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SPETTACOLO

13 novembre 2007

BELLINZONA - Dalla Sicilia a Lugano, rappresentata con successo
la commedia “Figlia di un dio burlone” di Anna Mauro
dalla Compagnia Teatrale Cittadella 2000 di Lugano

La Donna si confessa e…trionfa

di Aldo Reina


Maria Caputo è “la signora dei gerani”

LUGANO - Nella magnifica bomboniera del Teatro Sociale di Bellinzona, in un’atmosfera incantevole, la sera del 9 novembre scorso la Compagnia Teatrale Cittadella 2000 di Lugano ha portato in scena la commedia di Anna Mauro “Figlia di un dio burlone”, testo liberamente adattato da Maria Caputo e Fausto Testoni, con la regia dello stesso Fausto Testoni.
Anna Mauro, autrice ben conosciuta per la sua inesauribile versatilità, in questa commedia libera la fantasia e concepisce il “dio burlone”, espressione di un maschilismo esacerbato, che perseguita le donne additandole come ree di aver beffato l’Uomo con il peccato originale. Il “dio burlone” interviene con risentimento ancestrale nella vita quotidiana delle proprie “Figlie” e fa di tutto per ridicolizzarle agli occhi della società, con il fermo proposito di restituire dignità all’Uomo per il torto primigenio subito.
Con questa speculare premessa, filo conduttore testuale, lo spettacolo si dipana in cinque monologhi; cinque donne svelano la propria caratura esistenziale con svolazzi platealmente esilaranti, pregne di analisi introspettive e risvolti sociali. Donne di ogni condizione, donne con cui è facile identificarsi, donne di oggi, donne in lotta con i problemi di abituale follia giornaliera che vengono dileggiate senza tregua dal dio burlone.
Fausto Testoni persegue una scelta di regia ben precisa, rappresenta il testo nella sua sostanza teatrale, non ricerca lo spettacolo tout court, gli effetti speciali di una gratuita caratterizzazione dei personaggi. Il suo intento è incentrato e concentrato sul testo, sulla recitazione pura, la rappresentazione che presenta è rischiosa, dà in “visione” al pubblico, e senza rete, gli equilibrismi di una performance variegata e comunque coerente, accurata e attenta ad ogni particolare scenico.
I risultati sono eccellenti, affascinanti per la variabile cromatica dei toni recitativi, per la ricchezza delle emozioni trasferite allo spettatore, per l’alternarsi di spunti di riflessione incastonati nei paradossi comici del testo, per l’eleganza di una recitazione forbita e profondamente espressiva.


Loredana Boni  è la "semenzara svizzera"

Il primo monologo si apre con Camilla (Barbara Vanetti), casalinga frustrata che sciorina le proprie insicurezze con parossismo umoristico. Il monologo è estremamente difficile da interpretare, tuttavia Barbara Vanetti imprime ed esprime passione, partecipazione, massima naturalezza nel recitativo. La sua interpretazione è affine al personaggio, i paradossi che ci racconta sembrano in apparenza “impossibili”, in realtà rientrano nella naturale quotidianità di una donna inappagata. Camilla è una donna insoddisfatta alla ricerca della luce, della speranza, che diradi la confusione della sua vita, ha bisogno di affetto, di comprensione, la sua anima tende alla soddisfazione dei propri slanci di amore. Colpa del “dio burlone”, discetta e si conforta, e in questo gioco di parole, evocazioni, aspettative, delusioni, apre agli aspetti inevitabilmente esilaranti dell’idealismo ossessivo, che la perenne celia del dio burlone affastella e propaga. Ottime le sfaccettature caratteriali che l’attrice riesce ad esprimere.

Il secondo monologo, la maestra Marisa, ben interpretato da Monica Sanvido-Marmori, ha una matrice prevalentemente comica, almeno in apparenza. La lettura del tema dell’alunno Luca Gidolo non può che sollecitare ilarità e il pubblico apprezza con gusto. La recitazione di Monica Sanvido-Marmori, composta nella timidezza propria del personaggio, riesce a far intravedere qualcosa di più: il substrato di una donna profondamente infelice, che si barrica dietro uno scudo di perbenismo per proteggersi dalle intemperie della vita. Anche lei perseguitata dal fantomatico “dio burlone”, anche lei alla ricerca di affermare le pulsioni del suo essere Donna.

Albertina Nessi si esibisce nel monologo della vecchia attrice di teatro. Prosegue la poliedrica rassegna imperniata sulla “Donna”. La vecchia attrice di teatro è una donna vanagloriosa: memore di essere stata attrice prediletta del grande Eduardo si crogiola nella gloria del passato, il suo orologio interiore è stazionato in quegli immensi attimi di compiacimento esistenziale e si abbarbica ai ricordi per sentirsi realizzata e vivere e convivere con la perenne illusione che il tempo per lei si sia fermato alle gioie degli anni migliori.
Albertina Nessi raffigura magistralmente la vecchia attrice, si presenta in scena con una mise vaporosa e giovanile, le sue movenze sono ricolme di enfasi e grazia, riesce a trasferire al personaggio una frivolezza irresistibile. La sua recitazione ha una tale spontaneità ed eleganza che gli spettatori ne sono colpiti all'istante. E’ brava nel declamare, nei cambi di tonalità, nella gestualità ampia e morbida, nell’eloquenza espressiva. Una bellissima sorpresa, resa ancor più interessante per la difficoltà insita nel testo.

Nel monologo del “Sacco dei poveri” si esibisce nuovamente Barbara Vanetti. Si tratta di un breve monologo, con freddura finale. Anche in questa prova Barbera Vanetti dà sfoggio della propria duttilità di attrice. Presenta il personaggio con freschezza e sensualità, con risultati apprezzabili ed apprezzati.

Maria Caputo è “la signora dei gerani”. E’ proprio la signora dei gerani. La sua bravura riesce a mescolare l’essere e l’apparire, tanto da far dimenticare per lunghi tratti del monologo che si tratta pur sempre di un’esibizione teatrale. La sua recitazione attraversa un ampio spettro espressivo, con notevole disinvoltura riesce a rendere vivo il personaggio con una varietà di toni appropriati e felicemente naturali.

Loredana Boni porta in scena la semenzara. E’ il monologo dichiaratamente più comico. Scritto originariamente in lingua siciliana, viene proposto in una trasposizione in lingua italiana. Loredana Boni recita il monologo con straordinaria bravura, la semenzara “svizzera” ha lo stesso spirito e la stessa vivacità della semenzara siciliana.
L’attrice riesce a rendere il personaggio brioso, gioioso, verosimile, traboccante di simpatia e con esiti sonoramente esilaranti. Il pubblico di Bellinzona ride e si diverte nel vedere questo strano personaggio, inaspettato per certi versi, e Loredana Boni concede generosi motteggi, espressioni buffe e fascinose, senza disperdere i fluidi malinconici che irrorano i meandri più intimi del personaggio che interpreta.

Infine, il dio burlone: il personaggio immaginario antagonista della Donna che, suo malgrado, rafforza e convoglia in un’unica essenza la singolare molteplicità delle donne rappresentate.
Il dio burlone è interpretato in maniera esemplare da Mariangelo Scalena. La sua performance è istrionesca, vigorosa, ricca di inusitati registri interpretativi. Si catapulta in scena con una mimica irresistibile, con espressività clownesca e nel contempo con una scia invisibile di drammaticità latente. Guidato da una regia scrupolosa e sostenuto dalle scelte musicali di Angelo Sanvido, che esaltano le apparizioni in scena, Mariangelo Scalena si scatena in lazzi e frizzi, in declamazioni solennemente strambe, buffe, speciosamente improbabili. Con l’ausilio dei costumi e del trucco diventa esso stesso il gaudente dio burlone, patrigno atavico della Donna, interpreta il ruolo con indiscutibile resa artistica.

Alla chiusura del sipario il pubblico manifesta agli artisti della Compagnia Teatrale Cittadella 2000 di Lugano il proprio apprezzamento con scroscianti applausi. Il sapore dello spettacolo risulta di buon gusto e soddisfacente anche agli spettatori più esigenti presenti in sala.
E’ da rimarcare, infine, l’ottimo spunto di regia in epilogo alla commedia:
Il dio burlone viene attorniato dalle donne. Alla fine è Lui che soccombe di fronte alla indiscutibile grandezza del genere Donna. E’ scritto sin dalla notte dei tempi, è ineluttabile, il dio burlone non può avere scampo nel raffronto con la Donna: ancora una volta, la propria figlia, figliastra, lo ha sconfitto per manifesta superiorità.
Ciò che è stato e che segue è una mera, eterna, beffarda illusione.
”…sono figlia di un dio burlone… appena sto per raggiungere un obiettivo, dopo immani sacrifici e difficoltà inenarrabili, Lui si presenta e rovina tutto. Mi scompagina l’esistenza, annulla ogni mio sforzo, e così il contratto diventa insopportabile. Cerco di reagire, di non dargli importanza, ma è inutile, ogni volta è come tentare di salire sugli specchi, quando finalmente comincio a vedere il traguardo Lui, beffardo, mi fa rotolare giù… Sono nata per farlo divertire. Sono nata per farlo sghignazzare. Se la ride… eccome!… e si diverte moltissimo. Chissà, forse senza di me si sarebbe annoiato per l’eternità…”


 

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