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ROMA -
GIORNATA MONDIALE CONTRO LA POVERTA'
ARRIVANO ALLA CARITAS, 5 MILA RICHIESTE DI AIUTO AL MESE -
RAPPORTO SULLA POVERTA' 2007
di Enza Garipoli

ROMA - I poveri sono in aumento, lo
dimostra con tragici dati, il Rapporto 2007 sulla povertà ed
esclusione sociale, presentato stamani.
Infatti, circa 5 mila persone ogni mese chiedono aiuto alla
Caritas Italiana. Lo afferma il rapporto 2007 su povertà ed
esclusione sociale in Italia, presentato oggi, e stilato dalla
stessa organizzazione cattolica e realizzato insieme alla
Fondazione Zancan.
Il rapporto prende in esame il periodo aprile-settembre
2006, quando 30.453 persone in difficoltà ("spesso
non intercettata alle rilevazioni ufficiali") hanno chiesto ai
centri ascolto della rete Caritas (264 centri appartenenti
a 134 diocesi) un sostegno per carenza da reddito o di
abitazione. In due casi su tre (66,7%) si è trattato di
uno straniero, per lo più provenienti dall'Europa orientale
(34,1% degli immigrati) o dall'Africa settentrionale (18,8%).
Il 65,2% di questi stranieri sono risultati in possesso del
permesso di soggiorno o in attesa di riceverlo.
Ai centri del nord (70,6%) e del centro (78,1%) si sono
presentati per lo più cittadini stranieri mentre nel
mezzogiorno, cittadini italiani (54,6%).
La maggior parte degli utenti chiede beni e servizi
materiali per far fronte alle necessità quotidiane (47,1%
degli italiani, 54% degli stranieri) ma molti chiedono anche
sussidi economici (soprattutto gli italiani, il 24%) e lavoro
(per lo più stranieri, il 28,8%).
Fra gli utenti italiani si rileva una maggiore incidenza di
problematiche legate a problemi familiari dovuti a
separazione e divorzi (19,9% contro il 12,1% degli stranieri).
Il livello di istruzione degli utenti italiani è inferiore a
quello degli stranieri (solo il 9,8% è risultato in possesso
almeno della licenza media superiore a fronte del 31,6% degli
immigrati). Spicca la variabile casa: il 13,9% degli
utenti (1 su 7) è risultato in condizione di grave precarietà
abitativa (15,2% di stranieri e 11,6% di italiani). Il
problema più grave però riguarda la condizione lavorativa: due
terzi sono disoccupati (71,5% di stranieri, 57,6% di
italiani).
Il rapporto sottolinea che gli interventi dai centri sono
stati "in gran parte" corrispondenti alle richieste,
tranne che per il lavoro. Per i ricercatori, i dati
confermano la persistenza della povertà classica, legata alla
mancanza di lavoro, all'insufficienza o all'assenza di
reddito, alle difficoltà abitative. Il punto di svolta a volte
può venire anche da un evento negativo come un lutto, un
licenziamento, una difficoltà che mette la persona in
condizione, quasi obbligata, di avviare un'attività in proprio
o di impegnarsi, magari anche psicologicamente, più a fondo
nel processo di integrazione e inserimento sociale. La spesa
sociale è in gran parte gestita dallo stato.
Si tratta di 44 miliardi e 540 milioni di euro, ossia 750
euro procapite. Ma la spesa dei Comuni per assistenza
sociale al netto della multiutenza è di 5 miliardi e 11
milioni di euro, ossia 86,15 euro procapite. Di questi, solo
65 euro vanno per i servizi. In definitiva, solo l'8,6% della
spesa è erogata in servizi e ben il 91,4% in trasferimenti
monetari. Contro la povertà, Caritas Italiana e Fondazione
Zancan ribadiscono la necessità di politiche che potenzino i
servizi a scapito dei trasferimenti monetari e che avviino
una gestione decentrata delle risorse, non lasciandole quasi
esclusivamente al centro.
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