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ROMA - IL GOVERNO BATTUTO IN SENATO E PRODI SI DIMETTE
La Maggioranza non regge sulle linee di politica estera: richiesti 160 voti,
ma la risoluzione dell'Unione ne ha ricevuti 158 - Astenuti Pininfarina e
Andreotti - L'opposizione invoca le "dimissioni" - In serata riunione
d'urgenza a Palazzo Chigi - La Cdl riunita a Palazzo Grazioli
Da domani prendono il via le consultazioni del capo dello Stato Napolitano
21 febbraio 2007
ROMA - Dimissioni di Prodi in seguito al colpo di scena al Senato,
che ha decretato la sconfitta del Governo, che non è riuscito ad ottenere
il quorum necessario dei 160 (ne ha avuti solo 158) voti utili per
l'approvazione delle linee di politica estera illustrate oggi a palazzo
Madama dal ministro D'Alema. 136 i voti contrari e 24 astenuti, ma la
maggioranza prevista era di 160.
E il capo dell'opposizione Silvio Berlusconi ha tempestivamente
dichiarato ai giornalisti: "A Prodi incombe l'obbligo, per ragioni di
coerenza politica, di coerenza costituzionale, di coerenza etica, di
rassegnare immediatamente le proprie dimissioni nelle mani del presidente
della Repubblica". Queste le parole del presidente di Forza Italia,
Berlusconi, che ha letto questa dichiarazione dopo aver incontrato il
leader di An Gianfranco Fini e i dirigenti della Lega Nord.
CONSIGLIO DEI MINISTRI CONVOCATO PER LE 18.15 PER LE COMUNICAZIONI DI
PRODI, CHE ALLE 19 INCONTRERA' IL CAPO DELLO STATO NAPOLITANO
Il Consiglio dei ministri è stato convocato alle 18.15 a Palazzo Chigi per
comunicazioni di Romano Prodi.
Pertanto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha interrotto
la visita a Bologna per incontrarsi con il presidente del Consiglio Romano
Prodi, stasera alle 19, al Quirinale.
VERTICE A PALAZZO CHIGI CON PRODI
Il capo del governo, Romano Prodi, sta presiedendo a Palazzo Chigi un
vertice al quale partecipano i vicepremier D'Alema e Rutelli, i ministri
Amato, Parisi, Mastella, Santagata e Fioroni, presenti i vertici
dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini e Marina Sereni. A palazzo Chigi
sono giunti anche la capogruppo del'Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro e il
ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero
GIOVANI FI E AN CHIEDONO LE DIMISSIONI DEL GOVERNO
Si sono riuniti decine di giovani di Alleanza Nazionale e di Forza Italia
sotto la Galleria Colonna, con bandiere e cartelloni con scritte del tipo
"Coraggio, coraggio Prodi e' di passaggio". Questo subito dopo il voto che
ha visto il governo battuto al Senato sulla politica estera. Con loro
anche parlamentari ed esponenti romani dei due partiti. Affianco ai
ragazzi a urlare verso Palazzo Chigi slogan come "Fino a ieri era
carnevale, oggi Prodi vada al Quirinale", anche il commissario della
federazione romana Gianni Alemanno e il vice presidente della Camera
Giorgia Meloni, "se questo governo - ha detto quest'ultima - ha un onore e
una dignità allora deve andare a casa". I giovani sventolano bandiere dei
propri partiti e distribuiscono volantini con scritto "Tutti a casa"
mentre un ragazzo urla dall'altoparlante Dimissioni.
VERTICE CDL A PALAZZO GRAZIOLI
"Ve l'avevo detto che dopo il Carnevale sarebbe arrivata la Quaresima, ed
è arrivata la Quaresima". Così il portavoce di Silvio Berlusconi. Paolo
Bonaiuti, commenta a caldo, rientrando assieme all'ex premier a Palazzo
Grazioli, il voto del Senato sulla politica estera.
Il capogruppo della Lega Nord alla Camera Roberto Maroni è appena
arrivato a Palazzo Grazioli. Nella sede della presidenza nazionale di
Forza Italia lo aveva preceduto il presidente di An Gianfranco Fini.
C'è anche il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie
Gianfranco Rotondi per partecipare alla riunione con il leader della
Cdl. Sono a palazzo Grazioli anche il capogruppo di Forza Italia al Senato
Renato Schifani, il coordinatore nazionale azzurro Sandro Bondi
e il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega Nord).
PININFARINA E ANDREOTTI SI SONO ASTENUTI
Il Governo è stato battuto al Senato per due soli voti sulla risoluzione
di politica estera. E' mancato il voto del senatore Giulio Andreotti che
in un primo tempo era dato in favore della mozione. Anche il senatore
Pininfarina si è astenuto, mentre il dissidente Ferdinando Rossi non ha
partecipato al voto. In un primo momento Rossi in dichiarazione di voto
aveva detto che si sarebbe astenuto, ma poi sotto la pressione degli altri
senatori della sinistra non ha votato.
CDL, INSULTI CONTRO VALERIO ZANONE
Da alcuni senatori della Cdl, è stato letteralmente aggredito il senatore
della maggioranza Valerio Zanone, che era andato al tavolo di Sergio
Pininfarina per aiutarlo a votare. Da costoro Zanone è stato fatto
bersaglio di rassegne stampa e pezzi di carta. Poi Zanone, prontamente
allontanato dai commessi , si è seduto al suo banco accanto alla senatrice
a vita Rita Levi Montalcini. Ma gli insulti e le grida contro di lui non
si sono placati.
Intanto, non appena finita la conta che dava la bocciatura della mozione
della Maggioranza, sulla politica estera del governo, i senatori della Cdl
sono scattati in piedi battendo le mani e invocando le dimissioni del
Governo. I senatori Verdi e quelli del Pdci se la sono presa invece con il
loro collega Fernando Rossi che si é astenuto. Gli hanno tirato una
rassegna stampa addosso. Nell'aula di Palazzo Madama è scoppiato il caos.
Poi sono rimasti tutti in piedi i parlamentari dell'opposizione, mentre
tra i parlamentari del centrosinistra è calato il silenzio e lo stupore.
Molti esponenti dell'opposizione hanno tirato in aria rassegne stampa e
giornali in segno di vittoria.
MA LA MOZIONE NON E' VOTO DI FIDUCIA E NON OBBLIGA IL GOVERNO ALLE
DIMISSIONI
Non essendo la mozione un voto di fiducia, non obbliga l'esecutivo a
dimettersi, dal punto di vista della Costituzione, ma il presidente del
Consiglio Romano Prodi incontrerà alle 19 il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano "per informarlo della situazione alla luce del voto
odierno al Senato".
Ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema aveva detto che senza
maggioranza sulla politica estera un governo si deve dimettere.
Ma, "Il governo deve continuare", ha in queste ore il leader di
Rifondazione comunista Franco Giordano.
Si ipotizza, in relazione all'accaduto, che il prossimo passo più
probabile è che il governo Prodi venga rinviato alle Camere dal presidente
della Repubblica, per un voto di fiducia che potrebbe, quasi certamente,
essere positivo.
Ma dal Parlamento non si esclude neanche che Prodi possa rimettere il
mandato già stasera.
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