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CULTURA

 3 giugno 2010

www.siciliamillennium.it                                                                           

PALERMO - Turismo e Beni Culturali

Oltre il tempo, la musica popolare siciliana ed Arberesh

di Gabriella Lupinacci





Sara Cappello




PALERMO - Un populo mittitilu n’catina,
spugghiatilu, attuppatici a vucca,
è ancora libbiru.
Livaticci u travagghiu, u passaportu,
a tavula unni mancia, u lettu unni dormi,
è ancora riccu.
Un populo diventa poviru e servu,
quannu ci arrobbano a lingua addutata ri patri.

Con questi versi di Ignazio Buttitta, cantati da Sara Cappello, il 26 maggio presso la sede CE.S.VO.P, di Palermo, si è aperto il seminario “Canti e parole di una viva tradizione, doppio percorso sulla musica popolare siciliana e Arbereshe.
Perché mai abbiano ad affievolirsi memorie, usi, tradizioni di questa mitica Trinacria, piena di contraddizioni in tutti i suoi aspetti, ma non ancora povera e serva", - puntualizza Giovanna La Bua, presidente dell’associazione Imago, che dà il benvenuto agli intervenuti , introduce il tema che fa parte del progetto ”leggere Imago”, presenta le volontarie del Servizio civile nazionale.
Si, perché nella Biblioteca Imago ad indirizzo specialistico fotografico, il servizio civile si svolge realmente, bene e con pieno entusiasmo, direi un esempio evergreen da emulare, specialmente per lo spirito di libertà e di servizio amorevole verso gli altri.
Giovanna La Bua, infatti, da molti anni onora la città di Palermo e la Sicilia con il suo esempio di dedizione, determinazione, professionalità ed elevata umanità, risolvendo con nonchalance le difficoltà, i disguidi, gli imprevisti che sempre si incontrano in una associazione no profit , portando a compimento con spirito di sacrificio, una molteplicità di iniziative culturali, che riuniscono quanti credono nell’ Arte e nella cultura, un entourage di appassionati di tutte le età ed estrazioni sociali che ne fanno la loro mission giornaliera.
Molti giovani, negli anni, rimasti affascinati soprattutto dal clima di accoglienza, hanno lasciato la strada e con piena meraviglia hanno riassaporato il gusto della lettura, della ricerca e del lavoro di gruppo. Come nascondere dunque l’emozione di una ennesima conquista, un lavoro non solo realizzato con eccellenza, ma offerto alla città per suggerire e contribuire a mettere in chiaro l’importanza della cultura, della salvaguardia delle nostre radici siciliane e della custodia della memoria, come volàno per un turismo di qualità e di riflessione, oltre il tempo ed i confini attuali del distratto “mordi e fuggi“.
La relatrice Valentina Cicirello, studiosa di antropologia, ha saputo intrattenere i convenuti con grande chiarezza, sicura padronanza e notevole capacità di sintesi, compiendo un excursus completo sulla tradizione popolare, il folklore e la demologia, l’universo musicale siciliano con i suoi generi, ritmi e strumenti. Quando si comincia a parlare dei saperi della musica nella tradizione popolare, non si può dimenticare la storia di Sicilia, la più bella e misteriosa tra le isole italiane. Bella perché ricca di risorse: natura, arte, folklore e gastronomia; misteriosa perché non ancora svelata da un attento piano politico di valorizzazione di tutte le stratificazioni e contraddizioni della sua realtà storica. Terra millenaria, infatti, intrisa di varie civiltà e popoli, che nel corso dei secoli l’hanno abitata e conquistata, e di culture che si sono avvicendate e non hanno mai cancellato le precedenti, ma vi si sono sovrapposte.
La trasmissione dei saperi, si colloca entro “itinerari” caratterizzati dalla interazione di tradizioni diverse e dalla intersezione di differenti tecniche di comunicazione come le fiabe, i miti, la poesia, il teatro, le danze, le feste, i canti ed i suoni in genere.
La musica popolare siciliana è il sistema di corrispondenze fra la sfera tecnica e lo spazio simbolico, tra utilità pratica e valori estetici della Sicilia di ieri e di oggi.
E’ la musica trasmessa oralmente, diffusa attraverso l'esecuzione, appresa a orecchio, e come in Sicilia, esiste in quasi tutte le società della terra, in diversissime forme e in una grande varietà di condizioni socio-culturali; è quindi linguaggio di scambio culturale e di messaggi di pace e di integrazione tra popoli. Eseguita da membri della comunità, privi per lo più di una formazione musicale specialistica, arriva con semplicità al cuore ed alla mente.
I suoni e le melodie della musica del sole, hanno infatti incantato tutti gli astanti perché Sara Cappello, sua interprete ed incisiva comunicatrice, è una grande cantante folk ammaliatrice (voce calda, forte intensità interpretativa, timbro e tempi di indubbia adesione alla drammaticità o leggerezza dei testi, molti dei quali da lei stessa scritti e musicati).
Artista arguta e brillante, accompagna i canti con la sua fedele chitarra e con essenziali citazioni letterarie in versi o parole che ne scandiscono al tempo stesso l’antichità e la contemporaneità.
I fenomeni etnico-musicali, ancora oggi osservabili in Sicilia, sono infatti il prodotto di continue interferenze tra modelli antichi e moderni compresenti nei diversi ambienti socio-culturali.
La musica popolare scandisce tutta l’esistenza umana ed è legata ai cicli della natura, alla gamma dei sentimenti ed alla pratica religiosa.
Ed è al culto dei santi, al valore etnico-antropologico dei riti celebrativi, alla disquisizione delle confraternite, al sacrificio religioso siciliano, che si collega il prezioso intervento del fotografo Arturo Safina.
Proietta dapprima un interessante filmato del 1953 e successivamente un video con la sequenza dei suoi scatti fotografici, selezionati tra migliaia e pubblicati in uno splendido volume in cui rivivono “i Misteri “di Trapani, una processione lunga un intera giornata che si svolge ogni anno nel Venerdì Santo che precede la Pasqua.
I misteri, questo è il nome dei gruppi scultorei portati in processione, nati in un clima spagnoleggiante, hanno una valenza storico-spirituale, sono diciotto frammenti di teatro intagliati nel legno, realizzate nel settecento, a seguito della richiesta delle varie maestranze.
Le fotografie di Safina, sono una “recherche”, lunga venticinque anni, esaltano lo sforzo umano, la commozione, il dolore, la fatica, il sacrificio e tutti i sentimenti che associano l’uomo comune alla simbologia della croce ed al suo dramma intrinseco. Le figure sacre si affiancano a quelle umane, ed ecco che dentro l'aureola del Cristo è perfettamente inquadrato il volto di un uomo, in un gioco artistico-poetico di piani e contropiani che ne celebra la devozione popolare. Particolarmente apprezzate le serie di scatti: “I bambini, angeli scesi in terra per raccontare il nostro futuro” e soprattutto “ Le nostre mani insieme per costruire la forza e la passione della nostra fede”, una ricerca minuziosa del gesto, della massa, del sincronismo, del dolore esasperato nello sforzo e dato in offerta a Cristo, per sorreggere le “vare” portate in processione. Il tutto naturalmente impreziosito dalla musica classica tradizionale e dal vario repertorio della banda musicale della città di Paceco.
Parlando di tradizioni pasquali, interviene con sagacia Gian Marco Talluto, pieno conoscitore delle tradizioni Arberesh, che in una panoramica completa, spiega i punti di divergenza ed affinità tra il rito greco-ortodosso e quello latino, mostra un filmato e si sofferma su Kenka e Lazarit. Accompagna gli ascoltatori alla piena comprensione della terminologia e del significato dei canti popolari Arberesh, diversi nella cantilena e nella gravità della voce.
Una dimostrazione tecnica infine viene offerta da Anna Scalisi che canta mirabilmente con voce suadente alcune strofe del canto della Resurrezione di Lazzaro di Piana degli Albanesi.
Ritengo che questo seminario sia stata un’occasione ghiotta per la città di Palermo, soprattutto per fare avvicinare i giovani alle radici della nostra terra, come riscoperta, come conoscenza ma, soprattutto, come opportunità di riflessione su un bene culturale da salvaguardare e proteggere dall’indifferenza, perché la musica della tradizione ha un valore funzionale e simbolico, oltre l‘apparenza, conoscerla e conservarla vuol dire difenderne la memoria, custode delle identità di un popolo.
 

 

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