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SANTA CROCE CAMERINA (RG) - UN FILM IN SICILIA
SULL' ASCESA E CADUTA DEI CORLEONESI
20 dicembre 2006
SANTA CROCE
CAMERINA (RG) - Una Saga sugli ultimi padrini moderni di Sicilia.
Diverranno dei personaggi da serial i famigerati: Luciano Liggio, Totò
Riina, Bernardo Provenzano, i tre boss che hanno spadroneggiato nella
Sicilia arcaica e contadina degli anni '50, rimanendo i protagonisti in
negativo della scena criminale siciliana.
Le loro mattanze e poi lo scempio di Palermo del sacco edilizio degli
anni '70. E poi, hanno tenuto in scacco lo Stato con le stragi degli anni
'80, fino all'arresto dell'ultimo boss, Bernardo Provenzano, che viveva
nascosto in un casolare isolato vicino alle montagne di Corleone, dove tutto
ebbe inizio.
Questi saranno gli argomenti che saranno trattati nel film tv che
Alberto Negrin sta girando in Sicilia, L'ultimo dei Corleonesi,
dedicato ai tre very boss di Cosanostra.
In un bel palazzo secentesco, rovinato dall'incuria del tempo, nel centro di
Santa Croce Camerina, dove le colline di Ragusa digradano verso il mare, si
gira una scena del '58: Luciano Liggio, interpretato da Stefano Dionisi,
festeggia in un bordello l'uccisione del boss Michele Navarra (Emilio
Bonucci) di cui ha preso ora il posto, diventano il nuovo padrino della
zona. Con lui vuole i due amici di sempre, recalcitranti alla festa eppure
obbligati, Toto Riina (Marcello Mazzarella) e Bernardo Provenzano (Davide
Coco). E' l'ultima settimana di riprese per il film tv prodotto dalla
Palomar di Carlo Degli Esposti (che proprio da queste parti si appresta a
girare a primavera i nuovi episodi del commissario Montalbano) per Rai
Fiction, in onda presto su Raiuno. E con due premi Oscar nel cast tecnico:
il musicista Ennio Morricone e il truccatore Manlio Rocchetti.
"Storia di potere e tradimenti, di conquista del potere e della paura di
perderlo", dice Negrin sul set. La sceneggiatura, scritta da Laura Toscano e
Franco Marotta, con la supervisione del giornalista della Stampa Francesco
La Licata, "non lascia spazio alla fantasia. Tutto è documentato, tutto é
basato sui fatti come è nel mio stile. La vicenda dei tre boss è talmente
ricca e interessante che è proprio uno di quei casi in cui la realtà supera
la fantasia, e infatti in questo film tutti si chiamano con il loro vero
nome". Il film è ricco di azione, denso di fatti: parte con il '48, con
l'omicidio di Placido Rizzotto e poi, passando per l'omicidio Dalla Chiesa
(Rodolfo Corsato), il maxiprocesso, l'arresto di Riina, arriva alla cattura
di Provenzano e si chiude con l'incontro nel carcere di Terni con il
procuratore Pietro Grasso (Franco Castellano). Senza dimenticare anche
alcune vicende private, come il matrimonio di Riina con Ninetta Bagarella
(Federica De Cola) e l'incontro di Provenzano con Saveria Benedetta
Palazzolo (Raffaella Rea).
"Mi interessa raccontare non tanto la denuncia della criminalità organizzata
ma spiegare come complesso e complicato é il mondo mafioso nelle sue
relazioni. Non è tanto il male contro il bene o il solito poliziotto a
caccia del superboss, mi interessa piuttosto il clima, l'atmosfera del tutto
contro tutti, dell'attesa del prossimo tradimento, del guardarsi le spalle,
senza mai dimenticare i fatti. Per quello che ho letto, nessuno di loro era
come si mostrava". Sul set, tra Ragusa, Scicli, Donnalucata e Donna Fugata,
"nessun problema per il tema trattato". Su una cosa Negrin vuole essere
chiaro: "da come è costruito il film non ci può essere minimamente
un'adesione sentimentale verso i personaggi, nessuna mitizzazione". Mediaset
ha quasi ultimato un'analoga miniserie diretta da Marco Risi tutta
incentrata su Provenzano (Michele Placido) e la sua cattura.
"Lo spettatore - conclude - è affamato di storie vere, non farà difficoltà a
vederli entrambi. Del resto ci sono già esempi famosi, i due padre Pio, papa
Wojtyla e altri ancora".
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