|
CATANIA -
CASO RACITI, IL GIP ANNULLA L'ORDINE DI ARRESTO PER OMICIDIO A
FAVORE DEL DICIASSETTENNE INDAGATO PER LA MORTE DELL'ISPETTORE
UCCISO IL 2 FEBBRAIO SCORSO ALL'ESTERNO DELLO STADIO MASSIMINO
CATANIA - Il giovane catanese di 17 anni, indagato per la
morte dell'ispettore Filippo Raciti, ha pianto di gioia quando
gli è stato comunicato che il gip Alessandra Chierego aveva
annullato l'ordine di arresto per omicidio emesso contro di
lui dopo l'avvio della relativa inchiesta.
Ai suoi difensori dello studio Lipera il giovane, che
resta tuttavia in carcere per resistenza aggravata a pubblico
ufficiale, aveva detto di "sentirsi ottimista" sulla decisione
del gip che ha affermato di "ringraziare per la serenità avuta
nella valutazione del caso". Il primo pensiero è stato per la
famiglia: "Spero di tornare presto a casa per potere
riabbracciare i miei genitori".
Per il reato di resistenza aaggravata il dibattimento per il
giudizio immediato è stato fissato per il prossimo 5 luglio.
Il giovane tifoso che partecipò agli scontri a margine del
derby con il Palermo, ha detto di "avere capito di avere
sbagliato, di avere commesso un errore gravissimo, ma soltanto
per la passione del calcio". Quella passione che lo ha portato
a esultare in carcere quando il Catania, vincendo con il
Chievo a Bologna, ha conquistato la permanenza in serie A: "Se
la squadra fosse retrocessa in B non me lo sarei
perdonato, perché sarebbe stata anche colpa mia...".
"Dubbi dalla perizia dei Ris", tanto da far venire meno "la
gravità degli indizi per giustificare la detenzione cautelare
in carcere" ma non sull'ipotesi 'fuoco amico' che viene
nuovamente esclusa, tanto da rigettare l'ennesima richiesta di
perizia medico legale. Sono i punti principali dell'ordinanza
con la quale il gip Chierego, accogliendo la richiesta dei
legali dello studio Lipera, annulla l'ordine di arresto per
omicidio, del diciassettenne accusato della morte
dell'ispettore Filippo Raciti.
Nel provvedimento il gip scrive che "pur non venendo meno il
complesso degli elementi indiziari a carico dell'indagato
dalla perizia dei carabinieri del Ris di Parma vengono
introdotti elementi di dubbio" che "fanno sminuire la
graniticità del costrutto accusatorio".
I dubbi riguardano la capacità di procurare una lesione
mortale all'ispettore Raciti al fegato da parte del
sottolavello in lamiera con il quale, secondo l'accusa, il
minorenne avrebbe colpito l'investigatore all'ingresso della
curva nord del Massimino. Dubbi che incidono sulla gravità
degli indizi che giustificano la detenzione cautelare.
Il Gip Chierego,è da "escludere la tesi dell'incidente
stradale" legata all'ipotesi del fuoco amico, con l'ispettore
che sarebbe stato investito da un Discovery della polizia
mentre faceva retromarcia perché, ribadisce il giudice,
"bisogna tenere presente non soltanto la deposizione"
dell'agente che era alla guida ma anche di quella del
poliziotto che era accanto a Raciti, che è, per il gip,
determinante.
"Su tale ricostruzione degli eventi - scrive il gip -
nonostante improbabili ricostruzioni in tal senso, svoltesi
anche in sedi inopportune, non vi è spazio ad alcun dubbio".
Per questo il gip ha respinto ancora una volta la richiesta di
un incidente probatorio presentato dai legali dell'indagato
per una nuova perizia medico legale. Le molecole azzurre
trovate negli scarponi e nella maschera antigas indossati da
Raciti, si rileva inoltre in ambienti giudiziari qualificati,
proverrebbero dal casco e in ogni caso non sono presenti sul
giubbotto nella zona della ferita mortale. La perizia
definitiva dei carabinieri del Ris di Parma non è stata ancora
depositata.
|