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MARSALA (tp)
-Truffe auto, arrestati i due gestori dell'autosalone "Autoelite"
di Marsala
MARSALA (tp) - Una presunta organizzazione dedita alle
truffe nel settore automobilistico, è stata messa a nudo dai
carabinieri della compagnia di Marsala. Secondo gli inquirenti
i truffatori agivano tra l'Italia e la Germania.
Nell'ambito
della vasta inchiesta, otto persone sono state sottoposte a
misure cautelari di vario tenore ordinate dal gip di Marsala
Vito Marcello Saladino, in accoglimento delle richieste del
sostituto procuratore Giulia D'Alessandro.
Gli arrestati sono i due fratelli gemelli Giovanni e Giorgio
Arena, di 32 anni, entrambi pregiudicati di Palermo, e
residenti a Marsala dove gestivano la "Autoelite srl",
l'azienda al centro dell'indagine.
Agli altri sei indagati, che avrebbero fatto parte
dell'organizzazione dedita alle truffe, il gip ha disposto
misure cautelari alternative. E' stato imposto l'obbligo di
dimora a Marsala per Pietro Giuseppe Centonze, di 32 anni,
pregiudicato e sorvegliato speciale, cugino del capo mafia di
Marsala Natale Bonafede. Il divieto di dimora nel Comune di
Marsala è stato ordinato per Elena Ventura, di 56 anni,
palermitana, madre dei fratelli Arena e amministratore dell' "Autoelite";
l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stato
disposto per i marsalesi Domenico Crimi, di 25 anni, Giuliano
Balsamo, di 55, Gianvito Marino, di 31, e Saverio Fici, di 36,
tutti dipendenti dell'Autoelite.
In base ai risultati investigativi, i carabinieri
avrebbero maturato il convincimento che l'organizzazione
avrebbe commesso "una serie indeterminata di truffe, falsi e
appropriazioni indebite nel settore della compravendita di
autovetture di grossa cilindrata destinate al territorio
nazionale ed estero, in particolare in Germania". E pertanto,
si tratterebbe di un giro d'affari valutato per oltre un
milione di euro. Indagati sono anche quattro titolari di
agenzie di pratiche automobilistiche, accusati di falso e
truffa in concorso.
Le relative indagini sono state avviate in seguito a numerose
denunce da parte di persone che affermavano di essere rimaste
vittima di una truffa.
"Il meccanismo della truffa - affermano gli investigatori -
era caratterizzato dalla preventiva ricerca delle vittime,
generalmente individuate tra i soggetti che avevano operato
delle inserzioni di vendita dell'autovettura sul periodico "L'Affarone"
seguita dalla promessa, reiterata ed insistente, di condizioni
contrattuali particolarmente vantaggiose, rese credibili
attraverso la creazione di una fittizia struttura
organizzativa di tipo aziendale attrezzata con due sedi a
Marsala, una in via del Fante e l'altra in via Favara,
destinate ad esposizione e vendita di autovetture e dotata di
uno svariato numero di apparenti dipendenti".
Le truffe venivano realizzate "mediante la stipula di
regolari contratti di vendita di auto che non erano mai
state nella effettiva disponibilità della concessionaria,
autovetture vendute sulla carta e mai consegnate, o di vendita
di autovetture ricevute in permuta o in conto vendita, prive
sia dei documenti di circolazione che di proprietà, ma
accompagnata dal rilascio di documento provvisorio di
circolazione attestante falsamente la presenza presso
l'agenzia di disbrigo pratiche automobilistiche dei documenti
originali. Tutto ciò all'insaputa dei legittimi proprietari".
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