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ROMA - Avvocati Cristiani: Diritto alla salute senza
delazione
ROMA - L'emendamento approvato in Senato il 5 febbraio
scorso, con il quale si vuole depennare il divieto di
segnalazione nei confronti degli immigrati irregolari che si
rivolgono alle strutture sanitarie, è una norma contraria
all'etica ed alla deontologia medica vincolata dal segreto
professionale e al dettato costituzionale che tutela la salute
individuale e collettiva.
Questo è ciò che ha detto l’avv. Nunzio Andrea Russo,
Presidente Nazionale Avvocati Cristiani, il quale ha precisato
che nonostante un ampio fronte scientifico ed umanista si sia
con forza espresso contro tale provvedimento, stigmatizzandone
pubblicamente i contenuti ideologici e discriminatori, nonché
le conseguenze dannose e pericolose per individui e società,
l'emendamento è stato ripresentato in Aula ed approvato con
una significativa maggioranza di voti.
I cittadini sanno che la sanità pubblica è un bene e che la
salute è, non solo dal punto di vista del diritto ma anche da
quello pratico della sua tutela, un bene collettivo:
l'emarginazione di parti della società dall'accesso a misure
di prevenzione e cura efficaci comporta l'esposizione della
società tutta al rischio di fenomeni di clandestinità
sanitaria e di diffusione di patologie che sfuggono al
controllo.
Per quanto concerne la presunta illiceità della norma
attualmente vigente, considerata più favorevole per gli
immigrati irregolari, protetti nei confronti di denunce, si
tratta di un'argomentazione già in prima lettura completamente
errata: la legge recita infatti che, a parità di condizioni
con il cittadino italiano, la segnalazione vada effettuata nei
casi in cui è previsto l'obbligo di referto (D.Lgs. 268/98,
Art. 35, comma 5).
Ad oggi solo in Germania e in Grecia è attualmente presente un
obbligo di segnalazione per gli immigrati irregolari, tra
l’altro scarsamente applicato, da parte delle pubbliche
amministrazioni e non dagli operatori sanitari.
L'Italia si troverebbe pertanto ad essere il primo ed
unico paese europeo ad introdurre una norma che, di fatto,
trasforma i luoghi di assistenza e cura in strumenti di
discriminazione e delazione, ponendo tra l'altro gli operatori
sanitari - vincolati ad un codice deontologico che impone di
tutelare la salute di ogni individuo come primo e fondamentale
obbligo - in una posizione di estrema difficoltà e conflitto
tra norme etiche e dettati legislativi.
In tale assioma è facile rilevare elementi discriminatori tesi
ad incrementare il controllo sociale con ogni mezzo, invadendo
spazi che sono finora stati di garanzia e tutela, quale
appunto quello sanitario.
Discriminazione, lo ricordiamo, nei confronti di
persone deboli che nella grande maggioranza dei casi sono nel
nostro paese in virtù di un differenziale economico e di
impiego, alimentato dall'attuale sistema economico mondiale,
che costituisce non solo un fattore attrattivo, ma pone
decisamente i pilastri per la loro possibilità di venire e
restare da cittadini europei.
In tal fatta, è necessaria una fiera opposizione a tale
ipotesi normativa in sede di ulteriore dibattito parlamentare.
Non è possibile tacere in questo momento, se non a costo di
partecipare ad un atto ingiustificato, ingiusto ed palesemente
pericoloso, per lo stato di diritto, per la convivenza sociale
e per la salute di tutti, nel suo senso più ampio.
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