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ROMA -
ASSASSINIO GIORNALISTA CUTULI, VERSO IL PROCESSO IN ITALIA
La procura di Roma ha rinnovato la richiesta di rinvio a
giudizio per i 5 terroristi afghani che nel 2001 uccisero la
giornalista catanese Maria Grazia Cutuli
ROMA
- Un altro passo compiuto oggi, dal procuratore aggiunto di
Roma Italo Ormanni, verso il processo da celebrare in
Italia contro gli assassini della giornalista catanese Maria
Grazia Cutuli. La Procura di Roma ha rinnovato la richiesta di
rinvio a giudizio per il gruppo di terroristi che il 19
novembre del 2001 uccise in Afghanistan Maria Grazia Cutuli,
allora inviata del Corriere della Sera.
Dopo l'annullamento della chiusura delle indagini, nel marzo
scorso, da parte del giudice dell'udienza preliminare, e la
conferma della decisione in Cassazione, in luglio, gli
inquirenti sono riusciti a far notificare gli atti d'accusa
agli indagati ancora rimasti in vita e su cui pende comunque
una condanna a morte in madre patria. L'8 ottobre scorso è
stato giustiziato il capo della banda, Reza Khan.
Sono accusati dei reati di rapina aggravata ed omicidio
volontario - a coronamento delle indagini del procuratore
aggiunto Italo Ormanni - gli afghani Mar Jan, Miwa Jan,
Mohmmad Taher Fedai, Mamur Gol Feiz e Zar Jan.
Nell'agguato in cui fu uccisa Maria Grazia Cutuli,
avvenuto sulla strada tra Kabul e Jalalabad, nei pressi di
Sarobi, vennero trucidati anche il giornalista spagnolo di
'El Mundo' Julio Fuentes, il cameraman australiano Harry
Burton e il fotografo afghano Azizullah Haidari,
dell'agenzia di stampa Reuters.
L'ITER DELL'INCHIESTA
Ad agosto, la VII sezione penale della Cassazione dichiarò
inammissibile il ricorso di Ormanni contro l'ordinanza con
cui, il 14 marzo scorso, il gup Carla Santese, aveva sancito
la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e disposto la
restituzione degli atti all'ufficio del pm. Il giudice
dell'udienza preliminare Santese, infatti, aveva rilevato la
mancata notifica agli indagati dell'avviso di fine inchiesta
e, dunque, richiesto al procuratore aggiunto di svolgere tutte
le verifiche possibili per rintracciare i sei afghani e
comunicare loro la conclusione dell'indagine.
Italo Ormanni, pertanto, si era rivolto alla Suprema
Corte definendo "abnorme" il provvedimento del giudice,
"risultando ineseguibili le attività di ricerca processuale
richieste" dal giudice Santese: l'Afghanistan, aveva osservato
il procuratore aggiunto della Capitale, è un paese segnato
dalla guerra, non vi sono uffici anagrafici e non esiste una
condizione di reciprocità giudiziaria tra quel Paese e
l'Italia, per cui le possibilità di rintracciare gli indagati
per le notifiche degli atti erano davvero poche.
OGGI NUOVA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DEI RESPONSABILI
Oggi, dopo enormi sforzi diplomatici e di polizia
internazionale, è stato possibile arrivare di nuovo alla
formalizzazione di una nuova richiesta di rinvio a giudizio.
Secondo quanto si è appreso, per evitare eccezioni della
difesa, è stata allegata agli atti, come "relata di notifica"
l'impronta digitale del pollice degli indagati, tuttora in
carcere in Afghanistan. |