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MEDICINA

1 ottobre 2007


PALERMO -  Convegno sulle malattie croniche intestinali tenutosi oggi a Palermo, in occasione del XIII Congresso FIMAD

Malattie croniche intestinali: le Associazioni chiedono più sostegno ai pazienti, diagnosi tempestive e un approccio multidisciplinare alla patologia
Malattia di Crohn e colite ulcerosa colpiscono oggi quasi 200.000 italiani, oltre 6.700 solo in Sicilia; la celiachia 75.000, di cui 3.200 siciliani.
Nell’ambito del XIII Congresso FIMAD di Palermo, un convegno promosso dalle Associazioni pazienti AMICI e AIC ha riunito clinici e rappresentanti dei malati per discutere come migliorare la qualità dell’assistenza sociosanitaria

PALERMO - Garantire una maggior tutela sociale al paziente, combattendo le discriminazioni ancora presenti in ambito lavorativo; istituire un tavolo tecnico Regioni-Ministero per la revisione del DM 329/99 sulle malattie croniche, in modo da ampliare le prestazioni sanitarie esenti da ticket; promuovere un approccio pubblico multispecialistico, per una migliore presa in carico del paziente cronico; creare un Registro Nazionale per le malattie infiammatorie croniche intestinali, oggi inesistente, e ridurre il problema della mancata o tardiva diagnosi, che ha serie ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti, oltre che sui costi sanitari.

Sono queste le richieste avanzate dalle Associazioni pazienti AMICI (Associazione per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino) e AIC (Associazione Italiana Celiachia), durante il convegno “I costi sociali della cronicità e della mancata o tardiva diagnosi. I compiti dell’associazionismo, delle Istituzioni, dei clinici”, tenutosi oggi nell’ambito del XIII Congresso FIMAD, in corso a Palermo. L’incontro, promosso da AMICI e AIC insieme ad AIGO, SIGE e SIED per creare un’occasione di confronto sul tema della cronicità in gastroenterologia, ha riunito clinici e rappresentanti dei malati nell’obiettivo comune di migliorare l’assistenza ai pazienti e ridurre i disagi economici, fisici e psicologici che la malattia spesso comporta.

Colite ulcerosa, malattia di Crohn e celiachia sono patologie croniche che colpiscono l’intestino, con notevoli costi per chi ne è affetto e per l’intera società, legati non solo al trattamento medico o chirurgico necessario, ma anche alla riduzione della capacità lavorativa, alle difficoltà nelle relazioni sociali e al generale peggioramento della qualità di vita. Oggi, in Italia, si contano quasi 200.000 pazienti con malattia di Crohn e colite ulcerosa (le cosiddette “malattie infiammatorie croniche intestinali” o MICI), di cui oltre 6.700 in Sicilia, e 75.000 con celiachia - benché le attese parlino di 550.000 - tra i quali 3.200 siciliani. Si tratta solo di stime, poiché sono numerosi i casi di intolleranza al glutine non ancora diagnosticati e per le MICI manca un Registro epidemiologico, regionale o nazionale.

“I dati in nostro possesso sono esigui, ma sappiamo che l’incidenza delle MICI negli ultimi anni è considerevolmente aumentata, anche tra i bambini”, ha spiegato Mario Cottone, Ordinario di Medicina Interna, Università degli Studi di Palermo. “Soltanto la creazione di un Registro Nazionale potrà consentire di conoscere la reale dimensione del problema e offrirà la possibilità di condurre studi epidemiologici, che permettano di identificare eventuali fattori di rischio”.

L’assenza di un Registro Nazionale non costituisce tuttavia l’unico problema. La malattia cronica comporta costi diretti e indiretti costanti e duraturi, spesso in crescita dato il progredire, negli anni di decorso della malattia, delle complicanze intestinali ed extraintestinali. “Pur in un quadro generale di miglioramento costante della qualità delle prestazioni del SSN – ha affermato Gianfranco Antoni, Presidente della Federazione Nazionale AMICI Italia - la tutela del paziente cronico deve compiere ancora molta strada, per affermarsi in modo soddisfacente nei fatti e nella percezione diffusa tra i malati. E’ necessario, ad esempio, modificare il DM 329/99 ai fini di un suo aggiornamento alle nuove metodiche e nella prospettiva di un ampliamento delle tipologie di esenzione per alcuni esami, endoscopici ed ematochimici, il cui costo oggi grava anche sul paziente”. Una ricerca condotta da AMICI, su un campione di 417 malati di MICI, ha rivelato che la spesa media annuale affrontata, per farmaci ed esami senza esenzione, supera i 600 euro nel 18,8% dei casi e nel 26,7% si colloca tra 300-600 euro, influendo considerevolmente sul bilancio familiare, tanto che viene percepita come eccessiva dal 44,6% degli intervistati.

La sola prescrizione farmacologica, comunque, non risolve da sola il complesso tema della presa in carico del paziente cronico. “Dato il carattere sistemico sia delle MICI che della celiachia - ha continuato Antoni - possono verificarsi complicanze extraintestinali, come anemia, disturbi cutanei e articolari; è necessaria quindi una stretta integrazione tra diverse specialità cliniche, per un migliore percorso diagnostico e terapeutico, passando anche attraverso la crescita di competenza del medico di medicina generale”.

Nel caso della celiachia, malattia subdola e di difficile identificazione, il problema di fondo è soprattutto la mancata o tardiva diagnosi, causa di gran parte dei costi sociali e sanitari, che sfuggono al controllo; lo conferma la marcata differenza fra diagnosi effettuate/ casi attesi, con un rapporto di circa 1:7.

Riconoscere in fase precoce il maggior numero di celiaci deve costituire un obiettivo etico, oltre che economico: instaurare subito una dieta priva di glutine, a seguito della diagnosi, porta infatti alla scomparsa completa dei sintomi in 6-12 mesi, senza necessità di altre terapie. “I celiaci che non sanno di esserlo assumono glutine inconsapevolmente, mettendo a serio rischio la propria salute”, ha spiegato Caterina Pilo, Direttore Generale di AIC. “Sono soggetti che ricorrono a frequenti, quanto inutili, indagini mediche non appropriate e a continue terapie, fino alla tardiva diagnosi. I costi che il Sistema Sanitario e la comunità sopportano sono notevoli: secondo una stima fatta per noi dal prof. Luigi Greco, il costo sanitario dei casi di celiachia non ancora diagnosticati in Italia si aggirerebbe intorno ai 1.900 milioni di euro”.

Entrambe le Associazioni, inoltre, hanno chiesto una maggior tutela sul luogo di lavoro, volta a combattere le discriminazioni cui spesso i pazienti cronici sono soggetti. Dalla ricerca svolta da AMICI, infatti, è emerso che il 25,1% degli intervistati ha riscontrato limitazioni nelle prospettive di carriera, il 10,9% è stato obbligato a cambiare posizione professionale e per il 27,8% la malattia ha comportato una penalizzazione del reddito.
Medici e Associazioni presenti al convegno hanno infine concluso, evidenziando quanto sia sempre più necessaria una stretta sinergia tra comunità medica, Istituzioni e rappresentanti dei pazienti, per delineare insieme le soluzioni normative e organizzative più opportune, volte a migliorare l’offerta assistenziale e la presa in carico dei malati cronici.

 

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