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PALERMO -
PEDOFILO DENUNCIATO DAL SUO PSICHIATRA
COMPORTAMENTO LECITO IN CASI GRAVI
PALERMO - Pedofilo ventitreenne racconta
al suo psichiatra di avere molestato per mesi le quattro
nipotine, dai tre agli otto anni, e lo specialista lo denuncia
alla Polizia. Subito viene avviata l'indagine, che si è
conclusa con gli arresti domiciliari del giovane presso una
casa di cura.
Il fatto è avvenuto a Palermo, dove il Gip Silvana
Saguta ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare a carico
del pedofilo, di cui non sono state rese note le generalità
per salvaguardare la privacy delle quattro bambine.
La vicenda risale alla fine del 2006, quando il
neuropsichiatra si reca presso la Polizia giudiziaria di
Palermo per denunciare quanto confessato, durante una seduta,
dal giovane pedofilo. Il Pm Rita Fulantellai ha subito aviato
l'inchiesta ascoltando i genitori delle quattro bimbe di 3, 6,
7 e 8 anni, che coincidevano esattamente con la confessione
del ragazzo.
Tra l'altro, durante il pranzo del 26 dicembre 2006,
giorno in cui tutta la famiglia era riunita, mentre gli adulti
erano intenti a conversare in sala da pranzo, la nipotina di 3
anni era corsa in lacrime verso la madre, raccontando che lo
zio le aveva toccato gli organi genitali. In quell'occasione
il ragazzo, spaventato dalla possibile reazione dei familiari,
si era chiuso in bagno non uscendo per tutta la giornata.
Le quattro bimbe, ascoltate dal Pubblico ministero e
dal consulente tecnico, al momento dell'audizione "apparivano
tutte in uno stato di profonda e angosciosa sofferenza -
spiegano dalla Questura di Palermo - sollecitata dalla
rievocazione delle esperienze di vittimizzazione sessuale
subite ad opera dello zio".
Nonostante ciò, tutte le bimbe, apparse credibili,
confermavano di avere subito palpeggiamenti e strusciamenti e
che in alcune occasioni lo zio si era pure denudato ed aveva
continuato ad accarezzarle. Sulla base degli elementi raccolti
nelle fasi delle indagini, stante la gravità dei fatti
contestati all'indagato e della loro reiterazione, tenuto
conto del fatto che gli abusi erano stati posti in essere da
parte dello zio delle piccole vittime, persona che le stesse
frequentavano abitualmente e di cui dunque si fidavano al pari
dei genitori.
Tenuto conto che il giovane aveva ammesso di essere
assalito da quelle pulsioni che lo avevano spinto a commettere
i fatti che quindi potrebbero essere reiterati, il Pm si è
convinto dell'impossibilità di fare rientrare il giovane nel
contesto familiare e della necessità di applicare nei suoi
confronti la misura degli arresti domiciliari presso una casa
di cura di Palermo.
La più piccola delle quattro bimbe violentate è stata
la prima a raccontare alla mamma le attenzioni che subiva
dallo zio. Le altre tre bambine, invece, hanno raccontato agli
agenti della sezione specializzata per la tutela dei
minorenni, che le hanno ascoltate con l'aiuto di una
psicologa, delle molestie e che, in un'occasione, lo zio si
sarebbe svestito.
IL SEGRETO PROFESSIONALE IN SITUAZIONI PARTICOLARI
Anche lo psichiatra, come il medico, è in genere tenuto al
segreto professionale nei confronti del paziente. Solo in
situazioni particolari, che possono configurare un pericolo
per terzi, sono configurabili delle eccezioni, che lo
specialista dovrà naturalmente successivamente giustificare.
Questa la posizione del presidente della Società italiana
di psichiatra, Carmine Munizza, commentando il caso. In
questi casi, spiega Munizza, "quando cioè ci si trova
dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la
pedofilia, l'atteggiamento dello psichiatra è quello di
tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato
commesso, offrendosi magari come tramite per denunciare il
reato stesso. Si tenta, cioè, di far acquistare al soggetto la
consapevolezza della gravità di ciò che ha fatto".
Quando ciò non è possibile, allora, afferma Munizza,
"la valutazione resta quella, personale, del professionista.
Si tratta cioè di valutare se la confessione del paziente
rappresenta o configura una situazione di pericolo immediato o
molto probabile per soggetti terzi; in quest'ultimo caso, lo
psichiatra può valutare e decidere di segnalare il caso, fermo
restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che
andrà giustificato".
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