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D'ANTONI
Mezzogiorno: Regioni e comuni identifichino 15 "zone franche"

ROMA -
(regioni.it) Quindici zone franche, nuovi
incentivi,superamento della 488: queste le linee per il
Mezzogiorno,indicate da
D'Antoni al "tavolo" (riunitosi a Palazzo Chigi) con le
parti sociali, le Regioni e gli enti locali. Le zone franche,
già previste dalla Finanziaria per favorire lo sviluppo di
aree e quartieri degradati, per ora saranno 15. Le regioni
avranno tempo fino al 15 maggio per individuare, di concerto
con i Comuni e le parti sociali, le aree di specifico disagio.
Tempi stretti, certo, ma per arrivare il prima possibile alla
presentazione e discussione con la Comunità europea. Nelle
zone franche saranno assicurate alle imprese condizioni di
fiscalità di vantaggio attraverso un credito di imposta in
cifra fissa sulle nuova occupazione create e - seguendo
l'esperienza francese- attraverso un esonero (almeno di 5
anni) delle imposte sul reddito d'impresa e dell'imposta sui
fabbricati. Più in generale, il vecchio sistema di
agevolazioni sarà sostituito da nuovi strumenti. Questo
significa un addio- in sostanza- alla legge 488 con l'ultimo
bando previsto per quest'anno e l'introduzione a partire dal 1
gennaio 2008 di un credito di imposta per ogni nuovo occupato
aggiuntivo a tempo indeterminato e un intervento volto a
favorire l'accesso al lavoro e la formazione in azienda
attraverso l'offerta a un numero prestabilito di giovani
diplomati e laureati di stage a carico dello Stato presso
imprese che al termine di tale periodo vengano incentivate a
assumerli. Insomma, ha sintetizzato D'Antoni al termine
dell'incontro a Palazzo Chigi, "il 2007 e' un anno di
passaggio" e intorno alle iniziative illustrate e' stato
registrato "un consenso di massima". "Si tratta di strumenti
che devono essere perfezionati nei prossimi messi per poi
trovare concreta attuazione nella prossima Finanziaria".
Per il presidente della Regione Basilicata,
Vito De Filippo,
intervenuto in rappresentanza dei Presidenti delle Regioni
meridionali, è condivisibile l'attività svolta dal ministro Di
Pietro, utile in un quadro più generale degli investimenti nel
settore delle infrastrutture. Per quanto riguarda le “zone
franche” urbane, il presidente della Giunta lucana ha però
rilanciato la necessità di definire un modello applicabile non
solo alle aree degradate ma che dia impulso anche allo
sviluppo interregionale dei piccoli territori rurali e montani
a rischio di spopolamento. De Filippo, infine, ha valutato
positivamente il lavoro condotto sin qui dal tavolo, che si
riunirà in tempi brevi per la definizione delle varie proposte
presentate sia dalle Regioni che dagli altri soggetti
istituzionali.
Per il vice presidente dell'Upi e presidente della Provincia
di Siracusa,
Bruno Marziano, “Se
definiamo le zone franche come zone 'urbane' rischiamo di
lasciare fuori dalle politiche di sviluppo tutte quelle aree,
rurali o industriali, che gravitano al di fuori delle città e
che invece spesso, nel mezzogiorno, sono le prime ad avere
bisogno di interventi di sostegno”.
Nello stesso incontro a Palazzo Chigi sindacati e
Confindustria hanno parlato con una sola voce. E' stato
infatti
Giorgio Santini, della
Cisl, a parlare anche a nome della Cgil (rappresentata da
Franco Garufo), della Uil (presente con Guglielmo Loy) e di
Confindustria (rappresentata dal vicepresidente Ettore Artioli).
Già, perché sindacati e imprese fanno riferimento al
documento sottoscritto l'11 luglio
dell'anno scorso insieme alle 8 regioni del Sud.
Documento che non a caso si chiama "Insieme per il
Mezzogiorno" e che appunto individua le cosiddette zone
franche. “Per noi quel documento resta valido”, puntualizza
Santini. L'incontro odierno (26 aprile, ndr) "rappresenta un
passi avanti- dice
l'esponente della Cisl
al termine della riunione- però bisogna capire se l'intesa ha
un potere vincolante sulle scelte dei singoli ministeri. Non
può essere che tutto continui come prima. Il nodo cruciale
dello sviluppo e' il sud".
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