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ROMA - NUOVI MARCATORI PREDITTIVI DI
TUMORE ALL'OVAIO
ROMA - Marcatori ematici, quali CA125, HE4 e mesotelina,
possono evidenziare la presenza di cancro ovarico anche 3 anni
prima della diagnosi clinica, ma con maggiore sicurezza entro
un anno dalla diagnosi. I marcatori CA125, HE4 (human
epididymis protein 4), mesotelina, B7-H4, DcR3 (decoy receptor
3) e spondina-2 sono stati identificati quali potenziali
marcatori biologici per il cancro all'ovaio. Ad eccezione di
CA125, il loro rilevamento nel periodo pre-diagnosi non è mai
stato valutato. I ricercatori del Fred Hutchinson Cancer
Research Center di Seattle hanno determinato le concentrazioni
di CA125, HE4, mesotelina, B7-H4, DcR3 e spondina-2 con
dosaggio immunologico in campioni di siero (1-11 campioni per
ogni partecipante allo studio) che erano stati raccolti da 0 a
18 anni prima della diagnosi di cancro all'ovaio in 34
pazienti (di cui 15 con carcinoma sieroso in stadio avanzato)
e in un periodo di tempo equivalente in 70 persone sane (con
simili caratteristiche) che avevano partecipato allo studio
Carotene and Retinol Efficacy Trial. Curve Lowess sono state
utilizzate per riassumere i livelli medi dei biomarcatori
nelle pazienti con cancro e nei controlli, separatamente, nel
tempo. Curve ROC sono state tracciate e AUC sono state
calcolate per valutare la capacità discriminatoria di questi
marcatori nel periodo di tempo prima della diagnosi del
tumore. Lo studio pubblicato nel Journal of the National
Cancer Institute (leggi abstract originale) ha evidenziato che
le concentrazioni medie di CA125, HE4 e mesotelina (ma non di
B7-H4, DcR3 e spondina-2) iniziano ad aumentare già 3 anni
prima della diagnosi nelle pazienti, rispetto ai controlli
sani, ma raggiungono livelli determinabili (molto elevati)
solo durante l'anno immediatamente precedente alla diagnosi
del tumore. Nelle analisi descrittive ROC, il potere
discriminatorio di questi marcatori era limitato (range AUC =
0.56-0.75), ma mostrava accuratezza maggiore con l'avvicinarsi
del momento della diagnosi (es. AUC per CA125 era 0.57, 0.68 e
0.74 per ≥ 4, 2-4 e < 2 anni pre-diagnosi, rispettivamente).
ALCOOL/FUMO E RISCHIO DI SVILUPPARE TUMORE ESOFAGEO E
GASTRICO
Uno studio prospettico pubblicato nella rivista Gut (leggi
asbtract originale) ha valutato nel dettaglio l'associazione
tra alcool e fumo e sviluppo dei due principali tumori
dell'esofago e dello stomaco. Il consumo di alcool
aumenterebbe il rischio di sviluppare solo un particolare tipo
di cancro all'esofago, il carcinoma a cellule squamose, mentre
il fumo sarebbe associato a tutti i tipi di cancro studiati.
Il consumo di alcool e il fumo di sigaretta sono stati
associati in modo diverso a vari tipi di cancro: il carcinoma
a cellule squamose dell'esofago (OSCC), l'adenocarcinoma
esofageo (OAC), l'adenocarcinoma gastrico del cardias (GCA) e
non cardias (GNCA). Tuttavia, le evidenze si basavano su studi
retrospettivi, mentre in questo studio sono state valutate in
una coorte prospettica. Lo studio Netherlands Cohort Study ha
coinvolto 120852 persone che hanno compilato un questionario
base sulla dieta e su altri fattori di rischio di cancro nel
1986. Durante un follow-up medio di 16.3 anni erano stati
rilevati 107 casi di OSCC, 145 di OAC, 164 di GCA e 491 di
GNCA, utilizzati per l'analisi con modelli di rischio
proporzionale di Cox e per l'approccio caso-coorte. Il
rapporto di rischio incidentale (RR) per OSCC era 4.61 (IC
95%: 2.24-9.50) dopo l'assunzione giornaliera di ≥ 30 g di
etanolo, rispetto ai non bevitori (p trend < 0.001), ma non è
stata rilevata alcuna associazione con l'alcool per gli altri
tipi di cancro studiati (OAC, GCA e NGCA). Rispetto ai non
fumatori, i fumatori mostravano un rischio che variava da 1.60
per GCA a 2.63 per OSCC ed era statisticamente significativo o
al limite della significatività. La frequenza, la durata e la
quantità di pacchetti consumati in un anno erano anch'essi
indipendentemente associati al rischio di tutti i quattro tipi
di cancro studiati e un'interazione positiva è stata
evidenziata tra consumo di alcool e fumo sul rischio di OSCC.
Il rischio per i fumatori abituali che consumavano più di 15 g
giornalieri di etanolo era 8.05 (IC 95%: 3.89-16.60; p
interazione = 0.65), rispetto ai non fumatori che consumavano
meno di 5 g/die di etanolo.
CELLULE ENDOTELIALI CIRCOLANTI QUALI MARCATORI DEL
CARCINOMA RENALE
Ogni anno il carcinoma renale è
responsabile di elevata mortalità nella popolazione. Se da
un lato, la malattia viene diagnosticata precocemente,
dall'altro, la prognosi rimane ancora una sfida. Gli
indicatori prognostici attualmente considerati, come lo
stadio TNM, il grado Fuhrman e il sottotipo istologico,
sono inadeguati. E, diversamente da altre neoplasie
maligne, per il carcinoma renale non esistono al momento
biomarcatori per la stratificazione dei pazienti in classi
di rischio alto, intermedio o basso per lo sviluppo di
metastasi. Anche la terapia anti-angiogenica, attualmente
offerta ai pazienti con malattia metastatica, non è
supportata da biomarcatori che permettano di verificare
l'efficacia del trattamento. Recentemente, l'attenzione è
stata focalizzata verso marcatori 'surrogato' della
vascolarizzazione tumorale come origine di biomarcatori
prognostici, dato che la crescita tumorale dipende dalla
neo-vascolarizzazione. Due popolazioni cellulari, le
cellule endoteliali circolanti (CEC) e le cellule
progenitrici endoteliali circolanti (CEP), sono state
confermate in vari studi contribuire alla
vascolarizzazione del tumore. In seguito a queste
osservazioni sono stati condotti studi che hanno esaminato
la loro utilità come biomarcatori prognostici correlandone
i livelli con la sopravvivenza libera da progressione e
con determinanti prognostici come il volume e il carico
tumorale. Tuttavia, il loro ruolo nella previsione della
prognosi del carcinoma renale, così come il loro
potenziale quali marcatori dell'efficacia del trattamento
nel carcinoma renale metastatico, rimane da stabilire. Gli
studi condotti sulle CEC e CEP in ambito tumorale sono
stati esaminati in questa recensione pubblicata nella
rivista Urological Oncology (leggi
abstract originale).
L'ECONOMISTA, OLTRE 2 ANNI DI ATTESA PER VIA LIBERA NUOVI
ANTICANCRO
Sul tema dell’accessibilità ai farmaci
innovativi contro il cancro "siamo indietro rispetto agli
altri Paesi: per il 90% delle specialità autorizzate a
livello europeo è iniziato l'iter di approvazione, ma non
è stato portato a termine. La durata complessiva del
percorso in Italia è in media di 857 giorni, cioè 2 anni e
3 mesi". A sottolinearlo e' stato Francesco Saverio
Mennini, docente di Economia sanitaria e Politica
economica delle università di Tor Vergata e La Sapienza di
Roma, in occasione di un convegno sui farmaci innovativi
organizzato nella Capitale dall'associazione culturale 'G.
Dossetti: i Valori'. "L'impatto a livello mondiale dei
farmaci oncologici – ha ricordato l'esperto - e' pari a
circa 48 miliardi di dollari. Tali prodotti, oltre a
rappresentare la prima classe terapeutica in termini di
spesa, sono anche quella che presenta il maggiore tasso di
crescita (pari al 11,3%) nel 2008". La componente con il
maggior peso nel condizionare i tempi e' però
"rappresentata dall'Agenzia europea dei farmaci, che
assorbe quasi il 32% del tempo complessivo registrato". In
Italia, secondo Mennini, sono tre i fattori che
influenzano l'accesso a questi farmaci: "Il tipo di
specialità medicinale considerata, il ruolo svolto dalle
Regioni nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria e
farmaceutica e la variabilità, appunto, su base
regionale".
PRIVACY: ANALISI MEDICHE VIA MAIL, LE REGOLE DEL GARANTE
A nalisi del sangue, radiografie e
referti medici direttamente sul pc di casa, invece che
lunghe file agli sportelli delle Asl e dei laboratori, ma
solo con il consenso dell'assistito e con l'uso di
password. Il Garante per la protezione dei dati personali
ha approvato le ''Linee guida in tema di referti on line''
che fissano rigorose misure a protezione dei dati sanitari
dei pazienti che intendono utilizzare questo servizio,
ricevendo il referto via mail o ''scaricando'' gli esami
clinici direttamente dal sito web della struttura
sanitaria. Già da tempo diversi laboratori, cliniche e
ospedali offrono servizi di consultazione elettronica dei
referti, ma l'assenza di una normativa che disciplini
questa nuova modalità di consegna ha reso necessario
l'intervento del Garante affinché questo importante ed
innovativo processo di ammodernamento tecnologico della
sanità pubblica e privata proceda seguendo regole chiare
ed uniformi. Come è avvenuto per il Fascicolo sanitario
elettronico, anche in questo caso l'Autorità ha svolto un
ruolo di supplenza in attesa di una legislazione adeguata.
Questi i punti principali stabiliti dalle Linee guida.
L'adesione al servizio dovrà essere facoltativa e il
referto elettronico non sostituirà quello cartaceo che
rimarrà comunque disponibile. L'assistito dovrà dare il
suo consenso sulla base di una informativa chiara e
trasparente che spieghi tutte le caratteristiche del
servizio di ''refertazione on line''. Il referto resterà a
disposizione on line per un massimo di 45 giorni e dovrà
essere accompagnato da un giudizio scritto e dalla
disponibilità del medico a fornire ulteriori indicazioni
su richiesta dell'interessato. Per fornire il servizio, le
strutture sanitarie pubbliche e private dovranno adottare
elevate misure di sicurezza tecnologica (utilizzo di
standard crittografici, sistemi di autenticazione forte,
convalida degli indirizzi e-mail con verifica on line, uso
di password per l'apertura del file) e, nel caso offrano
la possibilità di archiviare e continuare a consultare via
web i referti, dovranno anche sottoporre ai pazienti una
ulteriore specifica informativa e acquisire un autonomo
consenso. Le Linee guida emanate dal Garante tengono conto
delle osservazioni e commenti formulati da organismi e
professionisti sanitari pubblici e privati, medici di
base, pediatri, organismi rappresentativi, associazioni di
pazienti.
EFFETTO CRISI, 1 ITALIANO SU 5 RINUNCIA A CURE
Gli effetti della crisi economica si
fanno sentire anche sulla salute degli italiani. Quasi uno
su 5 (il 18%), in un anno, ha rinunciato per motivi
economici a una o più prestazioni sanitarie, soprattutto
visite specialistiche e cure odontoiatriche, ma non solo.
Con differenze notevoli tra i cittadini. Il dato, infatti,
sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del
Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al
27,2% nelle grandi città, al 31% tra i meno istruiti.
Sempre di più, inoltre, si preferisce ricorrere al
servizio pubblico, anche con lunghe liste d'attesa. Sono
alcune anticipazioni dei risultati del Monitor del Forum
per la ricerca biomedica e del Censis - che ogni anno
fotografa il rapporto degli italiani con la salute e il
Servizio sanitario nazionale - e che verrà presentato nei
prossimi mesi. Le cifre indicano, dunque, che si è
accentuato il ricorso a una strategia del rinvio delle
prestazioni sanitarie meno urgenti. Quasi il 21% degli
intervistati ha anche ridotto l'acquisto di farmaci pagati
di tasca propria: più del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel
Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi città,
quasi il 29% dei meno istruiti. Oltre alle prestazioni
sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a
meno della badante, per sé o per un familiare, a causa
della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3%
nelle città con 100-250 mila abitanti. Nell'ultimo anno il
35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie
pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, per
ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che
in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da
strutture private, pagando di tasca propria. La
percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i
residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra le
persone senza titolo di studio o con la sola licenza
elementare. Secondo il Censis si può prevedere che la
domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata
ad aumentare anche nell'anno nuovo. "Rendere più
efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e
sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile
per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto
il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per
la sanità". E' c'è il rischio, denuncia il Censis, che
l'affollamento delle strutture pubbliche determini, oltre
che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, un
maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere più
velocemente alle prestazioni sanitarie, come le
raccomandazioni e la corruzione. Già adesso quasi il 37%
degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del
Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi
il ricorso alle 'conoscenze' per ottenere raccomandazioni
e accelerare l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche,
e più del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di
fare regali alle 'persone giuste' per avere accesso a
corsie preferenziali.
ERRORI MEDICI: GINECOLOGIA
AL TERZO POSTO NELLE SEGNALAZIONI AL TDM
Secondo i dati del rapporto Pit - salute dell'associazione
Cittadinanzattiva - Tribunale diritti del malato, le
segnalazioni di errori medici da parte dei cittadini (30mila
l’anno) riguardano le specialità di ortopedia nel 17,5% dei
casi, di oncologia (13,9%), di ginecologia e ostetricia
(7,7%), di chirurgia e oculistica (5,4%), odontoiatria (5,2%)
e pronto soccorso (2,8%). Oltre il 50% delle segnalazioni sono
per interventi chirurgici sbagliati, il 25% per un errore di
diagnosi e solo un ottavo per una cura errata.
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