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CATANIA - Il fianco orientale dell'Etna si sposta verso il mar Ionio a
velocità doppia: da 3 a 7 centimetri l'anno
13 febbraio 2007
CATANIA - L'impetuoso,
si fa per dire, scivolone dell'Etna ha avuto inizio nel corso delle
consistenti eruzioni laterali del 2001 e del 2002. Per cui tutto il fianco
orientale del vulcano si è spostato a una velocità doppia rispetto a quella
consueta, cominciando a scivolare verso il mar Ionio a circa 7
centimetri l'anno invece che a 2-3 centimetri.
Adesso questo fenomeno è rientrato sui valori normali, ma ha causato un'
eruzione anomala, per le modalità con cui è avvenuta, e che i vulcanologi
hanno denominato "silenziosa", poiché non è stata preannunciata e
accompagnata dal consueto tremore e dai terremoti che di consueto anticipano
le eruzioni.
La notizia proviene da uno studio dei ricercatori dell'Istituto
nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania, pubblicato sul Journal of
Geophysical Research, sulla complessa dinamica dell'eruzione
silenziosa dell'Etna, cominciata il 7 settembre 2004 e
conclusa il 12 marzo 2005,. L'aspetto più singolare dell'eruzione
silenziosa, secondo gli esperti dell'Ingv, consiste nel fatto che
l'accelerato scivolamento verso lo Ionio del fianco orientale dell'Etna ha
creato un vero e proprio 'strappo' nella parte centrale del vulcano che ha
permesso la fuoriuscita del magma già presente all'interno del vulcano. In
altri termini, spiegano gli autori dello studio, è stata la deformazione del
fianco orientale a scatenare l'eruzione.
Solitamente accade il contrario: il magma risale e preme per uscire
deformando il vulcano. Questo studio assume una particolare importanza,
oltre che per il fatto di riportare le prime evidenze strumentali di una
diversa modalità eruttiva del maggiore vulcano attivo europeo, anche perchè
approfondisce alcuni aspetti di una parte dell'Etna che è strutturalmente
instabile e che in epoca preistorica ha provocato imponenti frane verso il
mar Ionio. Questo lato dell'Etna è considerato come un 'gigante dai piedi
d'argilla' perchè i potenti spessori di lave eruttati dal vulcano poggiano
su un substrato argilloso che accresce l'instabilità del versante e la sua
tendenza allo scivolamento verso lo Ionio.
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