|
www.siciliamillennium.it
Loiero e
l'inchiesta "Why not"
"Non riesco a perdere la serenità. Convinto come sono che
emergerà la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono
contestati"

CALABRIA
- (regioni.it) Si sente sereno il Presidente della Regione
Calabria Agazio Loiero (“non riesco a perdere la serenità.
Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai
fatti che mi vengono contestati”) e spera che le perquisizioni
subite siano state l’ultimo atto dell’inchiesta. Affida le sue
riflessioni ad una dichiarazione e ad un’intervista pubblicata
su “La Stampa” il 7 febbraio e intitolata “Se resto
intrappolato non posso rimanere” dove fra l'altro afferma
“Napoli travolta dalla mondezza, il governatore della Sicilia
condannato e adesso io, indagato per corruzione elettorale.
Chi difenderà il Mezzogiorno, oggi che è impresentabile? Il
sud è diventato ormai questione criminale. Nessun
intellettuale o uomo delle istituzioni parla più di questione
meridionale. Se vince il centrodestra, il Mezzogiorno andrà
alla deriva e la Lega imporrà un federalismo fiscale che
penalizzerà oltremisura il sud”.
E ancora “la Calabria è il luogo dove si concentra il
male del mondo. Regione felina dove si coniuga anarchismo,
malaffare e ‘ndrangheta. Con quale serenità posso accettare
queste accuse, quando i veleni del caso De Magistris sono
ancora vivi? Un avviso di garanzia è in grado di distruggere
la vita di un uomo”.
Ecco poi il testo del Comunicato del Presidente della
Regione Calabria: Il 6 febbraio “intorno alle 7, una
decina di carabinieri si sono presentati nella mia casa di
Roma con un decreto di perquisizione. Contemporaneamente -
dice Loiero - altri militari si sono recati presso la mia
abitazione di Catanzaro e negli uffici della Regione Calabria
sia a Catanzaro che a Reggio. Solo attraverso il decreto
consegnatomi sono venuto a conoscenza di cosa si tratti:
l’inchiesta Why Not, aperta due anni fa e nella quale, dopo
Prodi e Mastella, faccio ingresso anch'io. A parte il trauma
di vedere i militari frugare tra le mie cose più intime in
maniera generalizzata (hanno preso di tutto senza un mandato o
una direttiva precisa), non riesco a perdere la serenità.
Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai
fatti che mi vengono contestati. Fatti vaghi: si fa
riferimento a presunti finanziamenti che avrei ottenuto
durante la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori.
Ma nel capo d'imputazione di quei favori non c’è alcuna
traccia. C’è semmai prova del contrario: nelle
intercettazioni telefoniche di Saladino lo stesso lamenta
proprio l'atteggiamento estremamente rigido che io avevo
assunto nei confronti dei giovani di Why Not. Mi sembra
quindi chiaro che le perquisizioni di oggi solo in apparenza
sono finalizzate a trovare prove degli assunti favori,
mentre nella sostanza è evidente che hanno lo scopo di mettere
sotto la lente di ingrandimento la mia intera attività
politica. Cosa - aggiunge Loiero - della quale tra l'altro
sono contento non avendo assolutamente nulla da nascondere.
D’altra parte capisco che i magistrati di Catanzaro che mi
hanno indagato, Pierpaolo Bruni e Alfredo Garbati, non
potevano che agire così: non potevano cioè che essere più
realisti del re. Basti ricordare che l’ex pm De Magistris,
inizialmente titolare dell'inchiesta, ha denunciato presso la
Procura di Salerno i seguenti magistrati: l'avvocato generale
dello Stato Dolcino Favi, che ha avocato l'indagine; il
precedente procuratore generale della Corte d'appello di
Catanzaro, dott. Pudia; l'ex procuratore della Repubblica di
Catanzaro e quello attuale, Lombardi e Murone; il presidente
del Tribunale della libertà, Rinardo; il sostituto procuratore
generale della Corte d'appello, D'Amico; l'ex presidente di
sezione della Corte d'appello, Baudi, nonchè diversi
appartenenti alle forze dell'ordine. Insomma nel palazzo di
giustizia di Catanzaro il clima è tutt'altro che sereno e
purtroppo per me chi oggi ha in mano il procedimento non può
che essere condizionato di riflesso da questo clima. A questo
punto però mi auguro fortemente che l'esito della
perquisizione, certamente per me positivo, segni l'ultimo
passaggio di quest’inchiesta. Infine - conclude Loiero - una
riflessione: sono già stato indagato da De Magistris in
un’altra inchiesta per la quale lo stesso magistrato mi aveva
assicurato in presenza del suo procuratore capo e del mio
avvocato che avrebbe chiuso le indagini nel giro di quindici
giorni. In verità la chiusura è avvenuta dopo un anno circa e
con la richiesta di rinvio a giudizio. Lungo questo
interminabile arco di tempo sono stato demonizzato da più
parti da figure istituzionali ma anche da imputati di omicidio
e furfanti vari. Con riflessi inimmaginabili sulla Regione.
Quando un giorno, spero non lontano, risulterò anni luce
lontano dagli addebiti che mi si attribuiscono, chi mi potrà
mai risarcire e chi soprattutto risarcirà la mia difficile
regione?''.
|