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ROMA -
CEIS, SPESE SALUTE ‘CATASTROFICHE’ PER QUASI UN MILIONE DI
FAMIGLIE ITALIANE
di Enza Garipoli
ROMA - L'Aiom (l'associazione dei medici
oncologici) ha evidenziato che è in crescita il rischio di
impoverimento delle famiglie italiane, a causa delle crescenti
spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale.
In
particolare, per le cure odontoiatriche e l’assistenza alle
persone non autosufficienti.
Pertanto, si tratta di oltre 948.253 famiglie pari al
4,1%, di nuclei familiari gravati dalla cosiddette spese
‘catastrofiche’ - devastanti per i bilanci familiari -
sostenute per la salute.
Come in altri settori, persiste un profondo gap che
evidenzia le notevoli differenze regionali: infatti il
rischio massimo è in Calabria dove il fenomeno colpisce l’11,2%
delle famiglie, minimo in Emilia Romagna (1,2%). E
a correre il pericolo di impoverirsi non sono solo i ceti meno
abbienti, ma anche quelli medi. I dati arrivano dal ‘V
Rapporto del Ceis Sanità 2007’, realizzato dal Centro di
ricerca della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor
Vergata. L’analisi del Ceis Sanità, condotta sugli
ultimi dati dell’Istat relativi ai consumi delle famiglie
italiane nel 2005, indica che i fenomeni di impoverimento
legati alle spese sanitarie private non si riducono, anzi c’è
un trend in costante crescita: le famiglie già concretamente
impoverite sono 346.069, pari all’1,5% della popolazione.
Con forti differenze regionali: si va dallo 0,3% in
Toscana al 4,9% in Calabria. A mettere a rischio i bilanci
familiari sono soprattutto le carenze del Ssn rispetto
all’assistenza per i non autosufficienti e alle cure
dentistiche. Più a rischio di impoverimento gli anziani: le
persone sole over 65 e le coppie senza figli con uno dei due
coniugi anziano, rispettivamente 2,9% e 2,3%.
Ma l’impoverimento colpisce sempre di più anche le coppie
con figli: la percentuale di famiglie impoverite è passata
dallo 0,6% all’1,2% per le coppie con un figlio, e dall’1,1%
all’1,9% per quelle con tre o più figli. Una situazione che si
accompagna peraltro a una crescita dell’incidenza di povertà.
Le spese ‘catastrofiche’ - che interessano oltre il 4% delle
famiglie - sono più frequenti tra i meno abbienti, ma il
fenomeno incide pesantemente anche sui cosiddetti ceti medi.
Quindi, sottolinea il Ceis Sanità, diventano necessarie
politiche di maggiore protezione sia per i ceti più deboli,
sia per i ceti medi. In caso contrario si rischia di
rompere il ‘patto di solidarietà’ alla base dell’universalità
del Ssn. Di fronte a questi dati, dunque, le politiche
sanitarie e quelle per la famiglia appaiono strettamente
interrelate e, suggerisce il Ceis Sanità, richiedono un
maggiore coordinamento. Secondo il Ceis, per uscire
dall’impasse è necessario intervenire “sulla riforma dei
ticket/esenzioni, e lo sviluppo dei fondi sanitari integrativi
che malgrado le indicazioni contenute nella riforma ‘Bindi’
sono sinora rimasti sulla carta”.
I dati disponibili confermano che pochissime famiglie hanno
coperture assicurative, solo il 6,1%, e prevalentemente
sono famiglie abbienti. E fra queste, inoltre, c’è anche una
bassa incidenza di polizze che coprono l’intero nucleo
familiare (il 31,3%). Si conferma, quindi, una scarsa
propensione all’assicurazione dei rischi legati alla malattia,
nonostante sia privata quasi il 25% della spesa sanitaria e
dovuta ai ticket, o alla decisione di acquistare prestazioni
fuori dal Ssn pubblico.
“È perciò opportuno che siano promosse forme di incentivo,
non solo fiscale, per aumentare le coperture integrative. Però
- raccomanda il Ceis Sanità - questi incentivi per essere
efficaci dovrebbero essere legati alla copertura delle aree
che il Ssn non è attualmente in grado, per ragioni
finanziarie, di coprire. Aree che generano
impoverimento: in primo luogo non autosufficienza e spese
dentistiche”.
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