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Teatro

11 ottobre 2009

www.siciliamillennium.it                                                                                      

PALERMO - Il Teatro Crystal di Palermo
Direzione Artistica Mario Pupella

presenta
Il Barbone di Partanna
di Anna Mauro
sabato 17 ottobre 2009 ore 21.30
domenica 18 ottobre 2009 ore 18.30

una testimonianza di intensità e attualità
della drammaturgia contemporanea


Posto unico non numerato euro 15,00
Riduzione solo Diamond Card e CRAL euro 12,00
Prevendita euro 10 (telefonare 335-1274337 oppure 349-1327355 oppure 339-7795850)

PALERMO - Un cast d’eccezione con diciotto attori siciliani di rilievo, una storia di teatro nel teatro, un procedimento di pittura in diretta, una musica struggente per stralci di vita in bilico.
Per la prima volta a Palermo, la regista attua un’operazione coraggiosa che coinvolge professionisti dalla provenienza più disparata: attori di prosa, di cinema, di cabaret, danzatori, musicisti e la pittrice Gabriella Lupinacci che incanta con la sua narrazione corporea e firma la scenografia con i suoi colori, insieme a Simonetta Genova.
La regia dell’opera, rappresentata a Palermo in esclusiva, è firmata dalla stessa autrice.


GABRIELLA LUPINACCI E' ARIEL

Personaggi e Interpreti

Surdìa è… Totò Borgese

Tarpa è… Benedetto Raneli

Guischi è… Salvatore Rubino

Barbie è… Pinella Barone

Tortoise è… Antonio Ribisi La Spina

Apelle è… Maria Teresa De Sanctis

Bebé è… Simonetta Genova

Diogene è… Francesco Vinci

Cicca è… Giuseppe Vacca

Catena è… Daniela Melluso

Mimì è… Sandra Zerilli

Ariel è… Gabriella Lupinacci

Il Regista è… Giulio Celano

I Tecnici sono… Matteo Coffaro, Elisa Celano, Giuseppe Stancampiano

Le Scenografie sono di Gabriella Lupinacci e Simonetta Genova

Audio e Luci sono di Giovanni Russo

 

Le tele di Gabriella Lupinacci: il Caos e il Dolore…

Le due tele di sei metri che adornano la scena sono create dalla pittrice Gabriella Lupinacci con tecnica mista, utilizzando un contrasto rosso/nero che risulta suggestivo oltre che inquietante. Si intuisce la presenza di sagome umane e frammenti architettonici che alludono alla frantumazione dell'identità individuale e all'attesa di ricostruzione di un mondo sismicamente devastato. Un mondo che rappresenta non solo la Sicilia, ma anche l'Io che aspira a raggiungere l'infinito e ricostituire la sua unità.

 

Estratto dalla brochure di sala

‘Signore e signori, la rappresentazione di stasera è stata annullata.’ I tecnici stanno smontando la scena perché il teatro è stato occupato dai barboni invitati ad assistere a questo spettacolo, organizzato per loro a scopo di beneficenza. Che individui sono questi? Senza dignità? Che vita è la loro? Una vita apparentemente priva di senso: il loro corpo compie gesti incomprensibili, ossessivi, assurdi - significanti di un significato rimosso e ricacciato nei più reconditi anfratti dell’anima. Un conflitto, un trauma altrimenti rimosso: infanzia negata, amore negato, maternità negata, emozioni negate. Chi è di preciso IL BARBONE DI PARTANNA? È il barbone dentro di noi, quello che tutti noi potremmo diventare se solo ci capitasse di romperci in mille pezzi e non ritrovarne più nessuno. Perché sai, spettatore, “ti putissi capitari puru a tia” anzi, peggio, ” ci putissi capitari a to’ figghiu…”. Senza retorica, senza ostentazione del dolore, ma con l’usuale divertita leggerezza con cui la regista affronta temi di questa importanza, IL BARBONE DI PARTANNA dà voce a chi si è smarrito, a chi è stato emarginato, a coloro che sono stati travolti dagli eventi della vita e ciononostante non hanno perso la loro fierezza. Il barbone che Anna Mauro ci presenta lo ha un passato: il suo vissuto è seppellito sotto le coperte, ma basta una piuma per farlo riaffiorare. È restio a parlare di sé, ma se ci si avvicina nel modo giusto si schiude, raccontando la sua storia. Non ha perso la dignità, anzi spesso ha scelto la sua condizione proprio per non avere accettato di scendere a compromessi. Non è una persona incapace e fallita: spesso istruita, creativa, con un’intelligenza troppo vivace che le ha fatto vivere gli eventi della vita in maniera più intensa. Simbolo di tutti i barboni, Ariel dipinge con la voce e con il corpo tutta la gamma dei sentimenti umani (di quell’Uomo che il barbone Diogene cerca senza trovarlo): la libertà, la rabbia, la paura, la gioia, il dolore, l’amore per l’arte e la natura. Cos’è allora IL BARBONE DI PARTANNA ? Un viaggio di esplorazione fra coloro che hanno chiuso con il mondo, che dal mondo si proteggono con una coperta. Certi ipocriti benefattori o ricchi frequentatori di teatro che a loro volta si fanno scudo con lussuose pellicce, disprezzano i barboni perché essi mettono a nudo le loro debolezze. Ma se, come sostiene l’Autrice, il teatro è la voce degli invisibili, l’idea è che tu, spettatore, uscendo dalla sala e incontrandone uno, sospenda il giudizio, e ti chieda: cosa si nasconde dietro quella coperta? (Simonetta Genova)


 

THE HOMELESS OF PARTANNA

‘Ladies and gentlemen, tonight’s show was canceled.’ The members of the staff are taking the scenography away because the stage was occupied by some homeless. They were invited to this show, which had been organized for charity to their benefit. Who are the homeless? Are they deprived of dignity? What kind of life is theirs? Apparently it is meaningless, because they perform gestures which are mysterious, obsessive, and absurd. Their bodies express something removed from their minds and pushed towards some nook and crook of their souls: a denied childhood, a denied love, a denied motherhood, denied emotions. Who is The Homeless of Partanna? It is a homeless inside us. It is what we might become if only we were suddenly shattered into pieces and could not find a single fragment of ourselves. For, dear audience, “this might happen to you” or, worse than that, “it might happen to your children”…

There is no rhetoric in this play, no spectacular showing of pain; on the contrary, there is a ‘light’, comical side which is typical of the Director when dealing with such important topics. The Homeless of Partanna gives voice to those who are lost and feel defeated by life itself, never losing their pride. Every homeless in the play has his past, and keeps it buried under his blanket; but it takes only a tiny detail to make it re-appear. A homeless does not speak about his past willingly, but if you approach him properly, he opens his heart and tells his story. He has not lost his dignity at all; on the contrary, he has chosen that condition not to make compromises. He is not a stupid, his life was not a failure: we find out he is cultivated, creative, just a little too smart - that is why he lives life more intensely. Ariel, who is a symbol of all the homeless, paints every single feeling of Man with her body and her voice: freedom, anger, fear, joy, pain, love for Nature and craving for Art. She speaks of the Man that the wise Diogene is looking for, never to find him.

The Homeless of Partanna explores the life of those who refuse the way they live; those who defend themselves from the world they used to live in only with a soiled blanket. The hypocrit charity-makers and the rich who attend theatres defend themselves, too, with luxury clothes and furcoats; they despise the homeless because the outcasts make their own weakness visible. The Director and Playwright thinks that drama is the voice of the invisible so, dear audience, if you meet a homeless when going out of the theatre, please suspend your beliefs and ask yourself: what is that blanket hiding? (Simonetta Genova)

Si ringraziano Roccaforte Bomboniere e Bar Gardenia di Palermo
 

 





 

L'apposito conto corrente aperto dal Banco di Sicilia (UniCredit Group), a cui e' gia' possibile contribuire con versamenti per le vittime e i superstiti dell'alluvione di Messina:
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