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ROMA - La
morte di Michelangelo Antonioni, lascia sempre più orfano il
cinema italiano
di Enza Garipoli

ROMA
- Con la scomparsa di Michelangelo Antonioni il cinema
italiano è sempre più orfano. Il grande regista è morto ieri
sera, verso le ore venti. Se ne è andato serenamente mentre
era a casa, su una poltrona, con accanto la moglie
Enrica Fico. Domani in Campidoglio sarà allestita la camera
ardente e i funerali si dovrebbero celebrare dopodomani a
Ferrara.
Michelangelo Antonioni era nato il 29 settembre del
1912 a Ferrara. Laureatosi a Bologna in economia e commercio,
fu critico cinematografico per il Corriere padano e Cinema
prima di trasferirsi a Roma, dove frequentò il Centro
sperimentale, collaborando anche con un altro grande della
regia, Roberto Rossellini. Nella sua terra realizza il primo
documentario, Gente del Po, terminato nel '47. Dopo la guerra,
come sceneggiatore, lavora a Caccia tragica di Giuseppe De
Santis (1946) e allo Sceicco bianco di Fellini (1952).
Cronaca di un amore fu il suo primo film, (dopo
altri due documentari) nel1950 e già rivela alcune propensioni
del futuro autore dell' Avventura: uno spunto quasi
'giallo' e l'interesse per i risvolti psicologici dei suoi
personaggi borghesi. Seguono I vinti (1952)
sulla crisi della gioventù europea, e La signora senza
camelia (1953) sull' ambiente del cinema. Le
amiche (1955) e Il grido (1956)
precedono quello che molti considerano ancora oggi il suo
capolavoro e l'inizio di una ideale trilogia: L'
avventura (1959), accolto a Cannes da pareri
discordanti (anche se per molti e' la rivelazione di un autore
raffinato e poetico che avrà sempre più consensi nella critica
che fra il grande pubblico) a causa di uno stile severo e
rigoroso, troppo a lungo scambiato per lento o noioso. All'
'Avventura' fanno seguito La notte (1960) e
L'eclisse (1962) che, fra l'altro, rinsaldano il
legame, personale e professionale, con Monica Vitti,
interprete principale di tutti e tre i film. Deserto
rosso, del 1964, sempre con Monica Vitti, segna
il suo passaggio, anche questo oggetto di numerose analisi
critiche, al colore.
I film seguenti consentono ad Antonioni di ampliare
l'orizzonte dalla borghesia italiana alla società
internazionale:
Blow up (1966) ambientato in Inghilterra,
Zabriskie Point (1970) nell' America della
contestazione giovanile e della musica rock (celebre la scena
finale dell' esplosione con la musica dei Pink Floyd). La Cina
e' invece al centro di un nuovo documentario Chung Kuo:Cina,
1972 prima di spostarsi a Barcellona e in Africa per
Professione reporter con Maria Schneider e Jack
Nicholson (1975). Antonioni e' anche attratto dalla
sperimentazione e realizza su supporto magnetico Il
mistero di Oberwald (1980) ancora con la Vitti.
E' interessato anche ad altre forme di comunicazione, tanto
che realizza anche un videoclip per Gianna Nannini ('Fotoromanza').
Torna al cinema nell' 82 con Identificazione di una
donna con Tomas Milian, 'recuperato' dal personaggio
del Monnezza, e poi, dopo un lungo silenzio dovuto alla
malattia, con Al di la' delle nuvole (1995), a
quattro mani con Wim Wenders e l'ultimo Eros,
per cui realizza l'episodio Il filo pericoloso delle
cose.
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