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CATANIA - DIFESA A OLTRANZA DA PARTE DEL PADRE DEL RAGAZZO DI 17 ANNI
INDAGATO PER L'OMICIDIO DI FILIPPO RACITI, L'ISPETTORE DI POLIZIA
ASSASSINATO DURANTE LA GUERRIGLIA METROPOLITANA CHE FECE DA INDEGNA CORNICE
AL DERBY TRA IL CATANIA E IL PALERMO
9 febbraio 2007
CATANIA - Nello studio
del legale di fiducia del figlio, avvocato Giuseppe Lipera, il padre del
giovane di 17 anni, indagato per l'assassinio dell'ispettore Raciti, ha
parlato in difesa del figlio e della sua famiglia.
Il signor X, di 56 anni operaio, ha detto ai giornalisti che la sua
famiglia è vittima di un linciaggio mediatico. Ha poi sottolineato che è un
lavoratore, da 40 anni, e di vivere in una di 5 vani, con la moglie
casalinga. Una famiglia normale, insomma, con il figlio che è da sempre
«un
grande tifoso del Catania»,.
Il padre dell'indagato ha anche aggiunto di avere fatto per suo figlio anche
un abbonamento tv per la partita, ma il tifo è stato più forte del figliolo,
un giovanottone di cento chili, e che per questo si recava ugualmente tutte
le domeniche in curva nord, di cui ha l'abbonamento.
NEL DIFENDERE IL FIGLIO IL SIGNOR X ATTRIBUISCE COLPE ALLA POLIZIA
Il signor X ha detto che i disordini scoppiati nello stadio Massimino
durante il derby Catania - Palermo, sarebbero legati ai lanci di lacrimogeni
da parte delle forze dell'ordine.
«Mi
sento di difendere quei ragazzi che erano allo stadio in quella situazione -
ha detto - una cosa voluta dalla polizia che non si può permettere di
lanciare lacrimogeni contro le persone. Mio figlio è innocente, con quello
che è accaduto allo stadio Massimino, non c'entra. Come si vede dai filmati
che ci hanno fatto vedere ieri dall'interrogatorio ci sono tante persone che
lanciano oggetti metallici.
Ed ha proseguito: -
«Io difendo tutti quei ragazzi
che erano in quella situazione. Ci sono stati disordini a Catania come in
tutta Italia. E se accusano mio figlio di essere l'assassino, devono
incriminare tutti quei 50-60 tifosi che erano con lui».
Il padre dell'indagato ha ricostruito, in base alla sua personale
opinione, le fasi degli scontri allo stadio di Catania Angelo Massimino.
Ha detto di aver visto in televisione che sparavano i lacrimogeni e di avere
chiamato al telefono il figlio, prima di andare a lavorare, perché aveva il
turno di notte. Il figlio lo ha tranquillizzato e dicendogli di essere
uscito dallo stadio e di essere in procinto di andarsi a mangiare un panino
per poi andarsene a casa.
Ha quindi precisato che, martedì scorso, la polizia è andata a casa sua per
fare dei controlli ed i poliziotti hanno portato via il figlio. Poi sono
tornati a prendere una felpa nera della Champions come prova d'accusa. A
questo, ieri, è seguita l'incriminazione formale.
MIO FIGLIO E' UN CAPRO ESPIATORIO
«Se
vogliono un colpevole, lo devono cercare altrove perché non è stato lui.
Voglio dire alla signora Raciti che mio figlio non c'entra con queste cose.
Mi dispiace per la signora Raciti, ma se qualcuno vuole trovare un colpevole
lo devono cercare, scoprire chi sia. Mio figlio è un capro espiatorio senza
ombre di dubbio. La mia forza e la mia sicurezza - ha concluso - derivano
dalla visione dei filmati nei quali non si vede niente che possa accusare
mio figlio. Le immagini lo riprendono mentre è dentro lo stadio e quella
foto pubblicata oggi sui giornali non riproduce mio figlio. Lui va tutte le
domeniche allo stadio e lo ha fatto anche venerdì per il derby esponendo uno
striscione sul quale era scritto solo la parola Catania. Mio figlio è
completamente estraneo alla politica, non appartiene a nessun gruppo, è
soltanto un grande tifoso»
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