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Palermo - “Ogni fegatino di mosca è sostanza” Elettrizzante
Cabaret Teatrale di Anna Mauro
di Aldo Reina

SALVO RUBINO, PINELLA BARONE E SILVANA SARDINA
PALERMO
- Il primo caldo della stagione incalza, la serata è torrida
e le condizioni climatiche non sono certo ideali per
asserragliarsi nella platea del Teatro Crystal. Tuttavia il
programma è allettante, “Ogni fegatino di mosca è sostanza”
rientra nel novero degli spettacoli da non perdere, e in
fondo vale la pena rischiare un’ipotetica e fastidiosa
traspirazione pur di accendersi in una risata intelligente.
Sicché il pubblico non diserta lo spettacolo, sciorina nella
sala con buona predisposizione al sorriso, si spengono le
luci della sala: inizia lo show.
Il gran giullare, Benedetto Raneli, si caracolla sul proscenio con inusitata energia,
attrae gli spettatori con l’istinto del clown e la
scambievolezza del buon umore fluidifica da subito. L’Attore
è maestro d’arguzia e ironia, è brillante e anche bello
nella sua gestualità esclusiva, coinvolge e diverte
immediatamente il pubblico, le prime risate squarciano la
tensione del primo approccio, gli applausi spontanei
fermentano come un buon lievito il prosieguo dello
spettacolo.
Segue un’esilarante sarabanda di umorismo a
tutto tondo, personaggi, caratterizzazioni, sketch, lazzi,
contestualizzazioni sensibilmente comiche con un tenore
prettamente teatrale, mai fine a se stesse, rivolte
piuttosto al sociale: riflessi della vita di ogni giorno.
Ci
assale “l’Esaurito” – Salvo Rubino – con le sue manie, le
sue paure, la sua prorompente inadeguatezza ad affrontare la
vita e quello che ne consegue, emarginato come individuo e
come genitore. Rubino si esibisce in diversi quadri
artistici, con monologhi farseschi irresistibilmente comici
per quante le frustrazioni che affastella nel suo quotidiano
esistere, come padre del bullo, come disadattato quanto e
più del figlio, nel confronto con la psicologa della scuola.
Inutile ribadire la valentia di Salvo Rubino, il
quale in questa piece esprime il meglio di sé e palesa una maturazione
artistica e una vena comica di altissimo livello.
Simonetta
Genova si esibisce nel doppio ruolo di – Suora – e –
Insegnante di sesso -. L’apparente insostenibilità fra i due
personaggi, mistico/edonista, trova la sua ragione d’essere
nel corso della rappresentazione: la suora partecipa ad un
concorso di bellezza per religiose (esistono anche quelli,
purtroppo), lo vince, quindi, conquistata dalla gloria
dell’effimero abbandona i voti e si dà ad altra vita.
La
metafora è evidente, segna il prevalere dell’apparire
sull’essere, specchio, ahinoi, della “religione” dei nostri
tempi. Naturalmente il “gioco” dell’autrice non ha funzione
moralistica, piuttosto la gag è incentrata sulla resa
speculativa dell’azione umoristica, dovuta al repentino
cambiamento del soggetto, che sul piano artistico risulta
adeguato grazie alla recitazione esuberante, gioiosa e
professionale della Genova.
Con “La Sfigata” – Daniela
Melluso - fa il suo ingresso in scena. Immaginate una donna
vestita di nero, triste e sconsolata, addobbata con una
caterva di collane con immagini mascoline sparse per il
petto, miseri avanzi dei de cuius sottratti alla sua
passione dall’infelice destino.
Aggiungete classe, talento e ardore e con questi
cospicui ingredienti, tuttavia, sarete appena in grado di
lambire ciò che ne viene fuori. Il risultato è esilarante!
Daniela Melluso entra nel personaggio con una naturalezza
inquietante, dipana il monologo fra sussurri e grida, con
una sinfonia di motteggi, espressioni, alti e bassi che
aizzano all’euforia. La nostra interviene in altre scene
dello spettacolo registrando notevoli tassi di amena
ebbrezza, indubbiamente un’attrice poliedrica e di
straordinaria presenza scenica.
Altra scena, altro personaggio, è la volta
“dell’insegnante di lettere” - Pinella Barone -. Attrice
e personaggio sono un duo inscindibile, anzi un unicum,
perché in realtà Pinella Barone non entra nel personaggio, è
personaggio essa stessa. Incredibile l’energia che sprigiona
mentre recita, è un ciclone, un carro armato che spara
battute a tutto spiano e ammazza di risate.
Irresistibile la scenetta scolastica con il bullo,
con una sequenza di analisi illogiche sulla lingua italiana
deliziosamente spassose.
Silvana Sardina – nel parte della psicologa – recita
con la consueta professionalità, il ruolo non le consente di
divagare e tuttavia la sua presenza ha valenza recitativa
notevole, ora da spalla al comico di turno, ora
nell’esposizione di tematiche sociali con piglio serioso e
compassato che dà la stura alle battute più disparate del
referente attore.
Infine, il Bullo – Davide Di Meglio -. Cosa dire di
questa giovane certezza, se non che è un attore comico nato.
Impressionante nella mimica, nella capacità di essere
personaggio, nell’istinto estroverso di interagire con il
pubblico. Il ruolo del Bullo non era facile da
rappresentare, viste le implicazioni sociali ed esistenziali
insite nel personaggio, e tuttavia è riuscito ad esprimere
una recitazione realista, con schiamazzi faceti che si
attillavano ad un linguaggio e ad una gestualità a tratti
sboccate, ciononostante mai volgari, ed alcune espressioni
serie e malinconiche che ne lampeggiavano la complessa
interiorità.
Due ore di puro divertimento e allegria. Applausi a
scena aperta.
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