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BELLINZONA - Dalla
Sicilia a Lugano, rappresentata con successo
la commedia “Figlia di un dio burlone” di Anna Mauro
dalla Compagnia Teatrale Cittadella 2000 di Lugano
La Donna si confessa e…trionfa
di Aldo Reina

Maria Caputo è “la signora dei gerani”
LUGANO -
Nella magnifica bomboniera del Teatro Sociale di Bellinzona,
in un’atmosfera incantevole, la sera del 9 novembre scorso la
Compagnia Teatrale Cittadella 2000 di Lugano ha portato
in scena la commedia di Anna Mauro “Figlia di un dio
burlone”, testo liberamente adattato da Maria Caputo e
Fausto Testoni, con la regia dello stesso Fausto
Testoni.
Anna Mauro, autrice ben conosciuta per la sua
inesauribile versatilità, in questa commedia libera la
fantasia e concepisce il “dio burlone”, espressione di un
maschilismo esacerbato, che perseguita le donne additandole
come ree di aver beffato l’Uomo con il peccato originale. Il
“dio burlone” interviene con risentimento ancestrale nella
vita quotidiana delle proprie “Figlie” e fa di tutto per
ridicolizzarle agli occhi della società, con il fermo
proposito di restituire dignità all’Uomo per il torto
primigenio subito.
Con questa speculare premessa, filo conduttore
testuale,
lo spettacolo si dipana in cinque monologhi;
cinque donne svelano la propria caratura esistenziale con
svolazzi platealmente esilaranti, pregne di analisi
introspettive e risvolti sociali. Donne di ogni condizione,
donne con cui è facile identificarsi, donne di oggi, donne in
lotta con i problemi di abituale follia giornaliera che
vengono dileggiate senza tregua dal dio burlone.
Fausto Testoni persegue una scelta di regia ben
precisa, rappresenta il testo nella sua sostanza teatrale, non
ricerca lo spettacolo tout court, gli effetti speciali di una
gratuita caratterizzazione dei personaggi. Il suo intento è
incentrato e concentrato sul testo, sulla recitazione pura, la
rappresentazione che presenta è rischiosa, dà in “visione” al
pubblico, e senza rete, gli equilibrismi di una performance
variegata e comunque coerente, accurata e attenta ad ogni
particolare scenico.
I risultati sono eccellenti, affascinanti per la
variabile cromatica dei toni recitativi, per la ricchezza
delle emozioni trasferite allo spettatore, per l’alternarsi di
spunti di riflessione incastonati nei paradossi comici del
testo, per l’eleganza di una recitazione forbita e
profondamente espressiva.

Loredana Boni è la "semenzara svizzera"
Il primo monologo si apre con Camilla (Barbara Vanetti),
casalinga frustrata che sciorina le proprie insicurezze con
parossismo umoristico. Il monologo è estremamente difficile da
interpretare, tuttavia Barbara Vanetti imprime ed esprime
passione, partecipazione, massima naturalezza nel recitativo.
La sua interpretazione è affine al personaggio, i paradossi
che ci racconta sembrano in apparenza “impossibili”, in realtà
rientrano nella naturale quotidianità di una donna inappagata.
Camilla è una donna insoddisfatta alla ricerca della luce,
della speranza, che diradi la confusione della sua vita, ha
bisogno di affetto, di comprensione, la sua anima tende alla
soddisfazione dei propri slanci di amore. Colpa del “dio
burlone”, discetta e si conforta, e in questo gioco di parole,
evocazioni, aspettative, delusioni, apre agli aspetti
inevitabilmente esilaranti dell’idealismo ossessivo, che la
perenne celia del dio burlone affastella e propaga. Ottime le
sfaccettature caratteriali che l’attrice riesce ad esprimere.
Il secondo monologo, la maestra Marisa, ben interpretato da
Monica Sanvido-Marmori, ha una matrice prevalentemente
comica, almeno in apparenza. La lettura del tema dell’alunno
Luca Gidolo non può che sollecitare ilarità e il pubblico
apprezza con gusto. La recitazione di Monica Sanvido-Marmori,
composta nella timidezza propria del personaggio, riesce a far
intravedere qualcosa di più: il substrato di una donna
profondamente infelice, che si barrica dietro uno scudo di
perbenismo per proteggersi dalle intemperie della vita. Anche
lei perseguitata dal fantomatico “dio burlone”, anche lei alla
ricerca di affermare le pulsioni del suo essere Donna.
Albertina Nessi si esibisce nel monologo della vecchia
attrice di teatro. Prosegue la poliedrica rassegna
imperniata sulla “Donna”. La vecchia attrice di teatro è una
donna vanagloriosa: memore di essere stata attrice prediletta
del grande Eduardo si crogiola nella gloria del passato, il
suo orologio interiore è stazionato in quegli immensi attimi
di compiacimento esistenziale e si abbarbica ai ricordi per
sentirsi realizzata e vivere e convivere con la perenne
illusione che il tempo per lei si sia fermato alle gioie degli
anni migliori.
Albertina Nessi raffigura magistralmente la vecchia
attrice, si presenta in scena con una mise vaporosa e
giovanile, le sue movenze sono ricolme di enfasi e grazia,
riesce a trasferire al personaggio una frivolezza
irresistibile. La sua recitazione ha una tale spontaneità ed
eleganza che gli spettatori ne sono colpiti all'istante. E’
brava nel declamare, nei cambi di tonalità, nella gestualità
ampia e morbida, nell’eloquenza espressiva. Una bellissima
sorpresa, resa ancor più interessante per la difficoltà insita
nel testo.
Nel monologo del “Sacco dei poveri” si esibisce nuovamente
Barbara Vanetti. Si tratta di un breve monologo, con
freddura finale. Anche in questa prova Barbera Vanetti dà
sfoggio della propria duttilità di attrice. Presenta il
personaggio con freschezza e sensualità, con risultati
apprezzabili ed apprezzati.
Maria Caputo è “la signora dei gerani”. E’ proprio la
signora dei gerani. La sua bravura riesce a mescolare l’essere
e l’apparire, tanto da far dimenticare per lunghi tratti del
monologo che si tratta pur sempre di un’esibizione teatrale.
La sua recitazione attraversa un ampio spettro espressivo, con
notevole disinvoltura riesce a rendere vivo il personaggio con
una varietà di toni appropriati e felicemente naturali.
Loredana Boni porta in scena la semenzara. E’ il
monologo dichiaratamente più comico. Scritto originariamente
in lingua siciliana, viene proposto in una trasposizione in
lingua italiana. Loredana Boni recita il monologo con
straordinaria bravura, la semenzara “svizzera” ha lo
stesso spirito e la stessa vivacità della semenzara siciliana.
L’attrice riesce a rendere il personaggio brioso, gioioso,
verosimile, traboccante di simpatia e con esiti sonoramente
esilaranti. Il pubblico di Bellinzona ride e si diverte nel
vedere questo strano personaggio, inaspettato per certi versi,
e Loredana Boni concede generosi motteggi, espressioni buffe e
fascinose, senza disperdere i fluidi malinconici che irrorano
i meandri più intimi del personaggio che interpreta.
Infine, il dio burlone: il personaggio immaginario
antagonista della Donna che, suo malgrado, rafforza e
convoglia in un’unica essenza la singolare molteplicità delle
donne rappresentate.
Il dio burlone è interpretato in maniera esemplare da
Mariangelo Scalena. La sua performance è istrionesca,
vigorosa, ricca di inusitati registri interpretativi. Si
catapulta in scena con una mimica irresistibile, con
espressività clownesca e nel contempo con una scia invisibile
di drammaticità latente. Guidato da una regia scrupolosa e
sostenuto dalle scelte musicali di Angelo Sanvido, che
esaltano le apparizioni in scena, Mariangelo Scalena si
scatena in lazzi e frizzi, in declamazioni solennemente
strambe, buffe, speciosamente improbabili. Con l’ausilio dei
costumi e del trucco diventa esso stesso il gaudente dio
burlone, patrigno atavico della Donna, interpreta il ruolo con
indiscutibile resa artistica.
Alla chiusura del sipario il pubblico manifesta agli
artisti della Compagnia Teatrale Cittadella 2000 di Lugano il
proprio apprezzamento con scroscianti applausi. Il sapore
dello spettacolo risulta di buon gusto e soddisfacente anche
agli spettatori più esigenti presenti in sala.
E’ da rimarcare, infine, l’ottimo spunto di regia in
epilogo alla commedia:
Il dio burlone viene attorniato dalle donne. Alla fine è Lui
che soccombe di fronte alla indiscutibile grandezza del genere
Donna. E’ scritto sin dalla notte dei tempi, è ineluttabile,
il dio burlone non può avere scampo nel raffronto con la
Donna: ancora una volta, la propria figlia, figliastra, lo ha
sconfitto per manifesta superiorità.
Ciò che è stato e che segue è una mera, eterna, beffarda
illusione.
”…sono figlia di un dio burlone… appena sto per raggiungere un
obiettivo, dopo immani sacrifici e difficoltà inenarrabili,
Lui si presenta e rovina tutto. Mi scompagina l’esistenza,
annulla ogni mio sforzo, e così il contratto diventa
insopportabile. Cerco di reagire, di non dargli importanza, ma
è inutile, ogni volta è come tentare di salire sugli specchi,
quando finalmente comincio a vedere il traguardo Lui,
beffardo, mi fa rotolare giù… Sono nata per farlo divertire.
Sono nata per farlo sghignazzare. Se la ride… eccome!… e si
diverte moltissimo. Chissà, forse senza di me si sarebbe
annoiato per l’eternità…”
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