SNAMI: Medici, in Piemonte un Accordo discriminante
Per le attività di gruppo, in pratica, si privilegia chi aveva
già fatto domanda, escludendo di fatto la grande maggioranza
dei generalisti piemontesi. Con il rischio che dalle
sperimentazioni siano escluse anche intere aree della Regione
MILANO - La conclusione della trattativa della
medicina generale in Piemonte rischia di creare profonde
sperequazioni tra i medici di famiglia e tra le diverse aree
della Regione a danno anche dei cittadini.
“Il nodo, come sempre, sono i raggruppamenti dei
medici di famiglia in unità di cure o case della salute che
dir si voglia. La Regione ha deciso di istituire delle forme
di attività di gruppo, teoricamente una per distretto, solo
che ha, in pratica, stabilito una sanatoria per chi aveva
già fatto domanda per svolgere questo genere di attività,
quando ancora nulla si sapeva di questo programma Regionale”
spiega Angelo Testa, segretario nazionale dello SNAMI e
presidente del Sindacato di Torino. “Ma anche analizzando
nel merito la disposizione, si trovano motivi di disappunto.
I medici “arruolati” nel progetto dovrebbero operare presso
strutture fornite dalle ASL per intercettare anche i codici
bianchi (le situazioni che non presentano caratteristiche di
urgenza e gravità) o, in alternativa, operare nel loro
studio vedendosi rimborsare dal servizio sanitario regionale
fino al 70% delle spese relative allo studio stesso”.
Secondo lo SNAMI è evidente che si privilegia una
ristretta parte dei generalisti piemontesi (al massimo 600
su 4800), attribuendogli fino a 2500 euro mensili in più,
escludendo gli altri da qualsiasi forma di sperimentazione e
di incentivazione. Che questa parte dell’Accordo sia
assolutamente irrazionale lo mostra anche il suo iter molto
travagliato, con ampie defezioni al momento del voto, senza
contare che è stato siglato soltanto da uno dei sindacati in
trattativa.
“Ci auguriamo che se non si vuole recedere da questa
decisione, almeno si tenga fermo il principio della
distribuzione sul territorio, con una sperimentazione per
distretto. Non vorremmo che oltretutto si avesse qualche
distretto con due o tre iniziative “sanate” e altri in cui
nessuno ha potuto presentare un suo progetto” conclude
Angelo Testa. “Riteniamo comunque che tutti i medici di
famiglia piemontesi dovrebbero ribellarsi a questa
situazione”.