|
“ Carnacoccipola “ di
Anna Mauro
Drammi e virtù del nostro quotidiano
di Aldo Reina

PALERMO - Martedì 29 maggio, al Teatro Cristal di
Palermo, a chiusura della stagione teatrale del “Carrozzone”,
è andata in scena, in prima nazionale, la commedia in due atti
“Carnacocipola” di Anna Mauro.
In premessa è necessario precisare che il testo dell’opera ha
il pregio di ripercorrere una storia dei nostri giorni, quanto
mai attuale e comune in molte famiglie. Tratta di una badante
rumena, del rapporto con un vecchio maresciallo ammalato e
triste per la dipartita della moglie, e di tutti i complessi
risvolti emotivi che s’instaurano in questi casi in un
contesto domestico. La commedia è sospinta da avvenimenti
riscontrabili nella cronaca quotidiana, concernenti antefatti,
fatti e misfatti relativi a determinate condizioni umane,
assemblati in una mescolanza di bisogno, sfruttamento,
violenza, comprensione reciproca, tenerezza, solidarietà e
amore. Si può immaginare, quindi, come le componenti creative
della trama siano molteplici e scottanti, intinte in un ampio
spettro emozionale, e come la scrittura originaria abbia
comportato non poche difficoltà realizzative. Ebbene, la
rappresentazione scenica ha soddisfatto ogni esigenza
artistica e si può con certezza affermare che gli spettatori
sono rimasti totalmente coinvolti per la suggestione di quanto
offerto ai propri occhi e alla propria sensibilità.
Grande merito è da ascrivere alla regia, della stessa
autrice, e ai suoi collaboratori, nonché al cast del
“Carrozzone” che, ancora una volta, ha destato inusitata
partecipazione emotiva negli spettatori, con livelli di resa
artistica assoluti nel climax complessivo, nei singoli attori
e nel sincronismo di gruppo.
Le vicende inscenate sono estese in un arco temporale
necessariamente lungo, questo aspetto poteva essere un punto
di debolezza della commedia, invero si è rivelato un punto di
forza, laddove l’accorta regia ha ideato quadri narrativi
agili e scorrevoli, di sostanza e colore, con fermo immagini
sospesi nel tempo e cambi di scena repentini, riversate in una
convincente scenografia (Valentina Raccuglia) e
supportate da scelte musicali epocali e soprattutto da un
sapiente dosaggio cromatico delle luci (Davide Velardi,
coadiuvato da Livio Rubino). Queste intuizioni artistiche
hanno rinvigorito il narrato teatrale, riuscendo a dare
fascino innovativo alla rappresentazione, con una connotazione
quasi cinematografica.
Gli attori hanno seguito un canone recitativo di stampo
classico, quasi antico. Sicché dal primo all’ultimo
hanno espresso un tocco personale perfettamente confacente
al personaggio rappresentato in un corollario di situazioni
sceniche verosimili e avvincenti. E così Gino Bonanno (il
prete) Simonetta Genova (l’ispettrice di polizia) Maurizio
Tusa (il marito di Isa), Giuseppe Cina (il malavitoso rumeno),
Claudio Mandalà e Antonio Simone (i due malviventi), Salvo
Rubino (il dottor Ciriale), seppur in ruoli secondari, si
sono attenuti alle parti assegnate con professionalità e
ottima resa; Clara Montalbano (Ana, la figlia di Nina)
ha recitato con buon piglio e sicurezza anche nelle scene più
movimentate, Marilia Chiovaro (Isa, la figlia del vecchio
maresciallo) ha dato sfoggio delle proprie capacità
espressive, rivelatesi fondamentali all’inizio del primo atto
per cogliere gli aspetti psicologici dei successivi sviluppi
della commedia.
Discorso a parte meritano i quattro attori su cui
s’incentra la commedia.
Davide Di Meglio (Peppo, nipote del vecchio
maresciallo): giovane attore emergente con un grande futuro,
ha palesato il proprio talento disegnando il personaggio del
nipote con applicazione e grande istinto, dimostrando di
essere in grado di recitare con la medesima spigliatezza in
ruoli seri, comici o tragici.
Maria Teresa Ricotta (Maria): ha rivelato una
bravura fuori del comune, del tutto inaspettata in un
ruolo drammatico, ha mantenuto la parte con una gestualità
impressionante, riuscendo a dare corposità al personaggio
nella raffigurazione della moglie defunta del vecchio
maresciallo spettrale e diafana, con spinte di notevole
coinvolgimento emotivo.
Silvana Sardina (Nina): straordinaria interprete di Nina,
ha affascinato gli spettatori con la sua singolare naturalezza
nel ruolo. Padrona della scena con i suoi modi gentili
aderenti alla parte, nel linguaggio e nelle espressioni, ha
commosso la platea per la simbiosi assoluta con il personaggio
negli accadimenti raffigurati. Chi l’ha vista recitare
difficilmente potrà dissociare l’attrice dal personaggio,
Silvana Sardina da oggi non potrà che chiamarsi Nina.
Filippo Minneci (il vecchio maresciallo): attore di grande
qualità, si è disimpegnato nel ruolo con passione. Di
rilievo l’impatto emotivo che ha saputo trasferire al
pubblico, la sua recitazione è sempre stata adeguata e
convincente, toccando punte di forte commozione nel finale.
|