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PALERMO - Il 19 aprile alle ore 21, al Teatro Crystal
Il Carrozzone presenta:
IL BARBONE DI PARTANNA di Anna Mauro
di
Simonetta Genova

PALERMO -
Che persone sono i barboni? Senza dignità? Che vita è la loro?
Una vita apparentemente priva di senso: il loro corpo compie
gesti incomprensibili, ossessivi, assurdi - significanti di un
significato rimosso e ricacciato nei più reconditi anfratti
dell’anima. Un conflitto, un trauma altrimenti rimosso:
infanzia negata, amore negato, maternità negata, emozioni
negate.
Chi è di preciso IL BARBONE DI PARTANNA?
È il barbone dentro di noi, quello che tutti noi potremmo
diventare se solo ci capitasse di romperci in mille pezzi e
non ritrovarne più nessuno. Perché sai, spettatore, "ti
putissi capitari puru a tia" anzi, peggio, " ci putissi
capitari a to’ figghiu…".
Senza
retorica, senza ostentazione del dolore, ma con l’usuale
divertita leggerezza con cui la regista affronta temi di
questa importanza, IL BARBONE DI PARTANNA dà voce a chi
si è smarrito, a chi è stato emarginato, a coloro che sono
stati travolti dagli eventi della vita e ciononostante non
hanno perso la loro fierezza. Il barbone che Anna Mauro ci
presenta lo ha un passato: il suo vissuto è seppellito sotto
le coperte, ma basta una piuma per farlo riaffiorare. È restio
a parlare di sé, ma se ci si avvicina nel modo giusto si
schiude, raccontando la sua storia. Non ha perso la dignità,
anzi spesso ha scelto la sua condizione proprio per non avere
accettato di scendere a compromessi. Non è una persona
incapace e fallita: spesso istruita, creativa, con
un’intelligenza troppo vivace che le ha fatto vivere gli
eventi della vita in maniera più intensa. Simbolo di tutti i
barboni, Ariel dipinge con la voce e con il corpo tutta la
gamma dei sentimenti umani (di quell’Uomo che il barbone
Diogene cerca senza trovarlo): la libertà, la rabbia, la
paura, la gioia, il dolore, l’amore per l’arte e la natura.
Cos’è allora IL BARBONE DI PARTANNA ?
Un viaggio di esplorazione fra coloro che hanno chiuso con il
mondo, che dal mondo si proteggono con una coperta. Certi
ipocriti benefattori o ricchi frequentatori di teatro che a
loro volta si fanno scudo con lussuose pellicce, disprezzano i
barboni perché essi mettono a nudo le loro debolezze. Ma se,
come sostiene l’Autrice, il teatro è la voce degli invisibili,
l’idea è che tu, spettatore, uscendo dalla sala e
incontrandone uno, sospenda il giudizio, e ti chieda: cosa si
nasconde dietro quella coperta? (Simonetta Genova)
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