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ROMA - Mastrogiacomo: centinaia di persone alla manifestazione dei
giornalisti in Campidoglio per la liberazione del collega sequestrato
lunedi' dai Talebani - Serventi Longhi: “Non è una spia, è un grande
giornalista”
8 marzo 2007

GIGANTOGRAFIA MASTROGIACOMO
ROMA - È stato srotolato alle 13 di oggi in piazza del
Campidoglio la gigantografia di Daniele Mastrogiacomo, il giornalista
rapito in Afghanistan di cui non si hanno notizie da cinque giorni.
Davanti a centinaia di persone, che hanno partecipato ad una
manifestazione organizzata dall'amministrazione capitolina e
dall'associazione Stampa Romana, si ripete un rituale già visto altre
volte: la faccia sorridente di un operatore dell'informazione o del
volontariato di cui si sono perse le tracce a opera di una mano violenta e
che si spera possa tornare presto a casa. È successo altre volte, tutti
sperano e vogliono credere che non succederà ancora.
In Campidoglio, accanto al sindaco Walter Veltroni e a
Silvia Garambois, segretario dell'associazione Stampa Romana, si
stringono in tanti, semplici cittadini, tanti giovani, tanti giornalisti,
ma anche rappresentanti delle istituzioni: c'è il segretario dei Ds Piero
Fassino, quello di Rifondazione comunista Franco Giordano, il portavoce
del governo Silvio Sircana, il ministro Paolo Gentiloni, e i due Letta
della politica, Enrico e Gianni. C'è Willer Bordon, Gavino Angius e poi
tanti giornalisti e direttori di giornali come Enrico Mentana, Carlo
Rossella e Gabriele Polo. Arriva via telefono la partecipazione di Emma
Bonino. In piazza anche il segretario della Federazione della stampa Paolo
Serventi Longhi e poi Giuliana Sgrena che due anni fa ha vissuto una
esperienza parallela a quella di Daniele Mastrogiacomo. Una esperienza
testimoniata dalla presenza di Rosa Calipari, vedova di Nicola che perse
la vita nell'operazione di liberazione proprio di Giuliana Sgrena.
A prendere la parola in piazza, prima che a concludere l'incontro
sia Walter Veltroni, tra gli altri il presidente della Regione Lazio
Piero Marrazzo, il direttore di 'La Repubblica' Ezio Mauro, ma anche
il primo consigliere dell'ambasciata afghana, Fatima Zaher e il
presidente della comunità afghana in Italia, Qorbanali Esmaeli. Da
tutti un messaggio corale: "Liberate Daniele Mastrogiacomo. È solo un
inviato, un giornalista che in Afghanistan è andato solo per informare,
per rendere consapevoli i cittadini italiani di fatti e vicende di un
Paese lontano".
"Le parole sono meno importanti di questa vostra presenza qui". È
il sindaco di Roma, Walter Veltroni, a chiudere la manifestazione
in Piazza del Campidoglio per chiedere la liberazione di Daniele
Mastrogiacomo. Altre volte ha parlato in piazza per motivi analoghi, ha
atteso lo srotolarsi di una gigantografia, e lo ricorda: "c'è il ripetersi
di una modalità, di altri momenti che abbiamo già vissuto. E siamo qui con
lo stesso spirito, con la stessa determinata convinzione, con lo stesso
ottimismo che si possa giungere ad una soluzione positiva come è accaduto
in altri casi". Saluta Giuliana Sgrena, il sindaco, il fratello e la
sorella di Maria Grazia Cutuli, anche lei corrispondente che ha
lasciato la vita in Afghanistan, Clementina Cantoni, rapita a Kabul
nel maggio di due anni fa, cita la testimonianza telefonica di Simona
Torretta, rapita in Iraq con la collega Simona Pari, e fa sapere che
domani, alle 15,45 è già fissato un appuntamento: sarà nella Moschea di
Roma, ospite del mondo islamico, per rivolgere da lì un appello per la
liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
"Non c'è bisogno di dirlo che Daniele è un ottimo giornalista, uno
che racconta ciò che vede", prosegue il sindaco e aggiunge che "vale per
Mastrogiacomo la frase di un grande corrispondente di guerra ''o vedo
oppure me ne vado''.
Vale per lui e per tanti colleghi che fanno il loro lavoro dove è
difficile e rischioso. Ma quello che tutti sappiamo lo sappiamo perché
qualcuno lo racconta. Se così non fosse la vita di noi tutti sarebbe
diversa, meno carica di consapevolezza". Spero, dice ancora, "che arrivi
fino a Daniele il senso di questa mattinata di grande e profonda
solidarietà che viene da una città aperta e impegnata nel dialogo, una
città che rifiuta il terrorismo. Qui c'è la solidarietà dei colleghi di
Daniele, della sua città e di tutto il Paese, senza alcuna distinzione
culturale e politica".
Prima del sindaco era intervenuto il governatore del Lazio, Piero
Marrazzo. "Penso - ha detto – ai giornalisti inviati nel mondo, ai tredici
giornalisti uccisi quest'anno a quegli oltre cento che sono in carcere.
Daniele è un inviato di razza, e il mestiere dell'inviato è quello di
esserci e raccontare. Noi siamo accanto a lui con la speranza che torni
presto".
La principessa Fatima Zaher, primo consigliere dell'ambasciata Afghana, ha
lanciato, insieme al presidente della comunità afghana in Italia,
Qorbanali Esmaeli, un appello per la liberazione immediata di Daniele
Mastrogiacomo.
"Questa - ha detto - è una brutta storia che spero si concluda presto e
bene. In tante parti del mondo sono negati i diritti, violata la pace.
Ringrazio l'Italia per il contributo che dà alla stabilità in
Afghanistan". Rosa Calipari, senatrice, da due anni vedova di Nicola,
morto in Iraq assolvendo l'incarico di liberare Giuliana Sgrena, ha
testimoniato vicinanza e solidarietà alla famiglia di Daniele.
Silvia Garambois dà la parola agli intervenuti, ha la voce che trema, per
la preoccupazione e la fatica di questi giorni, salutando Ezio Mauro e
ringraziando le istituzioni per la loro presenza e la volontà di riportare
Daniele in Italia. "Lui - dice - è l'esempio di come vogliamo che si
faccia giornalismo".
Paolo Serventi Longhi, segretario della Federazione della stampa, dice che
la "confessione" di Mastrogiacomo, accusato di essere una "spia
britannica", è una "assurda falsità" perché "l’inviato di Repubblica è un
giornalista da tutti conosciuto per la sua indipendenza. Daniele era là
per raccontare una tragica guerra e sentire la voce dei Capi Taliban. Non
aveva alcun rapporto con i militari della Coalizione né con i Servizi
Segreti”.
Serventi chiede alle forze dell'ordine di "evitare inutili blitz e
qualunque azione che possa mettere a rischio la vita di Daniele. È
importante che si evitino errori commessi altre volte". I giornalisti,
dice ancora, "rischiano, ma sono testimoni. Senza di loro non c'è conto di
verità oggettiva. Daniele è andato in Afghanistan per raccontare, per fare
il suo mestiere, è una follia che si dica che è una spia".
Piero Fassino lascia di corsa la piazza, ma pressato dai giornalisti fa in
tempo a dire che "la priorità è liberare Daniele. Fare ogni cosa utile,
necessaria e possibile. Il ministero degli Esteri sta attivando tutti i
canali". Piazza del Campidoglio lentamente si sfolla. Resta, trattenuto da
tanti colleghi, l'unico striscione della mattinata: "Daniele non mollare.
Il tuo ordine dei giornalisti". (AGI)
BERTINOTTI, "MI UNISCO ALLA MANIFESTAZIONE PER MASTROGIACOMO" - Il
MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA AL SINDACO DI ROMA
"Mi unisco, caro sindaco, a Lei ed a tutti coloro che prendono parte
all'odierna manifestazione promossa per la liberazione di Daniele
Mastrogiacomo, il giornalista di 'Repubblica' rapito in Afghanistan,
esprimendo i sentimenti della mia più intensa solidarietà e vicinanza ai
suoi familiari ed il più vivo auspicio per un esito positivo e sollecito
della vicenda in atto". Lo scrive il presidente della Camera Fausto
Bertinotti, in un messaggio al sindaco di Roma Walter Veltroni, in
occasione della manifestazione di solidarietà con il giornalista Daniele
Mastrogiacomo.
"La presenza in questa piazza di esponenti di religioni e di culture
diverse, unite dalla comune adesione al valore inderogabile del primato
della persona umana e dei diritti che vi si radicano, rende una
testimonianza concreta - sottolinea ancora Bertinotti - della possibilità
di scongiurare ogni deriva verso la logica del conflitto tra civiltà e di
trovare un terreno condiviso per sconfiggere la guerra e il terrorismo e
costruire una pace duratura, nel segno del dialogo, dell'accoglienza e del
reciproco riconoscimento tra i popoli e le nazioni del mondo".(ADNKRONOS)
IL SINDACO VELTRONI, ROMA GLI È SOLIDALE
''Spero arrivi a Daniele il senso di questa giornata che è di profonda
solidarietà nei suoi confronti''. Lo ha detto il sindaco di Roma Walter
Veltroni in un passaggio del suo intervento alla manifestazione
patrocinata dal Comune di Roma e dall'Associazione stampa romana nella
piazza del Campidoglio per chiedere la liberazione di Daniele
Mastrogiacomo, l'inviato di Repubblica da lunedì scorso ancora nelle mani
dei talebani nel sud dell'Afghanistan.
Il sindaco ha annunciato che analogamente ad altre situazioni del genere,
nella giornata di domani si recherà nella moschea di Roma ad incontrare la
comunità musulmana nella capitale proprio nel loro giorno di preghiera.
Veltroni ha osservato davanti, alla piazza del Campidoglio gremita, come
''le parole siano meno importanti del senso e del significato di questa
presenza''.
''Siamo qui - ha proseguito il sindaco - con lo stesso spirito con cui ci
siamo ritrovati in altre circostanze. Roma è una città di dialogo, aperta,
in cui le religioni e le culture si incontrano''.
Veltroni ha quindi auspicato che da Roma arrivi un messaggio chiaro ai
rapitori del reporter italiano, sottolineando che ''Daniele è
esclusivamente un giornalista che racconta ciò che vede e per il quale
vale ciò che ha detto un grande corrispondente di guerra: 'O vedo o me ne
vado'. Questo - ha sottolineato - è stato vero per Daniele ed è vero per
tanti colleghi giornalisti. La difesa della loro libertà è il sale della
nostra democrazia e speriamo - ha concluso Veltroni - che il sequestro di
Mastrogiacomo sia il piu' breve possibile''.
(ANSA).
MAURO, CONTA SOLO RIPORTARLO A CASA
''L'unica cosa che conta è riportare Daniele a casa dalla sua famiglia, da
sua moglie, dalla sua famiglia allargata di Repubblica''. Lo ha
sottolineato il direttore di Repubblica Ezio Mauro in un passaggio del suo
intervento alla manifestazione in solidarietà del reporter del quotidiano
romano Daniele Mastrogiacomo da lunedì scorso nelle mani dei talebani nel
sud dell'Afghanistan.
Daniele Mastrogiacomo è in Afghanistan ''esclusivamente per fare il suo
mestiere'' perché è un cronista ''interamente votato al suo mestiere''. Lo
ha ribadito il direttore di Repubblica Ezio Mauro in un passaggio del suo
intervento alla manifestazione di solidarietà in piazza del Campidoglio
per l'inviato del suo giornale Daniele Mastrogiacomo, da lunedì scorso
nelle mani dei talebani.
''Quando un giornalista è sotto sequestro - ha osservato Mauro - un pezzo
della libertà d'espressione è sotto sequestro'', per questo, ha concluso,
occorre fare di tutto per riuscire a riportare a casa Mastrogiacomo sano e
salvo, ''da sua moglie e dalla sua famiglia''. (ANSA)
SOLIDARIETÀ AMBASCIATA KABUL
''Sono qui per esprimere solidarietà da parte del governo e del popolo
afghani nella speranza che questo brutto episodio abbia una buona fine''.
Lo ha ribadito la principessa Fatima Zaher, primo consigliere
dell'ambasciata afghana in Italia, in un passaggio del suo intervento alla
manifestazione patrocinata dal comune di Roma e dall'Associazione Stampa
Romana nella piazza del Campidoglio per chiedere la liberazione
dell'invito di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, da lunedì nelle mani dei
talebani nel sud del Paese.
''I talebani - ha osservato la principessa Zaher - vogliono continuamente
minare il sistema democratico dell' Afghanistan con continui attacchi
terroristici''. Ma noi, ha sottolineato il primo consigliere
dell'ambasciata, ''vogliamo ringraziare l'Italia per i suoi generosi
contributi alla stabilità del nostro Paese. Abbiamo compiuto significativi
progressi in questi anni - ha concluso - ma la strada è ancora lunga e
tortuosa. Noi speriamo in un futuro di pace''.
Alla manifestazione ha preso la parola anche il presidente della comunità
afghana in Italia, Qorbanali Esmaeli, che ha ribadito la ''solidarietà''
del popolo afghano alla famiglia di Mastrogiacomo e ha chiesto ai rapitori
di ''liberare al più presto il giornalista Daniele che si trova lì
esclusivamente per svolgere il suo lavoro''.
''Condanniamo ogni atto terroristico - ha aggiunto - e chiediamo che la
guerra finisca al più presto perché a pagarne il prezzo è il popolo
afghano, soprattutto le sue fasce più deboli''. (ANSA)
GIORDANO, GOVERNO APRA TRATTATIVA
''Il governo apra una trattativa diretta con grande tranquillità per
salvare una vita umana''.
Questo l'appello del segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano
presente alla manifestazione nella piazza del Campidoglio per chiedere la
liberazione di Daniele Mastrogiacomo, l'inviato di Repubblica da lunedì
scorso nelle mani dei taleban nel sud dell'Afghanistan.
Secondo Giordano ''la mobilitazione popolare è l'unico strumento per
determinare le condizioni per costruire una alternativa alle dinamiche
della guerra e del terrorismo''. (ANSA)
MARRAZZO, LO DOBBIAMO RIPORTARE QUI
''Siamo insieme perché c'era l'esigenza di far arrivare la nostra voce
verso l'Afghanistan e fare di tutto per riportare qui Daniele
Mastrogiacomo a fare il suo lavoro per il suo giornale''. Lo ha affermato
il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo in uno dei passaggi del
suo intervento alla manifestazione nella piazza del Campidoglio per
chiedere la liberazione dell'inviato di Repubblica rapito lunedì scorso
dai talebani nel sud dell'Afghanistan.
''Oggi tocca a noi - ha aggiunto Marrazzo - mandare con forza un segnale
per dimostrare ai rapitori di Mastrogiacomo che Daniele è un giornalista
che stava raccontando qualcosa di importante per gli italiani e anche per
gli afgani. Lì Daniele - ha sottolineato il presidente della Regione -
stava facendo esclusivamente il suo lavoro di inviato della libera stampa''.
Marrazzo ha poi concluso il suo intervento invitando tutti a stringersi
attorno alla famiglia di Daniele, alla moglie, ai figli e alla sua
famiglia oggi allargata a tutti i suoi colleghi. (ANSA)
DS REGIONE LAZIO A MANIFESTAZIONE CAMPIDOGLIO
Il gruppo Ds della Regione Lazio ha aderito alla manifestazione che si sta
svolgendo in Campidoglio per chiedere la liberazione di Daniele
Mastrogiacomo. In piazza c'è anche il capogruppo, Giuseppe Parroncini:
''Siamo qui - ha spiegato - per unire la nostra voce alle tante che stanno
chiedendo la liberazione immediata di Mastrogiacomo. I giornalisti, in
questi anni, hanno svolto una funzione essenziale nelle zone di guerra.
Raccontando con coraggio e professionalità anche verità scomode e
rischiando la propria vita per garantire il diritto a essere informati dei
cittadini. Siamo vicini alla famiglia, ai colleghi di Mastrogiacomo, che
deve tornare al più presto in Italia e continuare il suo lavoro, con la
passione di sempre''. (ADNKRONOS)
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