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STRAGE KABUL: ARRIVATI IN ITALIA I TRE MILITARI FERITI IERI
NELL'ATTENTATO IN CUI E' MORTO DANIELE PALADINI
DANIELE PALADINI
ROMA - Sono arrivati in Italia i tre militari italiani
feriti ieri nell'attacco kamikaze che è costato la vita al
loro collega Daniele Paladini di 35 anni.
Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha concluso una visita
al Policlinico militare del Celio a Roma, dove oggi ha
incontrato i tre militari feriti: il capitano Salvatore Di
Bartolo, il capitano Stefano Ferrari e il caporal maggiore
scelto Andrea Bariani, feriti ieri a Kabul. I tre sono in
discrete condizioni di salute. I militari sono arrivati oggi in Patria a bordo di un
Falcon che è atterrato nel settore militare dell'aeroporto di
Ciampino poco prima delle 6. DA ABU DHABI, EMIRATI ARABI: PRODI, RESTIAMO IN AFGHANISTAN
"Noi italiani restiamo in Afghanistan, ma serve una riflessione per
impostare la futura presenza in Afghanistan con una strategia
di lungo periodo con forte contenuto politico". Il premier
Romano Prodi risponde così a chi gli chiede di commentare le
parole del presidente della Camera Fausto Bertinotti che, dopo
l'attentato di ieri a Kabul costato la vita a Daniele
Paladini, aveva detto che occorreva ripensare la natura della
missione italiana.
Prodi parla prima di intervenire al Consiglio nazionale
federale di Abu Dhabi (prima tappa della sua visita negli
Emirati Arabi Uniti) e ritorna sulla visita fatta ieri sera ai
tre militari italiani rimasti feriti nell'attentato di Kabul,
dove è morto Daniele Paladini. Prodi ricorda di avere trovato
i tre soldati "sereni e in buone condizioni", e ribadisce che
si è trattato di un attentato contro la popolazione afghana.
Il presidente del Consiglio torna quindi a sottolineare
l'importanza dell'intervento dei militari italiani contro il
kamikaze: "Immaginiamoci che strage sarebbe avvenuta, se non
avessero fatto un blocco preventivo". Prodi risponde anche a chi in Italia solleva dubbi sulla
missione: "La nostra strategia non cambia per un pur
tragico incidente. Questo fa parte delle regole di quando si
cominciano queste missioni. Certamente bisogna impostare la
futura presenza in Afghanistan con un forte contenuto
politico. Bisogna capire cosa succederà in futuro in questo
Paese per capire qual è la strategia da adottare". A chi gli
ricorda la parole di Bertinotti sulla missione italiana, il
premier risponde così: "Noi restiamo, ma tutti i paesi che
restano hanno bisogno di riflettere sulla strategia di lungo
periodo nel Paese. Non è un problema di ieri, è un problema
sul quale stiamo ragionando da molto tempo". "In ogni caso -
conclude - la solidarietà alla missione è fuori discussione".