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SALUTE E RICERCA

SALUTE - L'importanza del trattamento delle riacutizzazioni della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)
Multimedia Healthcare Communication
23 dicembre 2005

MEDICINA - Gli esperti richiamano l'attenzione sulla gestione della BPCO al fine di ridurre le ospedalizzazioni e la mortalità.
Un nuovo rapporto conferma l'importanza del trattamento delle riacutizzazioni nella Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva
Nei giorni scorsi è  stato pubblicato un nuovo rapporto, Time to Live Report, sull'importanza del trattamento delle riacutizzazioni della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), la cui diffusione ai medici di medicina generale nel mondo viene supportata e promossa dall'Organizzazione Mondiale dei Medici di Famiglia (the World Organisation of Family Doctors - Wonca).

Il Time to Live Report, richiama i medici a seguire le linee guida ed a modificare le priorità nell'approccio della gestione della BPCO. Oltre il 90% dei medici intervistati per il Time to Live Report, concorda nell'affermare che la riduzione delle riacutizzazioni ("attacchi polmonari") sia prioritaria nel migliorare la qualità di vita del paziente affetto da BPCO, ed il 70% pensa che sia cruciale la riduzione delle visite ospedaliere.1,2 Tuttavia, nonostante l'aggiornamento delle linee guida e lo sviluppo di nuove terapie, un quarto dei pazienti affetti da BPCO, ospedalizzati per riacutizzazioni, muore entro un anno 3,4 e più del 90% dei broncopneumopatici cronici riferisce che le riacutizzazioni determinano una importante limitazione nella loro vita quotidiana.

Le riacutizzazioni rappresentano un peggioramento acuto dei sintomi generalmente stimolato da un'infezione respiratoria, che richiede l'intervento medico e spesso l'ospedalizzazione. Tuttavia, nonostante i medici ravvisino la necessità di ridurre le riacutizzazioni, quando si arriva alle strategie di cura, l'81% degli intervistati ancora ritiene che il sollievo dai sintomi giornalieri sia la migliore opzione di trattamento. Tale atteggiamento suggerisce che prevenire e ridurre le riacutizzazioni non rappresenti ancora una chiara priorità nella gestione della BPCO.

Il Dr Alfred Loh, Chief Executive Office di Wonca, commenta così:
 "Il Time to Live Report, dimostra la necessità di concentrarsi nuovamente sul modo in cui i clinici vedono e trattano la BPCO. Il livello di cura fornita ai pazienti con BPCO, la morbilità e la mortalità ad essa associate, sono veramente inaccettabili.
Abbiamo bisogno di rettificare con urgenza la convinzione che la BPCO sia una condizione cronica ed irreversibile e con limitate opzioni di trattamento. I progressi terapeutici ed il continuo aggiornamento riguardante la BPCO, dimostrano che questa è una condizione sia prevenibile che curabile.

La maggiore novità è rappresentata dall'evidenza che ci dimostra che i medici di medicina generale possono migliorare la qualità di vita dei pazienti con BPCO e dei loro familiari, focalizzandosi sulla riduzione del numero e della severità delle riacutizzazioni."
Le raccomandazioni sul trattamento della BPCO sono state raccolte nelle linee guida basate sull'evidenza, come quelle sviluppate dalla Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease - GOLD.6 Anche l'International Primari Care Airways Group Handbook - IPAG, ufficialmente pubblicato nel Maggio 2005 alla Conferenza Regionale Wonca dell'Asia e del Pacifico tenutasi a Kyoto -Giappone-, ha fornito ai medici di medicina generale linee guida pratiche per la gestione farmacologica della BPCO.
Nonostante sia risaputo nell'ambiente medico, che le riacutizzazioni rappresentino un obiettivo chiave del trattamento della BPCO, i risultati di una recente indagine inclusa nel Time to Live Report, hanno dimostrato una considerevole differenza tra gli obiettivi delle linee guida e la pratica clinica.

Il 90% dei medici è convinto che la riduzione delle riacutizazioni sia prioritaria per il miglioramento della qualità di vita del paziente (HRQoL).
L'89% concorda che la prevenzione delle riacutizzazioni rappresenti un ¿obiettivo chiave nella scelta terapeutica.
L'89% concorda che il rallentamento della progressione della malattia dovrebbe essere l'obiettivo primario nel trattamento della BPCO.
Nonostante ciò:

L'81% ritiene ancora che il sollievo dai sintomi sia la migliore opzione di trattamento della BPCO
Un quarto dei medici di medicina generale non è a conoscenza delle nuove linee guida.
Il 66% dei medici ritiene ancora che i pazienti debbano accettare la loro malattia come non gestibile.
Il Dr John Haughney, medico di medicina generale nella città di Glasgow, Scozia, Chairman dell'UK General Practice Airways Group, e coautore del Time to Live Report, commenta cosi': "La prevenzione delle riacutizzazioni viene identificata come un traguardo chiave in una gestione efficace della BPCO, nonostante ciò, il Time to Live Report rivela che esiste tuttora confusione sui principali obiettivi della gestione della BPCO. A causa di convinzioni obsolete sul beneficio degli interventi terapeutici nella BPCO e l'aderenza non ottimale alle linee guida molti pazienti continuano a soffrire senza ragione. Ridurre la frequenza e la severità delle riacutizzazioni, e trattarle in maniera aggressiva ed efficace, è persino più importante della gestione a lungo termine dei sintomi, e dovrebbe rappresentare il punto centrale del trattamento, se vogliamo ridurre il peso che la BPCO fa gravare sui pazienti e sul sistema sanitario."

Il Professor Thys van der Molen, GP, del Department of General Practice dell'University di Groningen, Professor di Primary Care Respiratory Medicine presso l'University di Aberdeen e co-autore del "Time to Live Report" aggiunge: "Nel momento in cui si prendono in considerazione le opzioni terapeutiche, i medici dovrebbero assicurarsi di raccomandare trattamenti in grado di ridurre il peso delle riacutizzazioni, come pure di fornire un sollievo della sintomatologia. Questa strategia potrà portare a risultati migliori, dal momento che le riacutizzazioni hanno un'influenza negativa sulla qualità della vita dei pazienti, che può durare fino a 6 mesi successivi alla recidiva. Se vogliamo porre i pazienti al primo posto, e far loro ottenere il miglior risultato possibile, dobbiamo essere sicuri di affrontare entrambi gli aspetti di questa condizione disabilitante, piuttosto che i soli sintomi".
Le tradizionali terapie raccomandate in precedenza per il trattamento della BPCO, come ad esempio i broncodilatatori ad azione rapida, aiutano a risolvere i sintomi acuti. Una recente evidenza ha dimostrato che il trattamento sia con un broncodilatatore a lunga durata d'azione che con un corticosteroide per via inalatoria - in particolar modo quando i singoli componenti sono utilizzati in associazione - non solo fornisce un sollievo dai sintomi, ma riduce anche in maniera significativa la frequenza e la gravità delle riacutizzazioni di BPCO, eventi riconosciuti come i più importanti nel contribuire al peggioramento della funzionalità polmonare.


INFORMAZIONI DI BACKGROUND
Riacutizzazioni della BPCO

La BPCO è una malattia caratterizzata da un'ostruzione delle vie aeree non completamente reversibile. In aggiunta ai sintomi giornalieri, i pazienti affetti da BPCO soffrono di periodi di peggioramento conosciuti come riacutizzazioni. In generale, i pazienti affetti da BPCO grave vanno incontro a riacutizzazioni più frequentemente rispetto a quelli con una malattia di grado lieve. Una riacutizzazione consiste nel deterioramento dello stato clinico del paziente, con un peggioramento acuto dei sintomi respiratori, come ad esempio tosse, affanno, espettorazione, fiato corto ed alterata funzione polmonare, indicati dai pazienti come eventi da evitare assolutamente, ancora più importante del miglioramento dei sintomi. Le riacutizzazioni sono accompagnate anche da un incremento dei sintomi non respiratori, come ad esempio astenia, malessere, insonnia, depressione, ansia e confusione.
Nei pazienti affetti da BPCO grave, le riacutizzazioni tendono ad essere complicate da sintomi cardiaci in associazione ai sintomi respiratori. Con l'aggravarsi della malattia, le riacutizzazioni si verificano con frequenza e gravità maggiori, contribuendo in tal modo ad un declino irreversibile della funzione polmonare, a un deterioramento della qualità della vita correlata alla salute e ad un aumentato rischio di ospedalizzazione. Gli eventi possono minare alla base la condizione del paziente per settimane o anche mesi e rappresentano una condizione importante della morte prematura.
Recenti studi hanno mostrato che i pazienti ospedalizzati per riacutizzazioni acute di BPCO presentano una scarsa sopravvivenza a breve e lungo termine, e quasi la metà muore entro tre anni.
Per esempio, tra i pazienti ricoverati in Unità di Terapia Intensiva a seguito di una riacutizzazione, il tasso di mortalità intraospedaliera è risultato del 24.5% - ed arriva al 42.5% ad un anno dopo la racutizzazione.
Anche i costi associati alle riacutizzazioni rappresentano un enorme peso economico che incide sul sistema sanitario; circa il 35-45% della spesa totale per BPCO può essere attribuita alle recidive acute.

RICERCA

IMPORTANZA DELLA VITAMINA D COME PROTEZIONE DA VARIE NEOPLASIE

Prendere, 25 microgrammi al giorno di vitamina D potrebbe essere un 'rimedio' alla portata di tutti per la prevenzione di tumori al seno, alle ovaie, alla prostata, al colon.
Infatti uno studio realizzato presso il Moores Cancer Center della University of California, San Diego (UCSD) Medical Center basato sulla revisione di decine e decine di studi pubblicati dal 1996 al 2004, mostra che la vitamina D 3 riduce il rischio di cancro a colon, seno, ovaie, fin del 50%. Lo studio sarà pubblicato nel numero di febbraio della rivista The American Journal of Public Health.
La vitamina D, di cui sono ricchi alimenti quali il fegato di pesce, uova, latte e derivati come burro, formaggi, carne, e' importantissima per il nostro organismo non solo perche' protegge dall'indebolimento delle ossa (viene infatti spesso somministrata alle donne in menopausa) ma anche per le sue funzioni sul sistema nervoso.

La principale risorsa di vitamina D rimane tuttavia l'esposizione solare infatti questa vitamina è diversamente abbondante nelle persone a seconda dei luoghi in cui vivono e alcuni popoli piu' di altri possono esserne carenti per condizioni climatiche del paese di appartenenza. Gia in passato alcuni studi avevano dimostrato che la vitamina D, una volta trasformata nella forma attiva, il calcitriolo, ha effetto protettivo contro il tumore della mammella.

Nel nuovo studio gli esperti, diretti da Cedric Garland, hanno rielaborato una vasta mole di dati rilevando che 25 microgrammi di vitamina D al giorno, pari a 1000 UI (unità internazionale), riducono il rischio di cancro al colon del 50%, mentre riducono del 30% il rischio di cancro al seno e alle ovaie.

Le quantità di vitamina D secondo gli autori necessarie per generare effetti protettivi anticancro sono al di sotto della soglia limite consigliata per questa vitamina che, in eccesso, può essere pericolosa.

Simili quantità di vitamina D nel corpo si possono tranquillamente raggiungere attraverso opportune scelte alimentari, hanno concluso gli esperti, e se necessario attraverso l'uso di integratori.

Rimane tuttora un mistero il meccanismo biologico che sarebbe responsabile dell'effetto protettivo della vitamina D, e dunque resta prematuro consigliare a tutti di assumere vitamina D contro i tumori prima che nuovi studi facciano definitiva chiarezza.

 

 

 

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