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PALERMO - ARTERIOPATIA OBLITERANTE PERIFERICA, O “SINDROME DELLA VETRINA”: PREVENIRLA AIUTA A RIDURRE IL RISCHIO DI MALATTIA CARDIOVASCOLARE
 UNA SUBDOLA MINACCIA CHE NON COMPARE MAI DA SOLA E AUMENTA LA POSSIBILITÀ DI ICTUS O INFARTO.
IL SINTOMO PIÙ NOTO È LA COSIDDETTA CLAUDICATIO INTERMITTENTE, MANIFESTA IN 3 PAZIENTI SU 101.
L’UNICA DIFESA È LA PREVENZIONE, ELIMINANDO I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO E CONTROLLANDO I LIVELLI DI COLESTEROLO NEL SANGUE GRAZIE ALL’AIUTO DI UNA STATINA EFFICACE GIÀ A BASSO DOSAGGIO COME ROSUVASTATINA

29 gennaio 2006

 

PALERMO - In Sicilia, come ovunque in Italia, è in aumento il rischio, specialmente negli anziani, di subire l’occlusione di un’arteria periferica degli arti inferiori. Un evento grave, che è meno raro di quanto si pensi:Ne soffre addirittura una percentuale compresa tra il 15 e il 25% degli adulti con fattori di rischio cardiovascolari – afferma il professor Marcello Traina, Primario del reparto di Cardiologia Clinica di Villa Maria Eleonora, Palermo - cioè fumatori, persone con elevati livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo), livelli ridotti di colesterolo buono (il colesterolo HDL), ipertensione arteriosa o diabete. Ed è una malattia dalle gravi conseguenze, il cui tasso di mortalità a 5 anni dalla diagnosi è pari al 30%2

L’Arteropatia Obliterante Periferica (AOP) è nota come ”sindrome della vetrina”, perché chi ne soffre - non riuscendo a camminare per più di due o tre minuti senza provare un intenso dolore, in genere al polpaccio (claudicatio intermittens) - è costretto a frequenti brevi soste prima di riprendere la marcia, soste “giustificate” con la scusa di guardare le vetrine. La causa di questi sintomi è l’occlusione che colpisce le arterie degli arti inferiori. 

L’AOP è una malattia subdola - avverte il professor Traina - perché in genere quando compaiono i sintomi, specialmente la claudicatio, l’alterazione si è già instaurata. Anzi, nelle persone più anziane, che hanno meno occasioni di movimento oppure soffrono già di malattie come il diabete, è anche più difficile scoprirla”.  È per questo motivo che la diagnosi precoce è così importante. Non è difficile: basta che i medici sottopongano i pazienti 'sospetti', come i fumatori e i diabetici, a un test semplicissimo: l'indice caviglia-braccio, il cosiddetto Indice ABI (Ankle Brachial Index). È un esame facile e del tutto indolore, che consiste nel misurare la pressione sistolica alla caviglia e a livello del braccio, calcolando poi il rapporto tra i due valori ottenuti. Quando è normale, l'indice  è compreso tra 1,30 e 0,90 e diminuisce, se è presente un'ostruzione, in misura proporzionale alla gravità dell'ostruzione stessa, fino a un valore inferiore a 0,40 nei casi più gravi3

Per prevenire la malattia, bisogna, in primo luogo, agire sui fattori di rischio.

Nella mia esperienza – conferma il professor Marcello Traina - il fumo è, per l’adulto in giovane età un fattore di rischio importante per lo sviluppo e l’aggravamento della malattia”. Per questa ragione smettere completamente di fumare è essenziale, perché riduce immediatamente i rischi. Anche una sola sigaretta al giorno può, al contrario, aggravare i danni delle arterie. Inoltre, è necessario compiere un regolare esercizio fisico (che favorisce lo sviluppo di circoli collaterali) e, come sostengono le linee guida internazionali, agire contro l’ipercolesterolemia. “In pratica – spiega il professor Traina – dobbiamo portare i tassi ematici di colesterolo ai livelli ottimali per la malattia, cioè al di sotto dei 100mg/dL. Quindi, tutti i pazienti devono essere trattati adeguatamente3. 

E’ stato inoltre riscontrato che le donne e gli uomini con AOP soffrono di una patologia cardio-cerebro-vascolare concomitante, come la cardiopatia ischemica o l'ictus, da 2 a 4 volte più spesso della popolazione generale3. Senza contare che le persone affette da questa malattia hanno una probabilità da 2 a 6 volte superiore di subire un infarto fatale3.

Inoltre, l’AOP costituisce una delle manifestazioni della malattia aterosclerotica. Essendo, infatti, provocata dalla riduzione del flusso di sangue lungo le arterie degli arti inferiori, che vengono parzialmente o completamente ostruite da placche ateromatose, AOP e aterosclerosi sono, in un certo senso, “legate a filo doppio”. Ne è prova che il 50% dei pazienti affetti da AOP è dislipidemico1.

Ciò è confermato dal fatto che, secondo le linee guida internazionali, l’AOP va curata senza trascurare di trattare la malattia aterosclerotica nel suo complesso, riducendo i livelli di colesterolo LDL3.

E’ stato osservato, infatti, che elevati livelli di colesterolo totale e di colesterolo LDL ne favoriscono la comparsa e che i pazienti con AOP hanno un rischio cardiovascolare più basso se sono trattati anche con statine3.

Ecco perché la prescrizione di farmaci ipolipemizzanti come le statine, in grado di ridurre i livelli ematici di colesterolo totale e di colesterolo “cattivo” (C-LDL), è a carico del SSN per chi soffre di ipercolesterolemia non corretta dalla sola dieta ed è affetto da complicanze cardiovascolari quali l’ arteriopatia obliterante periferica o pregresso infarto o diabete (prevenzione secondaria). 

Tra le statine oggi disponibili, quella che ha confermato un’elevata efficacia sul profilo lipidico già a basso dosaggio è rosuvastatina, l’ultima nata tra le statine, che ha confermato l’efficacia nel raggiungimento del target terapeutico per il colesterolo LDL consigliato dalle linee guida internazionali, in base ai differenti profili di rischio, in 9 pazienti su 104-6. Rosuvastatina ha dimostrato di ottenere la riduzione dei livelli plasmatici del colesterolo LDL pari al 50% e del colesterolo totale del 35%5,6. 

Bibliografia

1.       E. Mannarino, L. Pasqualini. "Le Arteriopatie Periferiche" in: "Manuale delle Dislipidemie e dell'Arteriosclerosi (SISA-Società Italiana per lo studio dell'Arteriosclerosi)" a cura di A. Pujia & A. Notarbartolo. Edizioni PRO.SA 2004
2.      
Andreozzi GM et al; Consensus on claudicatio intermittens. Adis; gennaio 2005; http://www.angio-pd.it/2006%20Consensus%20Intermittent%20Claudication.pdf

3.       ACC/AHA 2005 Practice Guidelines for the management of patients with peripheral arterial disease (lower extremity, renal, mesenteric, and abdominal aortic). J Am Coll Cardiol, 2006; 47:1239-1312

4.       Jones PH et al Am J Cardiol. 2003; 92(2):152-160

5.       Brown WV et al Am Heart J.2002;144(6):1036-43

6.       Olsson AG et al Am Heart J. 2002; 144(6):1044-51

 NOTE:

La prescrizione delle statine a carico del Sistema Sanitario Nazionale nei soggetti con AOP è limitata ai pazienti in cui tale condizione è associata a ipercolesterolemia non corretta dalla sola dieta.

 

 

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