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CATANIA - ASSASSINIO ALLO STADIO DI CATANIA: NEL FILM DELLA MORTE DEL  POLIZIOTTO FILIPPO RACITI C'E' UN BUCO DI 7 SECONDI: TESI CONTRASTANTI TRA ACCUSA E DIFESA DEL 17ENNE INDAGATO
8 marzo 2007

 

CATANIA - Dalle sequenze in possesso degli inquirenti - e relative ai momenti cruciali degli scontri avvenuti il 2 febbraio scorso, all'esterno dello stadio catanese "Massimino" e culminati con l'assassinio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti -  è possibile scorgere un giovane che ha in mano un pezzo di metallo, che sembra alluminio anodizzato, a forma di una piccolissima panca, dalla parte interna della Curva Sud scatta verso la porta d'ingresso dove stanno arrivando le forze dell'ordine. Con lui, che è stato identificato essere il 17enne indagato per l'omicidio Raciti e che si è riconosciuto nelle immagini, ci sono almeno un'altra decina di giovani, con il viso travisato da sciarpe e cappucci che corrono e urlano. Sono le scene iniziali contenute nel filmato realizzato dalla polizia scientifica di Catania sullo scontro durante il quale, secondo l'accusa, Filippo Raciti è stato ferito mortalmente durante servizio d'ordine in occasione del derby con il Palermo. Le telecamere sette e otto del circuito chiuso del Massimino si spostano a seguire lo scontro ma l'impatto vero e proprio non è stato filmato perché la scena viene coperta dal muro di cemento grigio della recinzione dello stadio.

In questo "buco" di pochi secondi, sette in tutto, si gioca la "partita" giudiziaria tra accusa e difesa: per Gip e Procura per i minorenni "lo scontro é inevitabile e c'é stato" per i legali del diciassettenne "non è avvenuto, perché l'oggetto è stato lanciato in alto".

 Nelle seguenti immagini si osserva che: si alza un grande polverone all'esterno dello stadio Massimino di Catania e scoppia un petardo che illumina la zona di rosso. In aiuto degli ultras aggressori arrivano altri giovani: uno ha in mano un grande pezzo di ferro che cerca di usare per aggredire la polizia. Infine il fuggi fuggi.

In un altro filmato, agli atti dell'inchiesta, si vede il diciassettenne muoversi più volte nella zona interna della Curva Nord. Prima si solleva il cappuccio di una felpa, poi ci ripensa torna indietro e gira la felpa, la cui scritta dell'azienda produttrice si vede sulle sue spalle, si copre il viso con lo stesso cappuccio e la testa con un cappellino con la visiera, per rendere più difficile la sua identificazione.

IL GIP DI CATANIA, CHIEREGO, RITIENE CHE IL VIDEO SIA COMPATIBILE CON LA TESI DELL'ACCUSA

Le indagini sull'omicidio del derby del 2 febbraio scorso, sono condotte dal Gip del Tribunale per i minorenni di Catania,  Alessandra Chierego, che ha emesso l'ordinanza di arresto per omicidio volontario in concorso, nei confronti del diciassettenne indagato per l'uccisione dell'ispettore capo di polizia Filippo Raciti.
Il magistrato inquirente ritiene che la mancanza di pochi secondi del filmato
dello scontro tra ultras e agenti di polizia, compreso il momento dell'impatto, non inficia la tesi dell'accusa perché "appare compatibile con la ricostruzione degli eventi" che emerge da "atti e testimonianze".
 Secondo il Gip l'assenza dei fotogrammi dell'impatto "non vale a scardinare l'impianto accusatorio" perché nonostante la "mancanza di pochi secondi" nel filmato la ricostruzione fatta dall'accusa "rimane l'unica plausibile" perché dalle immagini si evincerebbe che "l'impatto tra gli ultras e l'ispettore Raciti era pressoché inevitabile" anche perché l'indagato si vedrebbe "non procedere a andatura lenta o esitante ma correndo, circostanza che secondo il medico legale deve avere necessariamente  aumentato la forza dell'impatto e pertanto la potenzialità offensiva del mezzo impugnato". Il Giudice valuta "i sette secondi mancanti" in ogni caso "pienamente compatibili così come ricostruibili dagli atti e dalle testimonianze acquisite". Nell'ordinanza il Gip Chierego spiega l'esigenza cautelare anche con l'esistenza di una rete di complicità tra gli indagati, che potrebbe interferire con le indagini per l'identificazione dei presunti complici e il rischio che l'indagato possa "attivarsi al fine di aiutare i soggetti in corso di identificazione a sottrarsi alle indagini".
Il giudice sottolinea inoltre che il diciassettenne è stato identificato "per condotte irregolari e pericolose tenute in occasione di precedenti incontri di calcio del Catania".

 

 

 

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