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MILANO -
INTERCETTAZIONI SCALATA ANTONVENETA, I GIUDICI HANNO ADOTTATO
TUTTE LE CAUTELE
MILANO
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Sulle intercettazioni a parlamentari, il presidente della
Corte d'appello di Milano, Giuseppe Grechi, è a posto di
fronte alle polemiche suscitate dalla pubblicazione di
intercettazioni in cui compaiono parlamentari, nell'ambito
dell'inchiesta sul fallito tentativo di scalata ad Antonveneta.
Ognuno ha fatto il proprio dovere, e anche più, è la sintesi
del suo pensiero. E ce l'ha non solo perché l'ufficio Gip "ha
preso cautele mai viste" per evitarlo ma perché i giudici
hanno agito in base alla cosiddetta legge Boato. "Pertanto -
ha scritto in un comunicato firmato insieme con il presidente
del Tribunale, Livia Pomodoro - legittimamente è stato
consentito alla parti processuali di prendere visione delle
trascrizioni depositate con le sole limitazione ricavabili
dalle suddette norme".
In altre parole, spiega ai cronisti l'alto magistrato,
con il suo marcato accento toscano, "forse abbiamo fatto più
di quello che dovevamo". Nel senso che ogni avvocato non ha
potuto avere copia delle intercettazioni ma solo prendere
appunti, è stato annotato scrupolosamente l'orario di entrata
e di uscita dei legali. "Dovremo studiare il modo - sottolinea
ancora - di adottare cautele uguali per tutti, per il
parlamentare e per il comune cittadino".
Le trascrizioni fatte sono trapelate e sono state
pubblicate. "Non so come siano uscite - dice Grechi,
allargando le braccia - questo lo sapete meglio voi". Quanto
al fatto che siano finite sui giornali "non appartiene alla
responsabilità degli uffici giudiziari - ha scritto nella
nota, sua e di Livia Pomodoro - la valutazione preventiva
circa le modalità di esercizio della libertà d'informazione,
in presenza si limita alla pubblicabilità di atti giudiziari".
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