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SARDEGNA
- TITTI PINNA LIBERATO DOPO OLTRE OTTO MESI DAL SUO SEQUESTRO
AVVENUTO IL 19 SETTEMBRE 2006

CAGLIARI - E' stato liberato l'allevatore Giovanni
Battista Pinna, per tutti gli amici Titti, dopo oltre otto
mesi, dato che era stato rapito il 19 settembre dello scorso
anno a Bonorva, in provincia di Sassari.
In condizioni tutt'altro che brillanti, indubbiamente provato
dalla tragica esperienza, è stato ricoverato all'ospedale di
Nuoro dove ha fatto un primo racconto della sua brutta
avventura.
Quasi a rassicurare i suoi cari, per prima cosa ha dichiarato
di non esser stato trattato male dai suoi rapitori. Ma non gli
sono state risparmiate le catene, un classico della crudeltà
dei sequestratori che lo hanno relegato in uno spazio esiguo.
PINNA HA TELEFONATO A CASA VERSO LE 9 DI STAMANI
Pinna ha telefonato a casa per dare la bella notizia questa
mattina, prima delle 9, da un'azienda di Sedilo, in provincia
di Oristano, nei pressi della zona in cui è stato liberato.
Per il sequestro Pinna è sotto interrogatorio un uomo, che
gestiva l'ovile dove Pinna è stato tenuto prigioniero. In un
primo momento si era parlato di un fermo, notizia che poi però
non si è rivelata fondata. Quanto all'ipotesi che sia stato
pagato un riscatto, gli inquirenti hanno preferito non
commentare.
Secondo i carabinieri, Giovanni Battista Pinna si è
liberato da solo, dopo che i suoi rapitori l'avevano
lasciato solo nella buca che costituiva la sua prigione, nei
pressi di un casolare dotato di luce elettrica. Pinna,
dimagrito di 20 chili, con barba e capelli lunghi, ha percorso
poche decine di metri e ha raggiunto un'azienda per la
lavorazione di basalto a tre chilometri dall'abitato di Sedilo.
Aveva ancora le catene che gli immobilizzavano le mani, abiti
sporchi e stracciati e ha stentato a farsi riconoscere dal
personale dell'azienda. Poi ha chiesto di poter chiamare a
casa e alla sorella ha detto: "Sono qui, venite a prendermi".
Poco dopo le 10.15 è stato portato in ambulanza nell'ospedale
San Francesco di Nuoro. Nel piazzale del pronto soccorso lo
aspettavano medici e personale infermieristico assieme a
uomini forze dell'ordine che gli hanno rivolto un applauso, e
lui dalla barella, mentre lo portavano dentro, ha accennato un
sorriso. Dopo un veloce controllo, è stato trasferito nel
Reparto di Medicina generale, dove dovrebbe rimanere fino a
domani. E' disidratato e ha perso il tono muscolare a causa
della lunga immobilità, ma le condizioni generali, secondo le
prime notizie, sono complessivamente buone.
Durante la prigionia l'ostaggio non ha mai avuto notizie dai
banditi con i quali, secondo quanto si è appreso, non ha mai
conversato. Una volta tornato libero ha chiesto, tra l'altro,
come era finito il campionato ed non ha nascosto la propria
soddisfazione sia per lo scudetto all'Inter che per la
salvezza del Cagliari.
La prigione di Giovanni Battista Pinna è stata ricavata dentro
un fienile, nelle campagne di Sedilo, impenetrabile alla vista
ed al controllo se non per un piccolo buco (e questo aveva
fatto pensare in un primo momento ad un cunicolo) da dove era
possibile accedere ad una stanzetta di un metro e mezzo per
due costituite da un muro in blocchetti e gli altri tre lati
con balle di fieno. Nel piccolo locale sono stati trovati
numerosi avanzi di cibo ed escrementi. Il fienile è addossato
alla struttura di un ovile rustico costruito con blocchetti.
FINITO UN INCUBO
"E' la fine di un incubo, ma in questo momento non ho la forza di dire
nulla". E' l'unico commento, al telefono, di Maria Margherita
Pinna, la sorella dell'allevatore. Anche il sindaco di Bonorva,
Mimmino Deriu, si è detto felice. "Oggi per noi è veramente
una bella giornata - ha detto - sono stato poco fa a casa
loro, a trovare la famiglia, ho incontrato la madre, che è
ammalata, e lei piena di gioia mi ha ripetuto: 'Titti è
libero, Titti è libero'. Grande soddisfazione anche per il
padre e tutti i parenti".
Pinna, 38 anni, scomparve nei pressi dell'azienda
agro-zootecnica di famiglia, alla periferia di Bonorva. La
sera del 19 settembre il padre andò dai carabinieri per
denunciare di aver ricevuto una telefonata dal figlio che gli
diceva di essere stato rapito. "Preparate trecentomila euro
sennò mi ammazzano", questa la frase che avrebbe pronunciato.
Più tardi arrivò una seconda telefonata (che si scoprì poi
essere stata fatta da una cabina vicino a un centro
commerciale di Nuoro) con cui uno sconosciuto confermava la
richiesta di riscatto. Da allora sul sequestro era calato il
silenzio e, nonostante i ripetuti appelli, non era mai
arrivata una prova - più volte sollecitata dai familiari - che
l'ostaggio fosse ancora vivo.
NON SAREBBE STATO PAGATO RISCATTO
Fonti investigative smentiscono, intanto, che sia stato pagato
un riscatto, considerato, tra l'altro, che nei giorni
successivi al sequestro la direzione distrettuale antimafia
aveva disposto il blocco dei beni della famiglia.
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