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MILANO -
CON 9 MILA CASI DI TUMORE OGNI ANNO, MILANO SI AGGIUDICA IL
RECORD DI NEOPLASIE DA FUMO E ALCOL
E I POVERI MUOIONO DI CANCRO PIU' NUMEROSI DEI RICCHI
MILANO
- Milano, la metropoli che ammala. In tutto il Nord Italia è
proprio il capoluogo lombardo ad aggiudicarsi un triste
primato: quello di essere la città in cui si concentra il
maggior numero di tumori correlati al consumo di alcol e al
fumo. A rivelarlo è il Rapporto sui tumori, curato dall’Asl
Città di Milano e presentato nel capoluogo lombardo.
Uno strumento che si propone di colmare un vuoto di
conoscenza sull’epidemiologia dei tumori nelle grandi aree
metropolitane italiane dove, spiegano gli esperti, agiscono
fenomeni economici, sociali, ambientali e culturali ‘alleati’
di alcuni particolari fattori di rischio. All’ombra della
Madonnina, rivela il rapporto, ogni anno circa 9 mila persone
si ammalano di tumore e 4 mila muoiono per la stessa malattia.
Ma a preoccupare non è il totale dei casi. La metropoli
milanese spicca per il record di neoplasie legate a stili di
vita dannosi: la ricca Milano, la ‘Milano da bere’, uccide.
Sono tre le categorie in cui gli specialisti hanno registrato
dei picchi rispetto ai dati emersi dagli altri - ancora pochi
- registri del Nord Italia. I tumori delle alte vie digestive
e respiratorie sono il 12% in più, come anche quelli che
colpiscono trachea, bronchi e polmoni, e quelli all’esofago
registrano addirittura un +21% rispetto al resto del
Settentrione d’Italia.
Tutte patologie fortemente correlate con le abitudini di
fumo e alcol. E le più 'sedotte' dai vizi sembrano
essere le donne. I dati parlano chiaro e confermano un
trend già noto: il tumore del polmone ha tra le milanesi i
tassi di incidenza più alti d'Italia (sopra i 300 casi annui).
“La situazione – ha spiegato il direttore generale dell’Asl
Città di Milano, Antonio Mobilia - è destinata a
peggiorare se non si mettono in atto politiche di prevenzione
primaria che convincano i cittadini, soprattutto le donne, a
smettere di bere e di fumare o a non cominciare proprio”.
Certo è che entro 10 anni, ha avvertito uno dei curatori
del Rapporto sui tumori, Luigi Bisanti, “le curve di
mortalità dei due sessi si incroceranno e le vittime ‘in
rosa’ supereranno gli uomini”.
Il tumore al polmone diventerà la prima causa di decesso
per le donne, superando anche il killer oncologico numero
uno che oggi in Europa è ancora il tumore alla mammella.
“E' il risvolto della medaglia: le donne rischiano di
pagare un prezzo molto alto per la loro emancipazione,
convinte che fumare e bere come un uomo sia la strada più
veloce verso il riconoscimento dell'uguaglianza”, ha osservato
Bisanti.
“Il sesso forte, di contro, ha smesso di pensare che alcol
e sigarette siano una forma di promozione sociale”. Su
questi fattori si stanno concentrando per esempio le
campagne di informazione e i progetti curati da Asl, Regione e
Comuni lombardi. “Un’iniziativa di successo – ha ricordato
Mobilia - ha coinvolto i medici di medicina generale: abbiamo
pensato a dei premi per chi riesce a far smettere il numero
più alto di pazienti”.
Anche per questa malattia la posizione sociale ha un suo
peso.
A rivelarlo sono i dati raccolti dal Rapporto sui
tumori 2007 che confermano: a Milano i poveri si
ammalano e muoiono di cancro più dei ricchi. Un aspetto
che merita di essere approfondito, dichiarano gli esperti che
hanno curato il volume. “Nel rapporto – ha spiegato uno degli
autori, Luigi Bisanti - è stato calcolato il rischio di
ammalarsi e di morire di tumore relativo alle diverse
categorie di reddito”. La tendenza osservata è quella di un
aumento del rischio in relazione alla diminuzione del reddito
medio. “Le motivazioni andrebbero forse ricercate nella
maggiore difficoltà di accesso alle cure – ha provato a
interpretare l'esperto - oppure nelle differenze culturali.
Nelle classi più avvantaggiate si è senz’altro più informati
in materia di screening e prevenzione e ci si sottopone di più
a visite di controllo”. Una tendenza che ha portato peraltro a
una ‘sovradiagnosi’ di formazioni tumorali alla prostata.
Milano ha tassi standardizzati di melanoma cutaneo (circa 225
casi l’anno) e di tumore alla prostata (circa 800 casi annui),
tra i più altri riportati in Italia. Il motivo? Sta negli
screening indiscriminati e nell’aumento della mole di
informazioni a disposizione dei cittadini. L’analisi della
copertura della popolazione maschile milanese con il test Psa
ha messo in evidenza che più del 35% degli uomini al di sopra
di 50 anni effettua l’esame almeno una volta ogni due anni.
“Con un numero così elevato di controlli, per questo tipo di
neoplasia – ha spiegato Bisanti - non si ottiene lo stesso
beneficio osservato nelle donne con il tumore alla mammella.
Metà delle masse diagnosticate è un ‘indolente’ ed è più
facile che a uccidere l’uomo che ne è affetto sia un infarto.
In compenso i trattamenti aumentano e con essi i danni legati
a complicazioni come l’incontinenza e l’impotenza. In
oncologia ogni prestazione non necessaria diventa nociva”.
Un’altra tendenza registrata dagli esperti è l’elevata
concentrazione di tumori non solidi e sarcomi molli nella
metropoli. “Un dato che conferma l’andamento di tutte le
grandi città – ha precisato l’esperto – È una questione di
condizioni ambientali più sfavorevoli”. Sono le due facce
della metropoli: ricca e piena di opportunità, ma anche covo
di insidie che mettono a rischio, giorno dopo giorno, la
salute di chi la abita.
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