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CATANIA - TRAGEDIA AL DERBY CATANIA PALERMO: LA QUESTURA CONFERMA CHE
NON CI SONO STATI CONTATTI CON LE DUE TIFOSERIE, GLI SCONTRI ALL'ESTERNO
DELLO STADIO SONO AVVENUTI TRA POLIZIOTTI E FRANGE DI TEPPISTI CATANESI
2 febbraio 2007
CATANIA - I
tifosi palermitani sono stati dichiarati estranei ai gravi episodi avvenuti
nel capoluogo etneo. I furiosi scontri di questa sera all'esterno dello
stadio Massimino, per il derby tra il Catania ed il Palermo che ha fatto
mobilitare circa 1.500 persone addette alla sicurezza dentro e fuori l'arena
sportiva, sarebbero avvenuti tra la polizia e teppisti catanesi organizzati.
Contro di loro, il Presidente del Catania Antonino Pulvirenti ha
annunciato che presenterą denuncia, ed ha anche affermato che prenderą
provvedimenti per i prossimi incontri.
In seguito alla tragedia avvenuta stasera a Catania, il
commissario straordinario della Figc Luca Pancalli ha detto. "Ho
disposto lo stop di tutte le attivitą, il calcio in Italia si ferma. Ora
basta, veramente basta. Č una situazione che non riesco neanche a
commentare, perdere la vita a 38 anni č incredibile, questo non č sport,
sono d'accordo con Petrucci e con tutte le componenti del calcio e abbiamo
bloccato tutto".
Altrettanto ferma la posizione del presidente del Palermo, Maurizio
Zamparini: "Considero dei delinquenti chi va allo stadio a fare a botte.
Io personalmente l'ho sempre detto fin da quando sono arrivato a Palermo
che, nel caso di gravi incidenti nel nostro stadio, sarei andato via subito.
In questo momento penso solo ai genitori di quel povero ragazzo che era allo
stadio per lavorare. Stasera nessuno ha vinto, ma abbiamo perso tutti -
prosegue Zamparini -. Questi non sono tifosi, sono delinquenti che in altro
Paesi come l'Inghilterra sono stati arrestati e puniti severamente. Il
lassismo italiano, invece, permette che ancora accadano queste cose. Č
inutile - conclude il presidente del Palermo - che si pensi siano le societą
a risolvere il problema della violenza negli stadi. Cosa dovremmo fare? Ci
limitiamo agli appelli, ma non basta: ci vogliono leggi severissime".
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