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Cronache

 13 febbraio 2010

www.siciliamillennium.it                                                                           

“PROGRAMMA KOGENAID” PER IL TRATTAMENTO DELL’EMOFILIA A: UN INNOVATIVO MODELLO DI PARTNERSHIP PUBBLICO/PRIVATO


 

MILANO - L’infermiere a domicilio rappresenta la nuova carta vincente nella gestione dell’emofilia A, malattia genetica rara, causata dalla carenza del fattore VIII della coagulazione del sangue, caratterizzata da emorragie spontanee o in seguito a traumi, che colpisce in Italia oltre 3.000 persone (circa un nuovo nato su 10.000), oggi trattata con la somministrazione per via endovenosa del fattore mancante, il cosiddetto “fattore VIII ricombinante”, farmaco ottenuto con tecniche d’ingegneria genetica. 

L’approccio terapeutico dell’emofilia si distingue tra terapia delle emorragie in atto e profilassi. Quest’ultima è la modalità di trattamento di prima scelta, soprattutto per i pazienti colpiti dalla forma più grave (circa il 60% degli emofilici) e consiste nella somministrazione continua e regolare effettuata 3 volte a settimana, a domicilio per auto infusione, del fattore VIII della coagulazione, prima dell'insorgenza delle emorragie, a scopo preventivo. 

Attraverso un’attenta e scrupolosa aderenza alla terapia prescritta dai Centri Specialistici di riferimento (in Italia circa 50) il paziente emofilico può condurre una vita completamente normale.

“L'infusione regolare dei fattori della coagulazione oltre ad evitare l’insorgenza di emorragie acute, che rappresentano un pericolo per la vita del paziente, può ridurre le complicanze derivate dalle emorragie intra-articolari (emartri) che, se ricorrenti, possono comportare la degenerazione delle articolazioni stesse, diminuire il numero delle giornate di ricovero in strutture ospedaliere, di giorni persi al lavoro o a scuola, consentendo al paziente un regolare inserimento nella vita sociale e nel contesto produttivo. Esistono, tuttavia, difficoltà legate all’infusione endovenosa del farmaco, oltre a resistenze di tipo psicologico nei confronti di una terapia che dovrà accompagnare il paziente per tutto l’arco della propria vita” ha dichiarato Elena Santagostino, Dirigente Medico del Centro Emofilia, Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano, nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi a Milano, dedicata al programma KogenAID di assistenza domiciliare gratuita per pazienti affetti da emofilia A.

“La complessità della patologia e l’impegno richiesto nella gestione della cura dell’emofilia – continua Elena Santagostino - impongono, quindi, un metodo multidisciplinare che vede da un lato l’integrazione sul territorio degli ematologi con altri specialisti, (ad es. ortopedici, riabilitatori, psicologi, ecc.), dall’altro una continuità assistenziale che avvicini il Centro Specialistico ai pazienti, attuabile, ad esempio, attraverso un’assistenza domiciliare garantita da personale infermieristico qualificato”.

Questo approccio in grado di migliorare la qualità di vita degli emofilici e dei loro familiari, vede la sua espressione nel Programma KogenAID, servizio di assistenza domiciliare gratuito, promosso da Bayer Schering Pharma e sviluppato da Domedica, società specializzata nei servizi di assistenza infermieristica domiciliare.

Uscito dalla fase "pilota" KogenAID, che si sta affermando come nuovo ed efficace modello di collaborazione tra pubblico e privato e che vede la Lombardia, con il Centro Emofilia del Policlinico di Milano, capofila di questa esperienza, è attivo su tutto il territorio italiano ed è seguito con grande attenzione anche a livello internazionale, grazie ai risultati estremamente positivi sia sul piano clinico, che in termini di risparmio per il servizio sanitario.

“Con il Programma KogenAID il paziente ha a disposizione un infermiere dedicato che, in stretta relazione con il Centro Specialistico di riferimento e sulla base di un protocollo concordato, fornisce una formazione specifica riguardo la somministrazione del farmaco e la gestione di problemi pratici legati alla patologia, oltre a un supporto psicologico assai importante in ogni fase della vita del paziente – afferma Gianni Belletti, Responsabile Operativo di Domedica – perché per l’emofilico ogni età, dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta, alla vecchiaia esprime criticità ben precise. L’obiettivo del Programma è quello di rendere autonomo il paziente stesso o i suoi familiari nella corretta gestione della terapia e di minimizzare l’impatto della malattia sulla qualità della vita, l’autostima, la sfera emotiva.

Oltre a migliorare il percorso terapeutico nel suo complesso,  – conclude Gianni Belletti - KogenAID consente di contenere i costi per il Servizio Sanitario Nazionale (es. diminuzione delle ospedalizzazioni, degli accessi ai centri specialistici per motivi non strettamente legati ad aspetti clinici della terapia), liberando risorse sia a vantaggio dell’innovazione, sia per offrire un più ampio accesso ai trattamenti disponibili”.

L’assistenza infermieristica domiciliare riveste, poi, un’importanza fondamentale per i pazienti che risiedono in località lontane dal centro specialistico di riferimento.

“Nel Centro Emofilia dell’Ospedale Maggiore di Milano, polo d’eccellenza a livello nazionale, ad esempio, vengono seguiti 1.000 pazienti (450 affetti da forma di Emofilia A grave), il 25% circa dei quali provengono da altre regioni d’Italia – afferma Elena Santagostino. In questi casi l’infermiere “a domicilio” è in grado di rendere meno onerosa la fase di “addestramento” alla terapia, durante la quale, altrimenti, i pazienti sarebbero costretti a continui spostamenti per raggiungere il centro specialistico.

 

“L’evoluzione della ricerca in ambito medico-scientifico ha portato a enormi progressi nel trattamento di patologie anche gravi, offrendo ai pazienti, come nel caso dell’emofilia, la possibilità di condurre una vita completa e integrata nel contesto sociale –  dichiara Luciano Bresciani, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia”.

“Tuttavia – continua Bresciani - la severità della patologia e l’impegno richiesto ai pazienti nella gestione della terapia impongono un approccio sinergico che vada oltre l’impiego del farmaco e si arricchisca di una componente di servizio e assistenza attuabile, come nel caso del Programma KogenAID, attraverso una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato. Partnership questa che risulta fondamentale, soprattutto nei casi in cui si richieda un sostegno ai pazienti e al loro contesto familiare, da sempre una delle principali criticità riscontrabili sul territorio”.

“La sanità – conclude Bresciani - da sinonimo di “costo” dovrebbe diventare motore d’innovazione, e questo è possibile, aggiornando le modalità di partenariato pubblico-privato in una logica di “filiera”, in cui ogni soggetto trae e fornisce beneficio e utilità pubblici”.

 

Con il Programma KogenAID, Bayer Schering Pharma prosegue il proprio impegno nei confronti della cura dell’emofilia che non si traduce solo nella ricerca per lo sviluppo di farmaci per il trattamento della patologia, ma che si manifesta con l’attuazione di progetti volti a rendere più agevole il percorso terapeutico, come la donazione, avvenuta due anni fa, di un nuovo ambulatorio pediatrico di emofilia alla Fondazione Irccs Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena, dotato di moderne apparecchiature e di una “sala d’attesa” a misura dei piccoli pazienti, con angolo giochi, televisione e cartoni animati per insegnare ai bambini come convivere con la malattia.




 

 

 

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