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DALL'ITALIA

13 novembre 2007


MILANO -  CON 9 MILA CASI DI TUMORE OGNI ANNO, MILANO SI AGGIUDICA IL  RECORD DI NEOPLASIE DA FUMO E ALCOL
E I POVERI MUOIONO DI CANCRO PIU' NUMEROSI DEI RICCHI

 

MILANO - Milano, la metropoli che ammala. In tutto il Nord Italia è proprio il capoluogo lombardo ad aggiudicarsi un triste primato: quello di essere la città in cui si concentra il maggior numero di tumori correlati al consumo di alcol e al fumo. A rivelarlo è il Rapporto sui tumori, curato dall’Asl Città di Milano e presentato nel capoluogo lombardo.
Uno strumento che si propone di colmare un vuoto di conoscenza sull’epidemiologia dei tumori nelle grandi aree metropolitane italiane dove, spiegano gli esperti, agiscono fenomeni economici, sociali, ambientali e culturali ‘alleati’ di alcuni particolari fattori di rischio. All’ombra della Madonnina, rivela il rapporto, ogni anno circa 9 mila persone si ammalano di tumore e 4 mila muoiono per la stessa malattia.
Ma a preoccupare non è il totale dei casi. La metropoli milanese spicca per il record di neoplasie legate a stili di vita dannosi: la ricca Milano, la ‘Milano da bere’, uccide. Sono tre le categorie in cui gli specialisti hanno registrato dei picchi rispetto ai dati emersi dagli altri - ancora pochi - registri del Nord Italia. I tumori delle alte vie digestive e respiratorie sono il 12% in più, come anche quelli che colpiscono trachea, bronchi e polmoni, e quelli all’esofago registrano addirittura un +21% rispetto al resto del Settentrione d’Italia.
Tutte patologie fortemente correlate con le abitudini di fumo e alcol. E le più 'sedotte' dai vizi sembrano essere le donne. I dati parlano chiaro e confermano un trend già noto: il tumore del polmone ha tra le milanesi i tassi di incidenza più alti d'Italia (sopra i 300 casi annui).
“La situazione – ha spiegato il direttore generale dell’Asl Città di Milano, Antonio Mobilia - è destinata a peggiorare se non si mettono in atto politiche di prevenzione primaria che convincano i cittadini, soprattutto le donne, a smettere di bere e di fumare o a non cominciare proprio”. Certo è che entro 10 anni, ha avvertito uno dei curatori del Rapporto sui tumori, Luigi Bisanti, “le curve di mortalità dei due sessi si incroceranno e le vittime ‘in rosa’ supereranno gli uomini”.
Il tumore al polmone diventerà la prima causa di decesso per le donne, superando anche il killer oncologico numero uno che oggi in Europa è ancora il tumore alla mammella.
“E' il risvolto della medaglia:
le donne rischiano di pagare un prezzo molto alto per la loro emancipazione, convinte che fumare e bere come un uomo sia la strada più veloce verso il riconoscimento dell'uguaglianza”, ha osservato Bisanti.
“Il sesso forte, di contro, ha smesso di pensare che alcol e sigarette siano una forma di promozione sociale”. Su questi fattori si stanno concentrando per esempio le campagne di informazione e i progetti curati da Asl, Regione e Comuni lombardi. “Un’iniziativa di successo – ha ricordato Mobilia - ha coinvolto i medici di medicina generale: abbiamo pensato a dei premi per chi riesce a far smettere il numero più alto di pazienti”.

Anche per questa malattia la posizione sociale ha un suo peso.
A rivelarlo sono i dati raccolti dal Rapporto sui tumori 2007 che confermano: a Milano i poveri si ammalano e muoiono di cancro più dei ricchi. Un aspetto che merita di essere approfondito, dichiarano gli esperti che hanno curato il volume. “Nel rapporto – ha spiegato uno degli autori, Luigi Bisanti - è stato calcolato il rischio di ammalarsi e di morire di tumore relativo alle diverse categorie di reddito”. La tendenza osservata è quella di un aumento del rischio in relazione alla diminuzione del reddito medio. “Le motivazioni andrebbero forse ricercate nella maggiore difficoltà di accesso alle cure – ha provato a interpretare l'esperto - oppure nelle differenze culturali. Nelle classi più avvantaggiate si è senz’altro più informati in materia di screening e prevenzione e ci si sottopone di più a visite di controllo”. Una tendenza che ha portato peraltro a una ‘sovradiagnosi’ di formazioni tumorali alla prostata. Milano ha tassi standardizzati di melanoma cutaneo (circa 225 casi l’anno) e di tumore alla prostata (circa 800 casi annui), tra i più altri riportati in Italia. Il motivo? Sta negli screening indiscriminati e nell’aumento della mole di informazioni a disposizione dei cittadini. L’analisi della copertura della popolazione maschile milanese con il test Psa ha messo in evidenza che più del 35% degli uomini al di sopra di 50 anni effettua l’esame almeno una volta ogni due anni. “Con un numero così elevato di controlli, per questo tipo di neoplasia – ha spiegato Bisanti - non si ottiene lo stesso beneficio osservato nelle donne con il tumore alla mammella. Metà delle masse diagnosticate è un ‘indolente’ ed è più facile che a uccidere l’uomo che ne è affetto sia un infarto. In compenso i trattamenti aumentano e con essi i danni legati a complicazioni come l’incontinenza e l’impotenza. In oncologia ogni prestazione non necessaria diventa nociva”. Un’altra tendenza registrata dagli esperti è l’elevata concentrazione di tumori non solidi e sarcomi molli nella metropoli. “Un dato che conferma l’andamento di tutte le grandi città – ha precisato l’esperto – È una questione di condizioni ambientali più sfavorevoli”. Sono le due facce della metropoli: ricca e piena di opportunità, ma anche covo di insidie che mettono a rischio, giorno dopo giorno, la salute di chi la abita.

 

 

 

 

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