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Politiche della scuola
CATANIA - Contro il bullismo nelle scuole
Prende il via il progetto antiviolenza
“Sembrava fosse amore…”
7 marzo 2007

CATANIA - Nelle
maggior parte delle persone manca una adeguata preparazione ad affrontare le
proprie emozioni. L’assenza di una educazione affettiva è la principale
causa delle violenze (fisica, sessuale, economica, psicologica) contro le
donne e i più deboli. La mancanza di un percorso che canalizzi l’emotività
può provocare insensibilità sociale e forme di aggressività, che si
manifestano negli scontri allo stadio, in famiglia, nei posti di lavoro, a
scuola.
Per eliminare alle radici il problema occorre cominciare
dall’educazione scolastica. Per questa ragione l'assessorato provinciale
alle Politiche scolastiche, guidato da Margherita Ferro, ha avviato in otto
Istituti del catanese un progetto pilota, denominato "Sembrava fosse amore,
invece…", che l’anno prossimo sarà esteso a tutte le scuole superiori allo
scopo di prevenire gli effetti distorti provocati da secolari processi
culturali, che diffondono relazioni violente e sessiste.
Il progetto educativo è stato elaborato in collaborazione con
l'associazione THAMAIA, che da anni offre un sostegno alla vittime di
violenza, attraverso un centro ascolto telefonico (095 7223990 da lunedì a
venerdì, dalle 9 alle 13) che riceve richieste di auto da ogni tipo di
donna, anche affermate professioniste.
“Le recenti cronache sul bullismo dimostrano che nelle nostre scuole
occorre una inversione di rotta. I giovani hanno bisogno di
riflettere sulle motivazioni della violenza. Occorrono delle regole. Nel
progetto pilota avviato dall’Amministrazione Lombardo ho cercato il
coinvolgimento dei genitori e il sostegno del corpo docente. Una
collaborazione integrata tra famiglie, scuola, istituzioni pone il
preventivo riconoscimento delle situazioni di rischio”.
Così ha detto
l’assessore Ferro ai presidi degli Istituti superiori del territorio
etneo che hanno aderito al progetto e che si sono riuniti nella sala
conferenze del Centro direzionale Nuovaluce, allo scopo di ascoltare la
psicologa Carmen Bosco. Quest’ultima, allo scopo di conoscere quale sia la
percezione tra gli insegnanti di questa problematica (con domande
provocatorie quali: “Che tipo di donna subisce violenze?” “Che tipo di uomo
ha un comportamento violento nei confronti delle donne?”) ha distribuito un
questionario ai presidi per sapere se nella programmazione didattica è
prevista l’educazione sessuale, se esistono sportelli informativi, se si
sono verificati episodi di violenza all’interno dell’istituto scolastico e
gli interventi effettuati.
“La vera prevenzione delle violenze contro i soggetti deboli sta nel
riconoscere le proprie emozioni. Occorre un programma di socializzazione
per canalizzare le prime esperienze sentimentali degli adolescenti” ha
affermato la Bosco, che, assieme alle Operatrici THAMAIA (Irene Fiorini,
Rosaria Gravano, Alessandra Patanè, Debora Castellano), ha delineato i
percorsi di prevenzione al fenomeno della violenza di genere: conferenze
nelle scuole e distribuzione di questionari agli studenti per far prendere
loro coscienza su cosa fare se si ci trova di fronte a una situazione di
violenza (subita o esercitata) e suggerire strumenti di primo intervento.
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