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CATANIA - Biblioteche Riunite Civica e Ursino Recupero dell’ex Monastero dei Benedettini: due incontri su “Don Chisciotte” nella letteratura italiana" con Vicente González Martín (Università di Salamanca) e su D'Annunzio, Il Vittoriale: cittadella d’autore, con Annamaria Andreoli (Università della Basilicata)
 di Maria Valeria Sanfilippo
  21 ottobre 2005
 

CATANIA - Nel Refettorio delle Biblioteche Riunite Civica e Ursino Recupero dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania, hanno avuto luogo due incontri, rispettivamente tenuti da Vicente González Martín (Università di Salamanca) e da Annamaria Andreoli (Università della Basilicata).

Dopo il saluto di Margherita Spampinato, coordinatore del Dottorato di ricerca in Filologia Moderna, ad introdurre gli illustri ospiti è stata Sarah Zappulla Muscarà, che ne ha ricordato la statura.
 Il “Don Chisciotte” nella letteratura italiana: è stato l’argomento affrontato da González per celebrare il IV centenario della pubblicazione della nota opera dello scrittore Miguel de Cervantes. Lo studioso, attraverso un’accurata analisi comparata, ha messo a fuoco il rapporto di contaminatio instauratosi fra il Don Chisciotte e la cultura italiana: da Boccaccio ad Ariosto, da Tasso a Meli, da Veneziano a Borgese, da Pirandello e Sciascia sino a Bonaviri, svariati sono i punti di contatto che provano come l’ars di Cervantes abbia tratto linfa vitale dai classici del nostro panorama letterario e come essa, a sua volta, abbia influenzato con il donchisciottismo non soltanto i circuiti accademico-letterari, ma anche l’immaginario collettivo.
 «Tutti credono di sapere cos’è, quasi fosse stato letto in una vita anteriore o sognato»: così scriveva Leonardo Sciascia nei riguardi del Don Chisciotte. Quanto al suo creatore, esso viene definito da Giovanni Papini come «il più grande» fra gli scritori castigliani. Una carrellata di giudizi critici ha quindi permesso di riassaporare il gusto di un’opera, che ha attraversato intere generazioni di lettori, e di permeare maggiormente l’universo di Cervantes, a tutt’oggi autore poco indagato.

 Vivo interesse ha suscitato anche la relazione, intitolata Il Vittoriale: cittadella d’autore. Annamaria Andreoli ha accompagnato gli astanti in un percorso immaginario all’interno del Vittoriale, monumentale “casa” voluta da Gabriele D’Annunzio per commemorare la vittoria nazionale conseguita nella I guerra mondiale. Mausoleo presentato in maniera univoca, spesso esaltato per l’arredamento kitsch e l’aspetto lussurioso, il Vittoriale, al contrario, riserva svariate chiavi di lettura, rivelandosi al contempo «momento sacrale» e «occasione polemica». L’architettura della cittadella, infatti, sottende al dialogo ironico-polemico che investiva i rapporti fra il poeta vate e il duce. Tra i vari tesori, l’imponente struttura vanta 70.000 volumi rari, preziosi incunaboli, carteggi privati, un immenso archivio; consta altresì di nove ville e di diciassette colonne (quante furono le vittorie riportate nella “grande guerra”). Un itinerario, quello del Vittoriale, segnatamente simbolico, che «funziona come una poesia dannunziana», come una pagina la cui scrittura risulta costruita da pietre e immagini allegoriche: «per comprendere in profondità il Vittoriale» - ha asserito la relatrice - «non bisogna fermarsi alla soglia, ma percepire pirandellianamente il “sentimento del contrario”, proprio come per il Don Chisciotte di Cervantes».
Gli incontri sono stati salutati dalla presenza della stampa e di un folto pubblico. Tra gli intervenuti: Grazia Addamo, María Mercedes de Sande, Rita Carbonaro.
 

 

 

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