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28 maggio 2007

SARDEGNA - TITTI PINNA LIBERATO DOPO OLTRE OTTO MESI DAL SUO SEQUESTRO AVVENUTO IL 19 SETTEMBRE 2006

CAGLIARI - E' stato liberato l'allevatore Giovanni Battista Pinna, per tutti gli amici Titti, dopo oltre otto mesi, dato che era stato rapito il 19 settembre dello scorso anno a Bonorva, in provincia di Sassari.
In condizioni tutt'altro che brillanti, indubbiamente provato dalla tragica esperienza, è stato ricoverato all'ospedale di Nuoro dove ha fatto un primo racconto della sua brutta avventura.
Quasi a rassicurare i suoi cari, per prima cosa ha dichiarato di non esser stato trattato male dai suoi rapitori. Ma non gli sono state risparmiate le catene, un classico della crudeltà dei sequestratori che lo hanno relegato in uno spazio esiguo.

PINNA HA TELEFONATO A CASA VERSO LE 9 DI STAMANI

Pinna ha telefonato a casa per dare la bella notizia questa mattina, prima delle 9, da un'azienda di Sedilo, in provincia di Oristano, nei pressi della zona in cui è stato liberato.
Per il sequestro Pinna è sotto interrogatorio un uomo, che gestiva l'ovile dove Pinna è stato tenuto prigioniero. In un primo momento si era parlato di un fermo, notizia che poi però non si è rivelata fondata. Quanto all'ipotesi che sia stato pagato un riscatto, gli inquirenti hanno preferito non commentare.

Secondo i carabinieri, Giovanni Battista Pinna si è liberato da solo, dopo che i suoi rapitori l'avevano lasciato solo nella buca che costituiva la sua prigione, nei pressi di un casolare dotato di luce elettrica. Pinna, dimagrito di 20 chili, con barba e capelli lunghi, ha percorso poche decine di metri e ha raggiunto un'azienda per la lavorazione di basalto a tre chilometri dall'abitato di Sedilo.

Aveva ancora le catene che gli immobilizzavano le mani, abiti sporchi e stracciati e ha stentato a farsi riconoscere dal personale dell'azienda. Poi ha chiesto di poter chiamare a casa e alla sorella ha detto: "Sono qui, venite a prendermi". Poco dopo le 10.15 è stato portato in ambulanza nell'ospedale San Francesco di Nuoro. Nel piazzale del pronto soccorso lo aspettavano medici e personale infermieristico assieme a uomini forze dell'ordine che gli hanno rivolto un applauso, e lui dalla barella, mentre lo portavano dentro, ha accennato un sorriso. Dopo un veloce controllo, è stato trasferito nel Reparto di Medicina generale, dove dovrebbe rimanere fino a domani. E' disidratato e ha perso il tono muscolare a causa della lunga immobilità, ma le condizioni generali, secondo le prime notizie, sono complessivamente buone.

Durante la prigionia l'ostaggio non ha mai avuto notizie dai banditi con i quali, secondo quanto si è appreso, non ha mai conversato. Una volta tornato libero ha chiesto, tra l'altro, come era finito il campionato ed non ha nascosto la propria soddisfazione sia per lo scudetto all'Inter che per la salvezza del Cagliari.

La prigione di Giovanni Battista Pinna è stata ricavata dentro un fienile, nelle campagne di Sedilo, impenetrabile alla vista ed al controllo se non per un piccolo buco (e questo aveva fatto pensare in un primo momento ad un cunicolo) da dove era possibile accedere ad una stanzetta di un metro e mezzo per due costituite da un muro in blocchetti e gli altri tre lati con balle di fieno. Nel piccolo locale sono stati trovati numerosi avanzi di cibo ed escrementi. Il fienile è addossato alla struttura di un ovile rustico costruito con blocchetti.
FINITO UN INCUBO
 "E' la fine di un incubo, ma in questo momento non ho la forza di dire nulla". E' l'unico commento, al telefono, di Maria Margherita Pinna, la sorella dell'allevatore. Anche il sindaco di Bonorva, Mimmino Deriu, si è detto felice. "Oggi per noi è veramente una bella giornata - ha detto - sono stato poco fa a casa loro, a trovare la famiglia, ho incontrato la madre, che è ammalata, e lei piena di gioia mi ha ripetuto: 'Titti è libero, Titti è libero'. Grande soddisfazione anche per il padre e tutti i parenti".

Pinna, 38 anni, scomparve nei pressi dell'azienda agro-zootecnica di famiglia, alla periferia di Bonorva. La sera del 19 settembre il padre andò dai carabinieri per denunciare di aver ricevuto una telefonata dal figlio che gli diceva di essere stato rapito. "Preparate trecentomila euro sennò mi ammazzano", questa la frase che avrebbe pronunciato.
Più tardi arrivò una seconda telefonata (che si scoprì poi essere stata fatta da una cabina vicino a un centro commerciale di Nuoro) con cui uno sconosciuto confermava la richiesta di riscatto. Da allora sul sequestro era calato il silenzio e, nonostante i ripetuti appelli, non era mai arrivata una prova - più volte sollecitata dai familiari - che l'ostaggio fosse ancora vivo.
NON SAREBBE STATO PAGATO RISCATTO
Fonti investigative smentiscono, intanto, che sia stato pagato un riscatto, considerato, tra l'altro, che nei giorni successivi al sequestro la direzione distrettuale antimafia aveva disposto il blocco dei beni della famiglia.
 

 

 


 

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