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NAPOLI
- CONTRADA RITIENE CHE IL POTERE GIUDIZIARIO LO VOGLIA MORTO
IN CARCERE: "LA GIUSTIZIA CREDE PIU' AI PENTITI CHE ALLA
POLIZIA"
L'avvocato Lipera, difensore di Contrada, ha chiesto un
incontro con Napolitano. Imminente la decisione del giudice di
sorveglianza sul ritorno in carcere dell'ex funzionario del
Sisde
NAPOLI
- E' ancora ricoverato al Cardarelli di Napoli, l'ex
funzionario del Sisde Bruno Contrada, in attesa che il giudice
di sorveglianza decida sul suo ritorno in carcere.
Sulla sua vicenda giudiziaria, per cui è stato
condannato in appello a 10 anni di reclusione per concorso
esterno in associazione mafiosa, e per la quale il presidente
Napolitano ha avviato l'iter per valutare se concedergli o
meno la grazia, Contrada dice: "Non mi faccio
illusioni, il potere giudiziario vuole che io muoia in
carcere. Non mi concederanno mai gli arresti domiciliari".
Questo suo amaro sfogo, Contrada lo ha affidato al
senatore Emiddio Novi, di Forza Italia, che oggi è stato con
lui per circa mezz'ora. Novi ha riferito che ha trovato Bruno
Contrada "deperito, ma conserva tutta la sua dignità. E' un
servitore dello Stato con la schiena diritta".
Contrada aveva chiesto, due giorni fa, di essere
dimesso dall'ospedale e di tornare nel carcere militare di S.
Maria Capua Vetere, dove è detenuto da tempo, o in subordine
di essere trasferito all'ospedale militare del Celio, a Roma.
Istanze oggi ufficializzate dal suo avvocato, Giuseppe Lipera,
e che sono al vaglio del magistrato di sorveglianza di S.
Maria Capua Vetere, Daniela Della Pietra, che ha chiesto ai
medici del Cardarelli una relazione aggiornata sulle
condizioni di salute di Contrada. Condizioni che, secondo i
sanitari napoletani, appaiono stazionarie e meriterebbero
comunque esami di approfondimento.
L'avvocato Lipera da parte sua insiste sulla gravità
dello stato di Contrada: stamani il legale ha incontrato al
Quirinale il magistrato Luigi D'Ambrosio, consigliere del
presidente Napolitano per gli affari della Giustizia, gli ha
dato un dossier e, infine, gli ha chiesto un colloquio con il
capo dello Stato.
Il legale catanese, difensore di Contrada, ha anche
annunciato la nomina come consulente di parte del professor
Carlo Torre, che ha operato anche nel caso Raciti e nel
delitto di Cogne. Un intenso lavoro legale sui cui esiti,
però, Contrada si mostra pessimista: "In Italia si crede più
ai pentiti che agli uomini di polizia, ecco perché il mio
posto è in carcere", ha detto tristemente al senatore Novi,
ribadendo di non avere alcuna intenzione di chiedere la grazia.
A Novi ha confidato anche il suo dolore per non poter
trascorrere il Capodanno con la moglie, anche lei anziana e
ammalata. Per Bruno Contrada l'unica visita, domani, sarà
quella dell'avvocato.
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