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CIPE, La strana esultanza della politica siciliana
Mentre alcune regioni d’Italia ottengono miliardi di euro
dalle ultime deliberazioni Cipe per la realizzazioni di opere
pubbliche di grande rilievo, la politica siciliana esulta per
i pochi spiccioli che, in effetti, raggiungono la Sicilia
ROMA -Mentre alcune
regioni d’Italia ottengono miliardi di euro dalle ultime
deliberazioni Cipe per la realizzazioni di opere pubbliche di
grande rilievo, la politica siciliana esulta per i pochi
spiccioli che, in effetti, raggiungono la Sicilia.
Vediamo le differenze:
- al nord vengono assegnati 4.166 milioni di euro per
un'autostrada che collegherà 5 province (Bergamo, Monza e
Brianza, Milano, Como, Varese), in Sicilia vengono assegnati 6
milioni di euro per il raddoppio di una strada
nell'agrigentino;
- al nord vengono assegnati 130,5 milioni di euro per i lavori
della Lecco-Bergamo, in Sicilia vengono assegnati 5 milioni di
euro che riguarderanno i lavori di recupero dei manufatti
industriali nell’ex area Montedison;
- al nord vengono assegnati 1.691 milioni di euro per la
Metro di Milano e 500 milioni di euro per la
realizzazione del terzo Valico dei Giovi sull’Appennino
Ligure, in Sicilia vengono assegnati 3 milioni di euro ad
Aragona per il completamento dei lavori di urbanizzazione
sempre nell'agrigentino.
E’ talmente evidente la sperequazione che vi è nella
ripartizione dei finanziamenti e nell’importanza degli
investimenti stessi e sono due le cose che secondo me
dovrebbero far riflettere i siciliani: la prima, che la
politica regionale non abbia dei progetti di grande importanza
al Cipe per migliorare quelle condizioni infrastrutturali di
cui la Sicilia ha veramente bisogno, oltre al Ponte sullo
Stretto; la seconda, che il solo Ponte sullo Stretto, ritenuta
opera di primaria importanza per le sorti della Sicilia, possa
eliminare l’enorme gap infrastrutturale del territorio
siciliano.
Sono evidenti e sotto gli occhi di tutti le condizioni
infrastrutturali della Sicilia (strade, autostrade,
ferrovie etc.).
E’ evidente che alla Sicilia sono stati destinati pochi
spiccioli a differenza delle risorse ben più consistenti
assegnate al nord.
Non basta e non deve bastare alla politica siciliana, quella
con la “P” maiuscola, la scusa che la popolazione siciliana è
facilmente propensa ad accontentarsi, specialmente in un
momento di profonda crisi, la crisi per noi siciliani è da
almeno 40 anni che esiste e non è un problema di questi ultimi
anni. La crisi infrastrutturale della Sicilia è prettamente un
problema politico e la prova tangibile è sotto gli occhi di
tutti, nessun collegamento veloce stradale né ferroviario tra
le nove province siciliane, penso che ciò possa bastare a far
riflettere i siciliani e tutta la classe politica siciliana.
Giosuè Malaponti
Coordinatore
COMITATO PENDOLARI SICILIANI
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