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DALL'ITALIA E DAL MONDO

12 giugno 2007

MEDICINA - STUDI SULLA CELLULA MADRE DEL TUMORE AL SENO
 

ROMA - Risultati soddisfacenti, quelli sulla genesi del tumore al seno, che presto potrebbero portare alla scoperta di importanti rimedi contro una malattia ancor oggi mortale, nonostante i progressi degli ultimi tempi.
Un team di scienziati ha pubblicato on line, sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, la loro ricerca,  che è in gran parte italiana e condotta fra Milano e Genova e coordinata dal Nobel Renato Dulbecco.Da una sola cellula staminale responsabile del tumore del seno sono state ottenute in laboratorio colture di cellule madre di questa forma di tumore: un risultato che permette finalmente di manipolare le cellule che danno origine dal cancro del seno, studiarne il comportamento per capire come si formano recidive e metastasi e, soprattutto, per individuarne i punti deboli per poterle aggredire e trasformare in bersagli di futuri farmaci.

 Le cellule madre del tumore della mammella sono di ratto. L'obiettivo è, naturalmente, arrivare alle cellule che hanno lo stesso ruolo nell'uomo. "Tutto il merito va a Dulbecco, che ha isolato queste cellule e le ha studiate per dieci anni, negli anni '80'', ha detto la biologa molecolare Ileana Zucchi, dell'Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Milano, prima firmataria dell'articolo. La ricerca è stata condotta in collaborazione con l'Istituto Tumori di Genova, l'Istituto tedesco Max Planck di Muenster e l'Istituto californiano Salk. "Da tempo - ha detto Ileana Zucchi - si sospettava che anche nei tumori solidi ci fossero cellule staminali cancerose responsabili di ricadute e metastasi: queste cellule erano state identificate, ma non ancora caratterizzate. Adesso abbiamo ottenuto le prime linee di cellule staminali del tumore della mammella nel ratto, le abbiamo fatte crescere in coltura e abbiamo visto che mantengono le capacità staminali". Avere a disposizione tutto questo materiale biologico vuol dire anche poter avviare studi a lungo termine per conoscere a fondo i meccanismi che danno origine al cancro del seno e che lo fanno sviluppare. Il risultato descritto su Pnas è stato eseguito nei ratti, ma naturalmente l'obiettivo è arrivare ad avere le stesse conoscenze nei tumori umani. "Impossibile - ha osservato la ricercatrice - prevedere quando ci arriveremo, intanto procediamo per tappe successive".

Il prossimo passo, intanto, é già cominciato e consiste nel trapiantare una sola cellula staminale del cancro della mammella nelle ghiandole mammarie di topi. "Abbiamo visto che il tumore si rigenera anche con un sola cellula, ma riteniamo necessario fare un gran numero di questi trapianti", oltre una ventina, contro i tre-quattro che si fanno in genere in esperimenti analoghi."Finora - ha aggiunto la ricercatrice - ne abbiamo fatti sei e abbiamo visto che una sola cellula è capace di scatenare il tumore indefinitamente. Nessuno dei topi trapiantati finora non ha avuto il tumore". Questa fase della ricerca proseguirà per tutto l'anno. "Contemporaneamente - ha detto ancora Ileana Zucchi - ci interessa capire l'origine e il comportamento di questa forma di tumore nell'uomo. Il nostro obiettivo è isolare dei marcatori, delle proteine della membrana cellulare dalle quali ottenere anticorpi che permettano di isolare le cellule staminali del tumore mammario umano". E' difficile, ha aggiunto, prevedere quanto tempo sarà necessario a questa seconda fase della ricerca: "abbiamo passato dieci anni a cercare di capire le capacità di differenziamento delle cellule staminali cancerose. Chissà quanto tempo ci vorrà per ottenere lo stesso risultato nell'uomo".

 

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