ROMA - I Dico non prevedono alcuna cerimonia ufficiale, e le
sue formalità d'attuazione sono semplici: in quanto prevedono solo una
dichiarazione all'anagrafe, da fare insieme o da comunicare tassativamente
al partner assente con lettera raccomandata: basterà per avere diritto
all'eredità e agli alimenti, a subentrare nell'affitto di casa e a
prendere decisioni in tema di salute e donazione di organi.
Sono queste le novità principali del disegno di legge del governo,
licenziato ieri, sulle coppie di fatto, "Diritti e doveri delle persone
stabilmente conviventi", che il Consiglio dei ministri ha approvato (il
testo definitivo ci sarà solo domani, dopo le ultime limature dei
tecnici). Niente più Pacs, il ddl sulle nuove famiglie in Italia si
chiama Dico
CONVIVENTI. La definizione scelta dal governo per individuare i
conviventi è semplice: "Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso,
unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si
prestano assistenza e solidarietà materiale e morale", si legge
all'articolo 1 del testo. Queste due persone non devono essere legate però
da "vincoli di matrimonio, parentela o affinità in linea retta, adozione,
affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno". Perché
venga riconosciuta la convivenza basta che entrambi i partner la
dichiarino all'anagrafe. O da soli o insieme, ma in due diversi atti
"contestuali". Se un convivente va da solo a fare la registrazione dovrà
però informare il partner assente con lettera raccomandata con ricevuta di
ritorno. Una norma che é già stata battezzata 'anti-badante', perché evita
che un ignaro vecchietto diventi a sua insaputa il 'compagno' della
propria governante.
NESSUNA CONDANNA PER OMICIDIO O TENTATO OMICIDIO E NESSUN LEGAME
CONTRATTUALE CHE OBBLIGHI A VIVERE INSIEME
Due sole esclusioni impediscono il riconoscimento della
convivenza: non si deve essere stati condannati per aver ucciso o per aver
tentato di uccidere il coniuge o il partner della propria attuale 'meta''.
E non ci deve essere alcun legame contrattuale o lavorativo che obblighi a
vivere insieme.
CARCERE PER CHI E' MENDACE - Chi dichiara il falso è
punito con la reclusione da uno a tre anni di carcere e con la multa da
3.000 a 10.000 euro. In più la falsa dichiarazione di convivenza comporta
la nullità di tutti gli atti.
UNITI ANCHE NELLA MALATTIA - Toccherà alle strutture ospedaliere
stabilire le regole per le visite del convivente al partner malato. Un
"compagno", previa designazione scritta e autografata, potrà anche
decidere in materia di salute nel caso in cui il suo partner sia incapace
di intendere e di volere. In caso di morte potrà stabilire come celebrare
il funerale e se donare o meno gli organi. Nel caso in cui sia impossibile
scrivere l'autorizzazione basterà una comunicazione a voce ma in presenza
di tre testimoni: naturalmente è possibile prevenire tale disposizione,
provvedendo a scrivere e firmare le proprie disposizioni mentre si è
ancora in buona salute.
CASA E AFFITTO - I conviventi entreranno nelle
graduatorie per l'assegnazione di case popolari. E, in caso di morte, si
potrà subentrare nell'affitto, se però si è vissuto insieme per almeno 3
anni o vi siano figli in comune. Ma questa norma potrà essere applicata
anche nei casi di separazione.
LAVORO, PARTECIPAZIONE AGLI UTILI E PENSIONE - Anche i
conviventi potranno chiedere il trasferimento nel comune di residenza del
proprio partner, ma perché questo possa avvenire deve esserci il requisito
di almeno tre anni di vita in comune. Le modalità comunque sono rinviate
alla legge e ai contratti collettivi in materia. Se i due partner lavorano
nella stessa impresa e la titolarità di questa è di uno dei due, l'altro
potrà chiedere il riconoscimento della partecipazione agli utili "in
proporzione dell'apporto fornito". Sulle pensioni, uno dei nodi del
provvedimento, si è preferito invece soprassedere rinviando tutto alla
riforma della previdenza. Scompare il limite dei 6 anni di convivenza
inseriti in una prima bozza del disegno di legge.
EREDITA' - Anche il convivente ha diritto all'eredità. In
questo caso l'aliquota sarà del 5% se il valore netto complessivo dei beni
supera i 100.000 euro. Si avrà diritto alla 'legittima' solo se si sarà
vissuto insieme almeno 9 anni. Si potrà avere un terzo dell'eredità in
presenza di un solo figlio; la quota scende a un quarto se la prole è più
numerosa. Se si concorre all'eredità insieme a fratelli e sorelle, al
convivente spetterà la metà dei beni. Nel caso in cui non ci siano né
figli né cognati la quota salirà a 2/3 e si diventerà eredi universali in
assenza di parenti entro il terzo grado.
ALIMENTI - Come i coniugi, anche ai conviventi 'bisognosi',
si dovranno versare gli alimenti. Ma a due condizioni: che la convivenza
sia stata di almeno 3 anni e che questa assistenza non duri più di quanto
si sia vissuto insieme.
EFFETTI RETROATTIVI - La legge avrà effetti retroattivi. I
conviventi avranno nove mesi per mettersi in regola.