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PALERMO -  “ CCA’ C’E’ SEMPRI U’ SULI ”
SOLE DI PASSIONE E D'ALLEGRIA
di Aldo Reina
12 giugno 2006


Nella foto: il cast al completo di "Ccà c'è sempri u' suli"

PALERMO - Commedia dall’istinto verace, nasce dalle fragranze pregnanti l’essenza artistica dell’Autrice. Anna Mauro scrive questa Commedia cimentandosi per la prima volta con il vernacolo siciliano, impresa non facile e, proprio per questa ragione, probabilmente per Lei entusiasmante. E’ risaputo come sia difficile scrivere in dialetto, riuscire a cogliere lo slang, le intonazioni, le armonie e gli acuti, le dissonanze e le consistenze lessicali; Anna Mauro ci riesce, realizzando in lingua palermitana una Farsa di sensi, cuore e anima, dove sono contenute le entità più profonde della Sicilianità.
La particolarità del Testo consente una Teatralità a pieno spettro, dove l’abilità registica e recitativa amplia la gamma delle animazioni, dei gesti, dei silenzi, ammiccamenti, sguardi… eloquenze di un Popolo civilizzato nella commistione di razze, del proprio retaggio storico: tragedia e ricchezza bastarda.
Luogo dei “fatti” un borgo, una piazza, uno slargo dove confluiscono i geni dei vari personaggi, individualità che si estendono nell’universalità della memoria e fanno dire che il tale personaggio assomiglia al tizio o che tal altro personaggio evoca reminiscenze comuni, esistenze connaturate nell’alveo della familiarità del vivere e del già vissuto.

Lo spettatore, pertanto, si identifica ed identifica gli attori in “conoscenze” di vita reale, lo spettatore partecipa, si diverte, è attore esso stesso perché in scena si rappresenta parte della sua vita, centellinata in battute, frizzi e lazzi, ma sopratutto in passionalità, profondità di comprensione e complicità di sviluppo.
Il panorama dei personaggi si slarga e si restringe in emotività di caratterizzazioni multiple, al contempo coerenti e realistiche, dove si affastellano Larè, uomo di fatica del mercato ortofrutticolo (Gino Bonanno), Rosè, sorella di Larè (Marilia Chiovaro), Totò, il venditore di fichidindia (Maurizio Tusa), Terè “la babbaluciara” (Maria Teresa Ricotta), Topazio, figlia di Larè (Sonia Reina), Mimì “la ninfonoda” (Pinella Barone), Vicè, il venditore di sale (Filippo Minneci), a Nannò (Marisa Capone), Nenè “la prostituta del cortile” (Irene Ponte), Soguli la ghanese “arancina cu nivuru di siccia” (Simonetta Genova), Giuvà “u scimunitu” (Angelo Cimino), Ambrogio De Ludigio “il regista” (Salvo Rubino), l’Impresario (Giuseppe Cinà)… donne, uomini e ragazzi, costumanze pittoresche e corposità di spirito che si toccano nel dipanarsi del narrato, nella foga dell’idioma dei personaggi, nel gusto speziato della mimica e nel verseggiare delle specificità cromatiche dell’esistere.

Il sipario si apre nell’interno di un cortile di un tipico borgo siciliano, spazio dell’esistere di fisicità e scambio sociale impulsivo, di colori vivi, miseria e dignità, luogo di anime solari libere di esprimersi nella semplicità del proprio habitat dell’essere. E’ un giorno qualsiasi, la comunità pennella la propria consueta quotidianità con impronte gocciolanti di esistenza, all’apparenza grama se non, in realtà, assolutamente vibrante nella corposità degli scambi, vivida nei rapporti, armoniosamente ricca ed imprevedibile nel contrasto delle variabili individuali. Spettacolo limpido si riversa nella scena, l’effetto scenico è superbo, i personaggi vivono nella scena con realismo come quadri d’autori, si denudano le variegate personalità, giocano, parlano, sproloquiano, intrecciano i caratteri, confessano sogni con ingenuità, esprimono passionalità con disarmante pienezza, bisticciano, urlano, si cercano nel bisogno dell’uno e dell’altro, scintillano in anima di gruppo. Esplicitare i vari passaggi di scena, le boutade, voci e colori è cosa ben difficile e ardita, non fosse che qualsiasi descrizione su carta non è in grado di riverberare il formicolio dei sensi alla visione, lo spettacolo dispiega le tessere in un mosaico brillante di prosa, motteggi, recitazione, riuscendo a far volteggiare fra gli spettatori lo spirito più intimo dei “siciliani”.
Una giornata qualsiasi, si diceva, se non che in quel contesto un giorno non è mai “qualsiasi”, il sole che batte nella scena illumina il variopinto mondo del vivere vivace, con allegria, e lo spettacolo si rivela sanguigno in un crescendo di colpi di scena; fin quando Ambrogio De Ludigio (il regista) compare improvvisamente in scena palesando entusiasmo per l’esibizione dei vari personaggi, registrata da telecamere nascoste, proponendo un ingaggio per tutti per le riprese di un lungometraggio a Milano.

Lì per lì i protagonisti vengono rapiti dalla novità, reagiscono con euforia e si sbizzarriscono in numeri esilaranti per sbalordire ulteriormente l’”estraneo”, al momento della decisione finale, tuttavia, rifiutano con fierezza di essere estirpati dalla Sicilia, troppi i precedenti storici, le umiliazioni subite dagli emigranti “Ni trattano comu fussimu babbaluci, ni sucanu a vita e ni scippanu ru guscio”; il regista insiste promettendo una vita agiata, lontana dalla miseria di quei luoghi, ma le radici sono troppo profonde e anche se la terra a volte risulta arida di prospettive, discinta di opportunità, le zolle irrorano passione e il sole riscalda l’anima di allegria per poterne fare a meno - “Cca c’è sempri u suli” - e mandano a quel paese Ambrogio. La commedia riserva un ultimo colpo di scena che, naturalmente, ometto con l’invito di andare a vedere le prossime repliche della Farsa per soddisfare la curiosità.

Il “Carrozzone” ha ormai un impianto artistico ben collaudato, ottima la scenografia di Valentina Raccuglia e Marco Ferrazzi, la fonica e le luci di Davide Velardi. Gli attori hanno un grado di affiatamento veramente ragguardevole, si percepisce durante la recitazione un livello di coinvolgimento notevole che esplicita divertimento e un senso di appartenenza. Gino Bonanno, Maurizio Tusa, Marilia Chiovaro e poi ancora Maria Teresa Ricotta, Filippo Minneci, Simonetta Genova, Irene Ponte, Angelo Cimino, Valentina Raccuglia, Salvo Rubino, Giuseppe Cinà, Pinella Barone, splendidi attori calati nei personaggi in maniera impressionante, formano un gruppo compatto e sollecitano emozioni e letizia; una particolare menzione per Sonia Reina, nella parte delle donna incinta dell’ennesima femmina, e di Marisa Capone “a Nannò”: la loro recitazione è apparsa superlativa, sia per il grado di penetrazione esilarante con cui esprimono i personaggi che per la compenetrazione recitativa.
Un ultimo plauso ad Anna Mauro, autrice e regista, che non finisce mai di stupire con la sua creatività che nasce dalla simbiosi fra scrittura e idea rappresentativa: la sua fantasia è gioia pura.
 

 

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CCA' C'E' SEMPRI U' SULI:

farsa di Anna Mauro
il 7 giugno alle 21 al Teatro Crystal

con: Marilia Chiovaro, Gino Bonanno, Maurizio Tusa, Maria Teresa Ricotta, Agostina Somma, Filippo Minneci, Valentina Raccuglia, Sonia Reina, Rebecca Ciani, Sara Lucido, Federica Cafiso, Simonetta Genova, Salvo Rubino, Marisa Capone, Alessandra Bruscia, Giuseppe Cinà, Angelo Cimino - Scene: Valentina Raccuglia - Allestimento: Marco Ferrazzi - Luci e fonica: Davide Velardi
Regia: Anna Mauro






PALERMO - La Semenzologa & Company
Opera di Anna Mauro
con Agostina Somma & Company
07-04-2006 - ore 21:30 – Aula Universitaria - ex Cinema Edison
***La Semenzologa oltre la scena
di Aldo Reina

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