|
|
|
CATANIA - UN RAGAZZO DI 17 ANNI AVREBBE FATTO DELLE AMMISSIONI SULLA SUA
PARTECIPAZIONE ALL'OMICIDIO DI FILIPPO RACITI, L'ISPETTORE DI POLIZIA UCCISO
DA UNO O DUE COLPI AL FIANCO DESTRO INFERTI CON UNA SPRANGA DI FERRO E CHE GLI
HANNO SPAPPOLATO IL FEGATO
MA L'AVVOCATO DIFENSORE, GIUSEPPE LIPERA, HA SMENTITO LA CONFESSIONE DEL SUO
ASSISTITO
8 febbraio 2007

CATANIA - Avrebbe
fatto delle ammissioni, al sostituto procuratore del tribunale per i
minorenni di Catania che lo ha interrogato; si tratta del ragazzo di 17 anni
attualmente indagato per l'omicidio dell'ispettore capo Filippo Raciti,
ucciso la sera di venerdì scorso durante il derby Catania - Palermo.
Ai magistrati, che lo hanno interrogato alla presenza del suo difensore,
Giuseppe Lipera, il giovane avrebbe ammesso la sua partecipazione ad uno
scontro con la polizia in piazza. Poi aggiunto di avere colpito un agente
con una sbarra di ferro, spingendolo come un ariete e di avere lanciato un
pezzo di lamiera di ferro in aria contro gli investigatori.
Terminato l'interrogatorio, il diciassettenne indagato è stato
accompagnato in carcere in esecuzione dell'ordine di arresto disposto dal
gip Alessandra Chierego per resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
Alle notizie riguardanti la presunta individuazione del suo assistito quale
autore del colpo di spranga inferto all'ispettore Raciti, l'avvocato Lipera
controbatte smentendo categoricamente che il suo assistito abbia confessato.
"Il mio assistito - ha detto Lipera - si è limitato a confermare di avere
partecipato agli scontri con la polizia, ma non di avere ucciso alcuno".
Le parziali ammissioni sarebbero state fatte a conclusione di un
interrogatorio durato diverse ore, davanti al sostituto procuratore Busacca.
Presenti anche i genitori. Durante l'interrogatorio l'indagato ha negato per
decine di volte di essere l'autore del delitto.
"Non c'entra completamente, stanno facendo una cosa sbagliata: non è lui",
avevano affermato i genitori. La famiglia del ragazzo abita nel rione San
Cristoforo di Catania: lui è operaio di un'azienda nella zona industriale
della città, lei gestisce una bancarella per la rivendita di fiori davanti
al cimitero. Il figlio gioca a rugby, frequenta il quarto anno di una scuola
superiore, ed è particolarmente robusto, visto che pesa circa cento
chilogrammi.
Ma altre 5 o 6 persone stavano attorno al 17enne mentre colpisce Raciti
mortalmente con un oggetto metallico. Sarebbe questo il contenuto
dell'immagine di uno dei fotogrammi in possesso degli investigatori, che
adesso stanno cercando di identificare le persone che erano accanto al
ragazzo. Attualmente sono tutte persone ignote e il reato ipotizzato per
loro sarebbe identico a quello contestato al minorenne: concorso in omicidio
volontario.
L'indagato è stato fermato dalla polizia due giorni fa per le
violenze avvenute fuori dallo stadio Massimino. Ad accusarlo anche
intercettazioni ambientali: il minorenne con un amico ammetterebbe di avere
colpito l'agente: "Sì, sono stato io", direbbe abbassando il capo in segno
di conferma.
Come detto anche nei giorni scorsi, le indagini sono basate anche su
immagini e foto riprese durante la guerriglia metropolitana di venerdì. In
alcune di queste si vedrebbe il minorenne che, per evitare di essere
identificato in base all'abbigliamento, scambierebbe la propria felpa con
quella di un amico, indossandola poi al rovescio. Gli investigatori
avrebbero anche accertato che l'ispettore sarebbe stato colpito da un
oggetto metallico, che probabilmente sarebbe stato divelto all'interno dello
stadio Angelo Massimino.
Non è la prima volta che il ragazzo era stato indagato per rissa, alcuni
anni or sono era stato inquisito, ma alla fine venne ma prosciolto
dall'accusa di avere reagito, picchiando il malcapitato, alle avance fisiche
di un giovane alla sua fidanzata. L'indagine fu successivamente archiviata.
|
|
argomenti correlati
|
|