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ROMA - L’industria del generico ha fatto la sua parte,
altri non ancora - AssoGenerici commenta l’accordo raggiunto
al Tavolo della farmaceutica sul prezzo degli equivalenti e
chiede che tutto il comparto si faccia carico delle necessità
delle Regioni
CATANIA - “L’accordo raggiunto mercoledì, 15
ottobre, sera vede ancora una volta l’industria del generico
contribuire significativamente alle necessità di bilancio
delle Regioni, così come hanno fatto la distribuzione
intermedia e i farmacisti. Questo significa che la parte più
debole del comparto farmaceutico ha accettato un sacrificio,
resta da vedere se altrettanto faranno le case produttrici di
specialità, cioè la parte forte”. Così Giorgio Foresti,
presidente di AssoGenerici, commenta l’accordo raggiunto il 15
ottobre tra i rappresentanti di Governo e Regioni, AIFA,
farmacisti, distributori e, ovviamente, produttori di
generici.
L’accordo prevede una riduzione del prezzo al pubblico
degli equivalenti in commercio pari al 7%, mentre per
recuperare al Servizio Sanitario Nazionale la quota dei
cosiddetti extra-sconti stabilisce che lo sconto praticato
dalla distribuzione aumenti dell’1,4% per un periodo di 12
mesi su tutti i farmaci in classe A. “Per ora non si è chiesto
nulla alle industrie del farmaco branded, anche se al punto 4
dell’accordo si stabilisce che verranno discusse misure ad hoc
per incentivare il settore del generico. Ed è qui che
inevitabilmente anche Farmindustria sarà chiamata a fare la
sua parte”, spiega Giorgio Foresti.
“AssoGenerici non chiede una misura specifica: blocco
dei prezzi dell’originatore nell’imminenza dell’arrivo
dell’equivalente, sostituibilità della specialità con
l’equivalente o prescrizione per principio attivo sono tutte
misure valide che già sono applicate all’estero. Quello che
conta è che si attui una politica di lungo periodo e si esca
dalla logica della mera contrattazione del prezzo. Come
ampiamente dimostrato nel corso del Convegno nazionale di
AssoGenerici, già oggi le aziende hanno difficoltà a
proporre nuovi equivalenti ai prezzi correnti: se si
insiste su questa strada, si rischia di non avere più
un’industria del generico in Italia”.
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