàvidi”... che, navigando fra le meraviglie e le paure della visione del mondo con gli occhi e la mente dei bambini, si addentrano in problematiche sociali che comprendono fatalmente il mondo degli adulti.
Le incursioni tematiche assumono l’aspetto di favole, in realtà si estendono in moto circolare negli spazi vitali dell’esistere, universali e senza limiti di età: la natura, l’unicità dell’uomo, i rapporti interpersonali, generazionali, le discriminazioni sociali, il futuro, il mondo non visibile. Sostanza ribelle, cangiante e malleabile alle mille eccezioni di umori e caratteri, molto difficile da plasmare, che Anna Mauro modella con incisività di linguaggio semplice e diretto, con trame condite con ingredienti naturali di realtà di vita amalgamate con spezie di fantasia.
Sabato 22 ottobre 2011, al Teatro Chrystal di Palermo, sarà riproposta la commedia in due atti di Anna Mauro “Meteore”.

Il primo atto si apre nell’interno di una Casa di riposo.

La commedia è ambientata alla fine degli anni ’80, Irene e Valentina guardano rapite una telenovela in tv.
Irene Domeniconi è vestita interamente di nero, Valentina Baldi indossa un tailleur sobrio. Sin dalle prime battute si svelano i caratteri dei personaggi: Irene, anziana casalinga petulante e analfabeta, abbandonata dal suo unico figlio per la “pace domestica”, è pettegola e maliziosa, critica tutto e tutti, invadente oltre ogni umana sopportazione, parla in dialetto e ad ogni piè sospinto palesa ignoranza, si contraddice continuamente e nella sua stravaganza risulta comica, se non esilarante; Valentina, direttrice didattica in pensione, enfatizza nei gesti e nel linguaggio la sua ex condizione sociale, presuntuosa e a tratti svampita, tende a fagocitare la scena ponendo al centro dell’attenzione le sue esperienze di vita, abbarbicandosi ai ricordi come fossero vette di gloria. L’ombra egocentrica del suo carattere affonda in una voragine di solitudine. La commedia si dipana con naturalezza.
I dialoghi sono serrati e rispecchiano lo status, molto spesso dimenticato, degli anziani. I vecchi, termine che più si adatta a definire l’umanità, la ricchezza, la sensibilità emotiva che esprimono i personaggi in quel particolare e ingenuo modo di essere puerili, prendono la scena e si assiste ad una sarabanda di situazioni conflittuali e divertenti. Entra in scena il capitano in pensione Annibale Formigoni, buffo nei suoi repentini cambi di umore, dovuti essenzialmente all’arteriosclerosi, affetto da incontinenza, anche lui abbandonato dalla sua famiglia. Si dispone a burbero con il suo atteggiamento militaresco, ma in fondo ha un animo nobile e soffre soprattutto del distacco dal suo nipotino.
Quindi, Chiarella Denaro, in arte Miou-Miou, ex attrice di teatro, ha fermato l’orologio del tempo ai fasti della sua carriera, veste in modo sfarzoso e si pavoneggia continuamente, come se la sua vita fosse una recitazione perpetua. Infine, il professore Meschis, ex ginecologo in pensione, idealista e romantico, si innamora di Elvira Messina, dama di carità, e sogna di realizzare nella vecchiaia quello che non ha potuto avere a causa della sua impegnativa professione medica. Vuole sposare Elvira e crearsi una famiglia. Il suo desiderio suscita malignità, i vecchi lo beffeggiano adducendo che non si può tornare indietro, che la sua vita è ormai segnata. Meschis, per casualità, ascolta le loro conversazione e non tarda ad esprimere tutta la propria amarezza, rintuzza la loro meschina ipocrisia e dichiara di voler esprimere il desiderio di ritornare indietro nel tempo in quella notte di S.Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Con la sua Elvira prende posto nella terrazza antistante il salone, rivolge lo sguardo al cielo in attesa delle meteore. Il capitano Formigoni, nel frattempo, legge ad alta voce il biglietto d’invito trovato dal Meschis per terra. Si tratta della festa di compleanno di Sarah Domeniconi, nipotina di Irene, che al sentire pronunciare quel nome s’impunta nel sostenere che anche lei vuole andare alla festa in maschera della nipotina, vestita da vecchia. Valentina Baldi acidamente le contesta che la sua presenza non è voluta dalla sua famiglia, altrimenti l’avrebbero invitata: perché i vecchi non sono mai ben accetti. Irene non demorde e, nella sua vetusta ingenuità, decide di chiedere alle stelle di ridiventare bambina. I vecchi la seguono più per curiosità che per convinzione. Schierati in terrazza ammirano il firmamento, contano le stelle cadenti, fin quando il miracolo non si compie. Con una suggestiva regia la musica si diffonde in danza e movenze di un gruppo di ballerine che rappresentano le meteore: i vecchi diventano bambini nello stupore dell’impossibile. Il sipario chiude il primo atto.

Il secondo atto si apre alla festa.

Le luci e i colori prendono il sopravvento abbracciando la gioventù, in contrapposizione alla penombra della vecchiaia. La scena ritrae la stanza dove viveva Irene prima del ricovero. E’ piena di quadri, di soprammobili, una panchina al centro della scena e un paravento in fondo: lo studio artistico della nuora di Irene.
E’ proprio una festa vedere i vecchi bambini apparire in scena, con gli identici abiti del primo atto indossati dagli stessi personaggi vecchi, sollecitano gioia e risa e ancor più meraviglia quando iniziano a recitare. Irene, il Capitano, l’Attrice, la Direttrice, il Ginecologo e la Dama di carità, emulano nei gesti e nel linguaggio gli attori del primo atto e in molte battute richiamano paradossi e, soprattutto, delineando i significati della favola commedia, con riflessioni esistenziali.
Entrano in scena le adolescenti Francesca Domenicani, sorella maggiore della festeggiata, Alessia Formigoni, nipote del capitano, e Ilenia Leto, attestando le turbolenze psicologiche tipiche dell’età, ma invero in equilibrio fra serio e faceto con le altre figurazione. Il quadro si arricchisce con l’entrata in scena della festeggiata, Sara Domeniconi, la pupilla, e la festa si scatena
Dopo una serie di vicissitudini esilaranti, apostolati interiori, diverbi e baraonda scenica, i vecchi bambini prendono coscienza che il miracolo è una mera illusione, che bisogna apprezzare l’assoluta bellezza della vita in ogni battito del tempo, che la natura non si può alterare, che devono ritornare alla loro età. "Meteore", la metafora che attraversa l’universo collegata ad ogni singola vita. L’accettazione dell’uomo in tutte le fasi temporali della propria esistenza. Cogliere l’attimo, carpe diem, non basta, bisogna vivere ogni istante con la consapevolezza e la gioia che la vita è un regalo prezioso, misterioso, e che si deve accettare con serenità l’inesorabile scansione del tempo
... Bisogna accettare il proprio tempo così com’è, anche se non sarà certo il massimo per nessuno. Essere vecchi, giovani, bambini... questo è solo un particolare... La vera età è quella che si vive con consapevolezza e senza rimpianti. “
La magia del testo, ancora una volta, ha avuto presa sugli spettatori che ne hanno tributato il successo con scroscianti applausi e vere e proprie ovazioni durante la passerella degli attori.


 

 

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