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“Sciuri, Sciuri…” Primavera di fiori al
Museo della Ceramica di Caltagirone
Inaugurata la mostra resterà aperta sino al 20 giugno

CALTAGIRONE -In
Sicilia l’annuncio della primavera era affidato agli asfodei (
in gergo i cipuddazzi) perché annunciavano il ritorno di
Prosepina dall’Ade per la gioia degli uomini e della dea madre
Cerere, ma in realtà gli araldi della primavera sono parecchi
e altrettanti sono le dispute per definire una “precedenza”.
Lasciamo che il dibattito prosegua e godiamoci questo inizio
di primavera di fiori che i nostri artigiani calatini hanno
immortalato con doviziosa maestria nei loro manufatti, sin dai
tempi immemorabili.
E’ stata inaugurata al Museo della Ceramica di Caltagirone
“sciuri, sciuri..” esposizione di manufatti, da ‘600 sino al
‘900, in maiolica policroma decorati con fiori. La mostra, il
cui titolo è stato tratto non a caso dall’omonima canzone
popolare siciliana, nel celebrare il tripudio della policromia
dei colori, che questa particolare stagione riserva, vuole
mettere l’accento sull’attenzione dei nostri artigiani che,
nel corso del tempo e con la loro arte, hanno saputo abilmente
cogliere dalla natura celebrando il suo trionfo attraverso
l’arte del plasmare la terracotta, fissando forme e colori con
l’insopprimibile voglia di “bello” che, sotto le abili mani di
capaci ceramisti, si trasforma in prezioso oggetto d’arte.
Madrina della mostra il Vicesindaco, Dott. Alessandra Foti,
presenti diverse autorità civili a cominciare dal Presidente
del Tribunale di Caltagirone, S.E. Dott. Salvatore Pagano,
on.le Marilena Samperi, on.le Antonio Carullo, on. Giacomo
Garra, il presidente Storia Patria Porf. Massimo Porta, il
presidente dell’Area Sviluppo Integrato, Cav.Francesco
Navanziono, insieme a tanti ospiti che hanno potuto ammirare
la mostra.
Ma l’esposizione è stata l’opportunità per uscire dai
magazzini del Museo alcuni particolarissimi oggetti in
terracotta che mai, prima d’oggi, sono stati esposti al
pubblico, a cominciare dai policromi albarelli, sino a
bellissime e decoratissime “quartare” biansate dai caldi
colori.
“Per questa mostra – spiega Salvatore Scuto direttore del
Museo - abbiamo scelto il tema della primavera con una
serie di manufatti dove si vede tutta la maestria dei nostri
artigiani che nel fabbricare oggetti d’uso comune hanno
impresso quella voglia del bello, sapendoli trasformare in
preziose cose d’arte”. “Ma non solo – conclude Scuto – è
stata, anche, l’opportunità per mostrare ai visitatori parte
della ricchezza museale ancora conservata nei nostri magazzini
, esponendo, per la prima volta, alcuni oggetti , che per solo
ragione di spazio,, non trovano posto tra le bacheche del
Museo, e che in questa occasione risorgono con la speranza,
ormai inderogabile, di trovare posto ben presto nei nuovi
locali dell’ex convento di Sant’Agostino, dove il Museo potrà
spiegare l’intero lotto delle sue ricchissime collezioni”.
La mostra si apre con la magnifica boccia con fiore
bianco a 8 petali, attuale logo del Museo, in compagnia della
nota bottiglia 700esca a fiori blù, un bouquet di fiorellini
dell’Istituto per l’rtigianato ceramico della metà del ‘900 e
altri manufatti decorati a fiori. Si continua con quartare, a
grandi fiori, grandi piatti (fangotti), tra i quali un
capolavoro dell’ultimo seicento a decorazione blu ed orlo a
merletto. E poi una rutilante fruttiera, forse dell’officina
Di Bartolo, e un magnifico piccolo albarello, con iris blu, da
attribuire ad uno dei migliori periodi della 700esca bottega
Lo Nobile. E poi vasi e cassette da giardino con fiori che si
disperdono in allegre corone, così come manufatti provenienti
dalle fabbriche di Burgio, Palermo, Santo Stefano, Napoli e
Vietri sul Mare.
Un vero omaggio, quindi, ai policromi colori della natura che
solo questa parte dell’anno ci riserva, per un tuffo nella
cultura dell’arte ceramica dove anche un oggetto quotidiano
può diventare una vera e un’opera d’arte.
La mostra resterà aperta sino al 20 giugno p.v., tutti i
giorni compresi i festivi, dalle ore 9,00 alle ore 18,00.
L’ingresso alla mostra è gratuito.
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