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CRISI DI GOVERNO
 Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha respinto le dimissioni di Romano Prodi da presidente del Consiglio ed ha rinviato il governo alle Camere. Lo ha annunciato il segretario generale del Quirinale Donato Marra
ROMA - NAPOLITANO AVEVA CONVOCATO PRODI PER LE 11 AL QUIRINALE
24 febbraio 2007


  PRODI A PORTA A PORTA NEL FEBBRAIO DELLO SCORSO ANNO

ROMA - La presidenza della Repubblica ha reso noto che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha respinto le dimissioni di Prodi, che aveva convocato per le 11 al Palazzo del Quirinale.
STAMATTINA
Dopo due giornate di consultazioni al Quirinale, da parte del presidente della Repubblica Napolitano e dopo la breve pausa di riflessione, dall'incontro di oggi con Prodi ci si attende una soluzione duratura della crisi di Governo, apertasi mercoledì scorso con le dimissioni del governo Prodi, dopo il voto al Senato, e accettate con riserva dal capo dello Stato.

Il presidente Napolitano non aveva nascosto  le sue preoccupazioni per gli effetti della crisi di governo, e sembra orientato a respingere le dimissioni del governo Prodi, e a rinviare l'esecutivo alle Camere, per ottenere un nuovo voto di fiducia, e continua a chiedersi se non sarebbe meglio una soluzione meno impegnativa: quella del reincarico, che farebbe nascere un Prodi-bis, un nuovo esecutivo, con una messa a punto più ampia del programma e della maggioranza.
Per farsi un'idea personale delle posizioni di ciascun Gruppo parlamentare della Camera e del Senato, Napolitano ha voluto sentire tutti questi gruppi separatamente, tutti e ventidue. Successivamente, per le stesse ragioni, ha convocato anche i leader politici alle consultazioni.
Il rinvio alle Camere la soluzione più probabile, anche perché non si farebbe altro che accogliere la richiesta dei partiti del centrosinistra, che gli hanno assicurato di aver risolto i problemi all'interno della coalizione, che hanno assicurato al Governo dell'Ulivo  una maggioranza "certa, consolidata e autosufficiente". L'ipotesi che il capo dello Stato volesse bruciare i tempi, spinto dall'urgenza di rimettere in pista un governo nella pienezza dei poteri si era fatta strada in serata, quando Piero Fassino, dopo l'incontro con Napolitano, ha parlato a nome dell'Ulivo di "immediato rinvio alle Camere".

Per essere autosufficiente, la maggioranza dovrà essere tale anche senza l'apporto cioè dei senatori a vita: questo avrebbe raccomandato Napolitano.
 Tale raccomandazione è stata riformulata da Gianfranco Fini, ma come condizione irrinunciabile e della quale Napolitano deve farsi garante.
 Con Napolitano, tuttavia, in questi giorni le altre componenti della Casa delle Libertà hanno mostrato ancor meno disponibilità sul ritorno allo stesso  Governo Prodi.
Ieri sera, a La7,  Berlusconi ha chiesto di passare ad un altro premier, o meglio, a nuove elezioni.
 Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa di affidare il governo ad "un'alta personalità per dare vita a un governo di responsabilità nazionale".
Per Roberto Castelli (Lega Nord): l'unica soluzione, ha detto, è sciogliere subito le Camere e convocare le elezioni a maggio.
 Napolitano ha preso nota. Probabilmente lo ha chiesto direttamente a Silvio Berlusconi: sottoscrive questa richiesta della Lega, come si capisce da alcune notizie di stampa?

Berlusconi, uscendo dallo Studio alla Vetrata davanti ai giornalisti, ha smentito tutte le dichiarazioni che gli sono state attribuite negli ultimi due giorni. In serata, ospite in Tv di Giuliano Ferrara, si è limitato a dire, con toni sobri, che riterrebbe opportuno il ritorno alle urne. Nel pomeriggio, nello studio di Napolitano, si sono avvicendati i leader del centrosinistra, reduci da un vertice con Prodi alla Camera.


 

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